Il Tirreno

Lucca

Discendente del “vandalo” contribuisce al restauro  

di Luca Meconi
Discendente del “vandalo” contribuisce al restauro  

La statua di Pio VII venne danneggiata alla fine del diciannovesimo secolo Il pronipote (ed ex sindaco) partecipa alle spese di recupero del monumento

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BORGO A MOZZANO. Manca una parte del naso alla statua raffigurante papa Pio VII, nel monumento a lui dedicato in località Venezia, oggetto proprio in questi giorni di un importante intervento di restauro. Grazie alla ripulitura del busto in marmo di quello che è stato il 251° vescovo di Roma, si può vedere che la narice del lato sinistro è stata colpita con un oggetto contundente, molto probabilmente una pietra.
In un certo senso una testimonianza storica, che sta lì a dimostrare che il vandalismo non è un problema solo dell’oggi. Non si tratta infatti di un gesto recente, ma che risale alla fine del XIX secolo. E, come un “cold case”, nonostante il tempo passato, il colpevole di questa “bravata” è saltato subito fuori. Non grazie a lui ovviamente, morto ormai da tempo, ma attraverso a un suo familiare: l’ex sindaco e attuale governatore della Misericordia Gabriele Brunini, che del “vandalo” è pronipote.
È stato proprio lui a “denunciare” il fatto e a versare al Comune, nella giornata di giovedì, un contributo economico a titolo di risarcimento. «I lavori – dice Brunini i – di messa in sicurezza e rifacimento intonaci del monumento a Pio VII che si trova in località “Turchia” (così si chiamava un tempo) a Borgo a Mozzano, sono stati finalmente realizzati dall’amministrazione comunale. Ora verrà fatta, sicuramente, anche la ripulitura della statua in marmo, dello stemma papale e delle scritte. Così mi è venuta voglia di dare un contributo straordinario al Comune per il rifacimento del naso del Papa, rotto da un mio prozio, il fratello di mia nonna materna Gina Martini e che, quando aveva una decina di anni, tirando un sasso fece il danno. Mia nonna, che quando era bambina abitava con i genitori e gli otto fratelli in prossimità di quel monumento, mi raccontava l’episodio ogni volta che si transitava davanti allo stesso. Più o meno il danno fu fatto nel 1896, visto che il prozio, Guglielmo Martini detto “Memi” , era nato nel 1886. Con questo gesto ho ricordato la lontana memoria di questo lontano parente, emigrato negli Stati Uniti e morto chissà dove».
E così dopo centoventi anni, il “colpevole” è stato trovato e il danno risarcito.

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