Il presidio
Carmassi: «Serve un ponte verso i fuoriusciti dal Pd»
L’ex assessore provinciale eletta in quota Emiliano nella direzione nazionale «Serve un partito meno arrogante». Staserà a Firenze a un incontro con Bersani
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LUCCA. Parla, senza mezzi termini di «ultima possibilità per fermare la deriva, peraltro già nei fatti, del Pd, che ci ha allontanato tanti elettori». Una possibilità che Cecilia Carmassi, ex assessore provinciale, vuole provare a trasformare in realtà nella direzione nazionale del Pd, dove è stata eletta dall’assemblea nazionale.
Carmassi, alle primarie di fine aprile, ha sostenuto la candidatura a segretario nazionale di Michele Emiliano: «Lo ringrazio - spiega - perché ha svolto un ruolo importante per mantenere all’interno del partito molti che stavano pensando ad andarsene». Ce ne sono stati altri, tuttavia, che le spalle ai democratici hanno deciso di voltarle. E nei loro confronti Carmassi non ipotizza ostracismi o esclusioni. Anzi: «Voglio costruire un ponte trasparente e pubblico verso chi è uscito. Per questo domani sera (stasera per chi legge, ndr) come membro della direzione nazionale sarò a Firenze per un’iniziativa di Articolo 1, alla quale sarà presente anche Pier Luigi Bersani».
Carmassi sa che si tratta di una partita delicata e difficile. Perché la tendenza, il mood dei quadri dirigenti del partito sembra andare verso tutt’altri lidi. «Non mi spaventa fare questa battaglia, sono abituata a stare in minoranza. Credo però che in un partito si debbano prendere le decisioni ascoltando tutti. Il mio impegno non è solo di dare una testimonianza, ma di evitare quello che già sta accadendo: lo abbiamo visto con il crollo dei votanti alle ultime primarie. Io non faccio parte di coloro che credono che un’alta astensione sia un segno di maturità delle democrazie». Per Carmassi i risultati del voto di dieci giorni fa altro non sono che il segnale di uno scollamento fra il partito e la base. Che potrebbe portare anche a nuove defezioni. «Credo che il modo per mantenere all’interno del Pd chi fatica a riconoscersi in Renzi è dire, ad esempio, che si sceglie il centrosinistra unito ovunque. Anche alle politiche, non solo alle amministrative, dove la sinistra è indispensabile per vincere. Certo è che serve anche un partito meno arrogante, che sia più attento a dare risposte vere ai cittadini su temi sociali ed economici. Quelli che una parte di noi avrebbe voluto mettere al centro di primarie diverse, che non fossero una semplice conta».
Inevitabile una riflessione sui riflessi che la situazione nel partito avrà sul voto lucchese. Dove c’è un handicap in più: «Difficile che il Pd trovi l’unità se una parte ha deciso di far arrivare il commissario solo perché all’interno dell’assemblea comunale c’erano sensibilità diverse in una situazione di parità. Credo che il commissario Stefano Bruzzesi potrebbe fare un po’ di più per avere una maggiore condivisione. Ma credo anche che i nostri candidati abbiano lavorato bene sul territorio e possano avere buoni risultati».
Luca Cinotti
Carmassi, alle primarie di fine aprile, ha sostenuto la candidatura a segretario nazionale di Michele Emiliano: «Lo ringrazio - spiega - perché ha svolto un ruolo importante per mantenere all’interno del partito molti che stavano pensando ad andarsene». Ce ne sono stati altri, tuttavia, che le spalle ai democratici hanno deciso di voltarle. E nei loro confronti Carmassi non ipotizza ostracismi o esclusioni. Anzi: «Voglio costruire un ponte trasparente e pubblico verso chi è uscito. Per questo domani sera (stasera per chi legge, ndr) come membro della direzione nazionale sarò a Firenze per un’iniziativa di Articolo 1, alla quale sarà presente anche Pier Luigi Bersani».
Carmassi sa che si tratta di una partita delicata e difficile. Perché la tendenza, il mood dei quadri dirigenti del partito sembra andare verso tutt’altri lidi. «Non mi spaventa fare questa battaglia, sono abituata a stare in minoranza. Credo però che in un partito si debbano prendere le decisioni ascoltando tutti. Il mio impegno non è solo di dare una testimonianza, ma di evitare quello che già sta accadendo: lo abbiamo visto con il crollo dei votanti alle ultime primarie. Io non faccio parte di coloro che credono che un’alta astensione sia un segno di maturità delle democrazie». Per Carmassi i risultati del voto di dieci giorni fa altro non sono che il segnale di uno scollamento fra il partito e la base. Che potrebbe portare anche a nuove defezioni. «Credo che il modo per mantenere all’interno del Pd chi fatica a riconoscersi in Renzi è dire, ad esempio, che si sceglie il centrosinistra unito ovunque. Anche alle politiche, non solo alle amministrative, dove la sinistra è indispensabile per vincere. Certo è che serve anche un partito meno arrogante, che sia più attento a dare risposte vere ai cittadini su temi sociali ed economici. Quelli che una parte di noi avrebbe voluto mettere al centro di primarie diverse, che non fossero una semplice conta».
Inevitabile una riflessione sui riflessi che la situazione nel partito avrà sul voto lucchese. Dove c’è un handicap in più: «Difficile che il Pd trovi l’unità se una parte ha deciso di far arrivare il commissario solo perché all’interno dell’assemblea comunale c’erano sensibilità diverse in una situazione di parità. Credo che il commissario Stefano Bruzzesi potrebbe fare un po’ di più per avere una maggiore condivisione. Ma credo anche che i nostri candidati abbiano lavorato bene sul territorio e possano avere buoni risultati».
Luca Cinotti
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