Il Tirreno

Lucca

Negozi allagati da anni in via Fillungo 

di Flavia Barsotti
Negozi allagati da anni in via Fillungo 

Anche un metro e mezzo di acqua nei locali interrati. Le cause? Tante ipotesi ma il problema non è mai stato risolto 

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LUCCA. A giudicare dai segni sulle pareti dei locali interrati di alcuni esercizi di via Fillungo, verrebbe quasi da pensare ad un’alluvione. Quando va bene, infatti, il livello dell’acqua raggiunge i sessanta centimetri di altezza, ma capita che superi addirittura il metro e mezzo. L’ultimo caso, la scorsa settimana, quando, con la pioggia, le stanze sotterranee di una parte dei negozi collocati nella zona vicino a piazza Santa Maria si sono nuovamente allagate.
«Un problema che dura da anni – ricordano i titolari delle attività più longeve – ma peggiorato negli ultimi tempi e ripetutamente segnalato agli uffici comunali e alle forze dell’ordine» . Il primo intervento dell’amministrazione, del quale sono ancora visibili le tracce sull’asfalto, risale infatti a circa tre anni fa. Il secondo, invece, è stato realizzato un anno e mezzo fa, a seguito di una voragine che si venne a creare sul marciapiede per l’infiltrazione dell’acqua. Allora, secondo quanto riferiscono i commercianti, la causa venne individuata dai tecnici nel condotto di acqua piovana sotterraneo e antico che collega i vari tombini e che aveva ceduto in un punto. Da lì l’acqua aveva preso a filtrare raggiungendo i muri delle cantine degli esercizi. «Trasudava dalle pareti» racconta, infatti, la commessa del Compro Oro, dove incontriamo anche Rossano Tagliaferri e Massimiliano Onorato, i dipendenti dell’impresa edile Salvini che ogni volta interviene privatamente per arginare il problema. Nonostante che le piogge della scorsa settimana siano state deboli, l’acqua nel negozio Compro Oro ha raggiunto un metro e mezzo di altezza. «In passato facemmo la prova – raccontano i due operai – dal tombino lasciammo passare dell’acqua colorata che, poco dopo, raggiunse la stanza interrata del negozio. Da lì scoprimmo che era rotta la volta della raccolta dell’acqua piovana» . A quel punto, intervenne il Comune, risolvendo momentaneamente il disagio, fino a quest’ultimo episodio. Il timore, oggi, è che possa essersi verificata la stessa situazione. Se così fosse e si rendesse necessario scavare, si vanificherebbe peraltro anche il lavoro del selciatore Fulvio Sisma che a febbraio ripavimentò l’area con i sanpietrini. «In cantina non teniamo niente – spiega la commessa del Compro Oro – ma a livello di immobile, i danni ci sono stati: basti pensare alla pavimentazione, alle pareti, alle pompe centralizzate che sono state sostituite quattro o cinque volte perché l’acqua porta dentro enormi quantità di sabbia che si trova sotto la strada» . L’ultima volta, gli operai riempirono interi camion per svuotare l’area. Al disagio ripetuto, si aggiunge inoltre il costo della manodopera e dell’intervento degli operai contattati privatamente. Ma quale potrebbe essere la causa di tutto questo? I commercianti hanno la loro idea.
«Un problema che dura da anni, peggiorato poi, secondo noi, per il continuo passaggio degli autobus – spiega Benny Benvenuti, titolare dell’Immobiliare Primo Piano –. La pressione di un mezzo così pesante, infatti, non credo che aiuti a mantenere intatto l’impianto sotto la strada, anche se non ho niente in mano per poterlo affermare con certezza» . Una sensazione condivisa anche dai colleghi vicini. «Quando sono stati fatti i lavori di pavimentazione, ho visto che nello strato superficiale della carreggiata c’è il cemento, ma sotto ancora si trova la sabbia – sostiene Cristina Morelli del Bar Aurora –. Il transito continuo delle navette, pensiamo che possa creare delle vibrazioni che, a lungo andare, danneggiano il condotto» . L’allagamento interessa le attività sul lato sinistro, all’inizio di via Fillungo, dando le spalle a Porta Santa Maria, ad eccezione della Cacioteca che 37 anni fa impermeabilizzò il locale. Una mossa lungimirante, visto anche come si presenta la stanza sotterranea dell’immobiliare accanto. Qui tre giorni fa, l’intervento dei pompieri ha fatto scendere il livello dell’acqua dai settanta centimetri che si erano accumulati, fino agli attuali dieci centimetri «per i quali – spiega Benny Benvenuti – dobbiamo provvedere da soli. Siamo terrorizzati: la mattina, quando piove, arriviamo e ci chiediamo cosa ci sarà al piano di sotto. Giù teniamo tutto, compreso l’archivio che, nei periodi di allagamento, non possiamo consultare, anche per paura di prendere la scossa. È un danno enorme e ogni volta che qualcuno viene a pulire ci costa centinaia di euro. Inoltre è necessario ritinteggiare, cosa che abbiamo già provveduto a fare in più casi».
Di fronte a questa situazione, i titolari delle attività si sentono poco tutelati, abbandonati e chiedono a gran voce una soluzione definitiva. Alcuni giorni fa, il Bar Aurora ha contattato il Comune. Sul posto è giunto un tecnico che ha raccolto le testimonianze di tutti i negozianti, ma intanto il tempo passa e la difficoltà rimane. «Abbiamo fatto delle prove con la Geal che ci ha assicurato che la questione non dipende da noi – afferma Cristina Morelli – ma dobbiamo capire da dove nasce il problema». Attraverso un macchinario aspira-liquidi, quotidianamente la proprietaria del bar risucchia l’acqua che però, il giorno dopo, ritrova ad un’altezza di circa 10 centimetri. «Il muro comincia a presentare macchie – conclude – siamo costretti a mettere in alto tutti i cartoni con le scorte, ma giù teniamo anche la spazzatura e con questa umidità si crea un ambiente poco igienico» .

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