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Betti: cerco il bis per salvare quanto fatto
Il sindaco ripropone “Progetto Rinascimento” «Vogliono affossare i nostri risultati»
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BAGNI DI LUCCA. Un nuovo mandato per completare il “rinascimento” di Bagni di Lucca, avviato nel 2012. È questo l’obiettivo del sindaco uscente, Massimo Betti, che piega perché ha deciso di ricandidarsi. «È stato inevitabile. Speravo in qualche altro movimento che si confrontasse, anche con vari “distinguo” e miglioramenti costruttivi, capendo il processo coraggioso di rinnovamento che abbiamo avviato. In quel caso sarei tornato serenamente alle mie attività, collaborando da cittadino come ho fatto sempre. Ma il processo di cambiamento e le scelte effettuate con coraggio e strategia rischiano di essere affossate per disposizioni superiori e volontà che poco hanno a che fare con lo sviluppo del paese. Ecco la necessità di ripresentarsi».
Ancora una volta sceglie di andare avanti con la sua lista “Progetto Rinascimento”, senza “santi in paradiso”, ovvero senza i partiti tradizionali.
«I partiti sono in continuo cambiamento di uomini e di idee con aggregazioni e disaggregazioni caotiche. Oggi nelle amministrazioni locali contano i rapporti di stima e interpersonali, la credibilità dei progetti, la qualità e la strategia delle idee. Una lista svincolata e civile come la nostra, ma con etica e coerenza, è anche la direzione verso cui sta viaggiando tutto il mondo».
Nel 2012 ereditò un'amministrazione con 10 milioni di debiti: come è oggi la situazione di bilancio?
«Per chiarezza nel 2012 abbiamo ereditato 8.600.000 euro di mutui, perché con la vendita della centralina delle Ravacce il ricavato di 2.700.000 è stato in parte utilizzato per diminuire il debito che era di circa 10 milioni. Ngli ultimi quattro anni il Governo ha pesantemente tagliato i fondi per i Comuni: eppure noi abbiamo fatto investimenti,ma non aumentando, bensì diminuendo l’importo dei mutui ereditati, da 8.600.000 a 7.100.000».
Quali miglioramenti ritiene di aver apportato alla qualità della vita e al territorio?
«Bagni di Lucca è in trend di declino da oltre cento anni. Invertire una decadenza di un secolo richiede uno sforzo enorme e tanta attenzione calcolando che a demolire si fa prima che a costruire. Occorre incentivare l’economia e riportare un po’ di residenti».
Scongiurato l'arrivo dell'impianto a biomasse, quale destinazione pensa possa avere l'area ex Alce?
«Quell’impianto sarebbe stato pericoloso dal punto di vista sanitario e ambientale e con pochi posti di lavoro per specializzati. L’area è comunque importante e strategica, e diverse ipotesi sono venute fuori. Dalla lavorazione del legno, con produzione di cippati, a deposito, a area industriale di altro tipo, o artigianale. Non abbiamo chiuso la porta a nessuno. In più abbiamo sostenuto e aiutato la ristrutturazione della centralina idroelettrica all’interno».
E le altre aree industriali dismesse?
«Pagano la crisi generale e anche il decentramento del territorio. Oggi sopravvivono le specializzazioni e i mercati di nicchia. Il corso di figurinai attivato quest’anno e per il quale abbiamo già trovato risorse per la prossima edizione, va in questa direzione. E il mercato del legno e del cippato può dare soluzioni».
Terme, Villa Fiori, Villa Ada, Grande Albergo e altri immobili di proprietà pubblica in degrado: ha un progetto per il recupero e il rilancio?
«Chi ha seguito la storia di Bagni di Lucca degli ultimi decenni, si rende ben conto di quanto sia difficile trovare investitori. Sappiamo bene che gli imprenditori vanno cercati, e siamo stati i primi a farlo, con bandi continui allo scopo di abbassare il prezzo di vendita, vincolato dalla Corte dei Conti. Abbiamo contattato multinazionali, catene alberghiere italiane ed estere, dato disponibilità a visite in ogni giorno dell’anno feste comprese, e con i bandi pubblici al ribasso abbiamo ridotto i vincoli economici; oggi per la prima volta nella storia, le nostre ville sono sul mercato internazionale, esposte e proposte su siti importanti».
Tantissime manifestazioni, ma pochi veri eventi: è questa l'accusa che le viene mossa, in particolare da settori del commercio e del turismo.
«Non condivido questa affermazione. La messe di centinaia di manifestazioni che fanno parlare di noi ovunque, è formata sia da grandi che da piccole, ma tutte importanti. Non è un buon amministrare spendere le scarse risorse in poche cartucce e poi lasciare grandi periodi vuoti. Abbiamo lanciato nuove manifestazioni di grande successo come Paese dei balocchi e Acquatica».
Attenzione e cura per la Villa, meno per le altre frazioni e la montagna. E' un giudizio che si sente ripetere spesso: cosa risponde? «Altro parere da smentire. Gli interventi più corposi di questi anni sono stati fatti a Fornoli e in montagna. Senza questi, paesi come Vico limano, Casoli, sarebbero isolati da anni. Abbiamo aperto nuove vie di collegamento tramite i crinali dei monti, operazione complessa, ma strategica, con funzioni di protezione civile e turistica».
Per il comitato Salviamo la Lima, lei tergiversa troppo sulla questione del no alla concessione per la centralina di Fabbriche di Casabasciana. Cosa ne pensa?
«La conferenza dei servizi, primo momento possibile di intervento politico, ci ha trovato preparati e contrari. Leggiamo balle sui rischi di richiesta risarcimento danni. Lo dicono coloro che hanno interesse a giustificare le concessioni. La nostra amministrazione non cede né a minacce, né a pressioni superiori. non abbiamo sudditanza a nessuno, né paura per le conseguenze dei nostri atti perché li valutiamo sempre con attenzione».
La popolazione continua a calare. Come mai?
«Abbiamo pagato anche l’emigrazione e la la tendenza dello Stato centrale (sostenuta da qualsiasi Governo) verso la concentrazione dei servizi chesta uccidendo le aree decentrate. Questa battaglia è molto più ampia, ma la stiamo conducendo con tanti comuni montani. Il recupero da noi effettuato della gestione di servizi come i tributi e i rifiuti, va in questo senso».
Ancora una volta sceglie di andare avanti con la sua lista “Progetto Rinascimento”, senza “santi in paradiso”, ovvero senza i partiti tradizionali.
«I partiti sono in continuo cambiamento di uomini e di idee con aggregazioni e disaggregazioni caotiche. Oggi nelle amministrazioni locali contano i rapporti di stima e interpersonali, la credibilità dei progetti, la qualità e la strategia delle idee. Una lista svincolata e civile come la nostra, ma con etica e coerenza, è anche la direzione verso cui sta viaggiando tutto il mondo».
Nel 2012 ereditò un'amministrazione con 10 milioni di debiti: come è oggi la situazione di bilancio?
«Per chiarezza nel 2012 abbiamo ereditato 8.600.000 euro di mutui, perché con la vendita della centralina delle Ravacce il ricavato di 2.700.000 è stato in parte utilizzato per diminuire il debito che era di circa 10 milioni. Ngli ultimi quattro anni il Governo ha pesantemente tagliato i fondi per i Comuni: eppure noi abbiamo fatto investimenti,ma non aumentando, bensì diminuendo l’importo dei mutui ereditati, da 8.600.000 a 7.100.000».
Quali miglioramenti ritiene di aver apportato alla qualità della vita e al territorio?
«Bagni di Lucca è in trend di declino da oltre cento anni. Invertire una decadenza di un secolo richiede uno sforzo enorme e tanta attenzione calcolando che a demolire si fa prima che a costruire. Occorre incentivare l’economia e riportare un po’ di residenti».
Scongiurato l'arrivo dell'impianto a biomasse, quale destinazione pensa possa avere l'area ex Alce?
«Quell’impianto sarebbe stato pericoloso dal punto di vista sanitario e ambientale e con pochi posti di lavoro per specializzati. L’area è comunque importante e strategica, e diverse ipotesi sono venute fuori. Dalla lavorazione del legno, con produzione di cippati, a deposito, a area industriale di altro tipo, o artigianale. Non abbiamo chiuso la porta a nessuno. In più abbiamo sostenuto e aiutato la ristrutturazione della centralina idroelettrica all’interno».
E le altre aree industriali dismesse?
«Pagano la crisi generale e anche il decentramento del territorio. Oggi sopravvivono le specializzazioni e i mercati di nicchia. Il corso di figurinai attivato quest’anno e per il quale abbiamo già trovato risorse per la prossima edizione, va in questa direzione. E il mercato del legno e del cippato può dare soluzioni».
Terme, Villa Fiori, Villa Ada, Grande Albergo e altri immobili di proprietà pubblica in degrado: ha un progetto per il recupero e il rilancio?
«Chi ha seguito la storia di Bagni di Lucca degli ultimi decenni, si rende ben conto di quanto sia difficile trovare investitori. Sappiamo bene che gli imprenditori vanno cercati, e siamo stati i primi a farlo, con bandi continui allo scopo di abbassare il prezzo di vendita, vincolato dalla Corte dei Conti. Abbiamo contattato multinazionali, catene alberghiere italiane ed estere, dato disponibilità a visite in ogni giorno dell’anno feste comprese, e con i bandi pubblici al ribasso abbiamo ridotto i vincoli economici; oggi per la prima volta nella storia, le nostre ville sono sul mercato internazionale, esposte e proposte su siti importanti».
Tantissime manifestazioni, ma pochi veri eventi: è questa l'accusa che le viene mossa, in particolare da settori del commercio e del turismo.
«Non condivido questa affermazione. La messe di centinaia di manifestazioni che fanno parlare di noi ovunque, è formata sia da grandi che da piccole, ma tutte importanti. Non è un buon amministrare spendere le scarse risorse in poche cartucce e poi lasciare grandi periodi vuoti. Abbiamo lanciato nuove manifestazioni di grande successo come Paese dei balocchi e Acquatica».
Attenzione e cura per la Villa, meno per le altre frazioni e la montagna. E' un giudizio che si sente ripetere spesso: cosa risponde? «Altro parere da smentire. Gli interventi più corposi di questi anni sono stati fatti a Fornoli e in montagna. Senza questi, paesi come Vico limano, Casoli, sarebbero isolati da anni. Abbiamo aperto nuove vie di collegamento tramite i crinali dei monti, operazione complessa, ma strategica, con funzioni di protezione civile e turistica».
Per il comitato Salviamo la Lima, lei tergiversa troppo sulla questione del no alla concessione per la centralina di Fabbriche di Casabasciana. Cosa ne pensa?
«La conferenza dei servizi, primo momento possibile di intervento politico, ci ha trovato preparati e contrari. Leggiamo balle sui rischi di richiesta risarcimento danni. Lo dicono coloro che hanno interesse a giustificare le concessioni. La nostra amministrazione non cede né a minacce, né a pressioni superiori. non abbiamo sudditanza a nessuno, né paura per le conseguenze dei nostri atti perché li valutiamo sempre con attenzione».
La popolazione continua a calare. Come mai?
«Abbiamo pagato anche l’emigrazione e la la tendenza dello Stato centrale (sostenuta da qualsiasi Governo) verso la concentrazione dei servizi chesta uccidendo le aree decentrate. Questa battaglia è molto più ampia, ma la stiamo conducendo con tanti comuni montani. Il recupero da noi effettuato della gestione di servizi come i tributi e i rifiuti, va in questo senso».
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