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Linas, per la famiglia la scalata più dura
di Alessandro Bientinesi
Chiesa di Marlia gremita per l’ultimo saluto al 21enne ciclista scomparso il 2 maggio. Il ricordo emozionante della fidanzata
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LUCCA. Duemila chilometri di distanza, una cultura e un modo di affrontare la vita, e la morte, diametralmente opposte. Ieri, però, la comunità lituana di Kaunas e quella italiana di Marlia e Lunata si sono unite. C’era da salutare per l’ultima volta Linas Rumsas e a Marlia, nella chiesa Santa Maria Assunta e Giovanni Evangelista, erano in centinaia per accompagnarlo verso l’ultimo viaggio. Il sorriso, i capelli biondi e la passione per il ciclismo ereditati dal padre Raimondas, ma l’accento, le amicizie e un’amore nato da poco radicati nel nostro paese. Un ragazzo di 21 anni che se ne è andato troppo presto.
«La vita di Linas era come un fiore che sboccia, piena di amore, sorriso, talento e tanta speranza – ha detto don Agostino Banducci durante la cerimonia celebrata ieri mattina a Marlia insieme al parroco di Lunata don Franco Cerri –. Poi all’improvviso tutto si è interrotto, come un aereo che si infrange contro la montagna, una barca contro uno scoglio, una corsa che si ferma improvvisamente». Poi il riferimento al padre e al suo passato da ciclista. «Dobbiamo ricordare le speranze di questa famiglia – ha detto Banducci dall’altare –. Speranze che da lontano l’hanno condotta a queste terre. E ripensando a Raimondas come ciclista, come scalatore, ora dobbiamo come comunità stringersi intorno a lui e sostenerlo per questa scalata, forse la più dura che la vita possa costringerti ad affrontare».
All’ingresso della chiesa, pochi minuti prima del ricordo del parroco di Marlia, era arrivata tutta la famiglia di Linas. Prima la bara chiara del ragazzo con una corona di fiori. Poi il padre Raimondas, la moglie Edita, i fratelli di 23 anni e 12 anni e la sorella di 17 anni con in mano la foto sorridente davanti ad una torta di Linas. L’altra mano stretta alla madre. Subito dietro i compagni di squadra e i dirigenti della Altopack Eppela. Sull’altare le maglie indossate da Linas nella sua breve carriera.
«Non c’è niente che possa alleviare e riempire il vuoto che hai lasciato nel mio cuore, nei nostri cuori - ha detto la fidanzata Alessia -. Non posso parlare al passato, perché tu sei ancora qui con me. Non fisicamente, certo, ma so che ci sei. Ti voglio dire grazie. Perché con il tuo sorriso hai saputo rivoluzionare tutto. Ci sei sempre stato per me. E ogni giorno, in ogni modo, sei stato la mia forza. E non hai mai mancato di dimostrarmi quanto tu tenga a me. Ovunque tu sia, qualunque cosa tu stia facendo, sappi che ci rincontreremo. E quando accadrà, sappi che potrai rompermi le scatole quanto vorrai. Mi mancherà tutto di te, e mancherai ad ogni singola persona ha avuto l’onore di conoscerti. Sei indelebile nel mio cuore, Linas Rumsas. Per sempre».
Linas, un nome che deriva da un fiore. Un simbolo di vita. «Mi mancheranno le nostre chiacchierate e il nostro prenderci in giro ovunque e per qualsiasi cosa - ha detto il migliore amico al termine della cerimonia -. Mi mancherà tutto di te. Come te cercherò di essere forte ma ti porterò sempre insieme a me come quando eri qui. Ciao amico mio».
All’uscita dalla chiesa di Marlia, ai cui lavori ancora in corso post terremoto del 2013 andranno le offerte per volontà della famiglia Rumsas, anche il cielo si è messo a piangere.
Sotto la pioggia la bara del ragazzo con sopra la maglia nera della Altopack. E quella foto sorridente di Linas fino a pochi minuti prima in mano alla sorella. Gli abbracci e l’ultimo viaggio che da Marlia, con il corpo del giovane ciclista cremato, che presto potrebbe proseguire verso la Lituania.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
«La vita di Linas era come un fiore che sboccia, piena di amore, sorriso, talento e tanta speranza – ha detto don Agostino Banducci durante la cerimonia celebrata ieri mattina a Marlia insieme al parroco di Lunata don Franco Cerri –. Poi all’improvviso tutto si è interrotto, come un aereo che si infrange contro la montagna, una barca contro uno scoglio, una corsa che si ferma improvvisamente». Poi il riferimento al padre e al suo passato da ciclista. «Dobbiamo ricordare le speranze di questa famiglia – ha detto Banducci dall’altare –. Speranze che da lontano l’hanno condotta a queste terre. E ripensando a Raimondas come ciclista, come scalatore, ora dobbiamo come comunità stringersi intorno a lui e sostenerlo per questa scalata, forse la più dura che la vita possa costringerti ad affrontare».
All’ingresso della chiesa, pochi minuti prima del ricordo del parroco di Marlia, era arrivata tutta la famiglia di Linas. Prima la bara chiara del ragazzo con una corona di fiori. Poi il padre Raimondas, la moglie Edita, i fratelli di 23 anni e 12 anni e la sorella di 17 anni con in mano la foto sorridente davanti ad una torta di Linas. L’altra mano stretta alla madre. Subito dietro i compagni di squadra e i dirigenti della Altopack Eppela. Sull’altare le maglie indossate da Linas nella sua breve carriera.
«Non c’è niente che possa alleviare e riempire il vuoto che hai lasciato nel mio cuore, nei nostri cuori - ha detto la fidanzata Alessia -. Non posso parlare al passato, perché tu sei ancora qui con me. Non fisicamente, certo, ma so che ci sei. Ti voglio dire grazie. Perché con il tuo sorriso hai saputo rivoluzionare tutto. Ci sei sempre stato per me. E ogni giorno, in ogni modo, sei stato la mia forza. E non hai mai mancato di dimostrarmi quanto tu tenga a me. Ovunque tu sia, qualunque cosa tu stia facendo, sappi che ci rincontreremo. E quando accadrà, sappi che potrai rompermi le scatole quanto vorrai. Mi mancherà tutto di te, e mancherai ad ogni singola persona ha avuto l’onore di conoscerti. Sei indelebile nel mio cuore, Linas Rumsas. Per sempre».
Linas, un nome che deriva da un fiore. Un simbolo di vita. «Mi mancheranno le nostre chiacchierate e il nostro prenderci in giro ovunque e per qualsiasi cosa - ha detto il migliore amico al termine della cerimonia -. Mi mancherà tutto di te. Come te cercherò di essere forte ma ti porterò sempre insieme a me come quando eri qui. Ciao amico mio».
All’uscita dalla chiesa di Marlia, ai cui lavori ancora in corso post terremoto del 2013 andranno le offerte per volontà della famiglia Rumsas, anche il cielo si è messo a piangere.
Sotto la pioggia la bara del ragazzo con sopra la maglia nera della Altopack. E quella foto sorridente di Linas fino a pochi minuti prima in mano alla sorella. Gli abbracci e l’ultimo viaggio che da Marlia, con il corpo del giovane ciclista cremato, che presto potrebbe proseguire verso la Lituania.
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