Chiude la bottega simbolo di Antraccoli
di Alessandro Bientinesi
Il negozio di Tempagnano era gestito da 18 anni da Katuscia Del Fava. È stato un punto di riferimento per la comunità
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LUCCA. In quel triangolo del Comune di Lucca, Antraccoli, Tempagnano e Picciorana, non c’è mai stato bisogno di dargli un nome in quasi un secolo di storia. Non sarebbe servito, perché lì, in quella via a metà tra la Romana e la Pesciatina, è l’unica bottega rimasta aperta. Sull’insegna c’è semplicemente scritto “centro spesa, alimentari”. Ma basta dire «vado alla bottega» per far capire dove si va a comprare il pane, un po’ di frutta e altri prodotti per una spesa piccola e veloce ma con due parole da scambiare tra una battuta e l’altra. Quell’ultimo baluardo dove il rapporto umano, in particolare per i tanti anziani che la frequentano, fa ancora la differenza, però, sta per crollare. E la bottega, divenuto simbolo di appartenenza ad una comunità, il 20 maggio chiuderà. Forse per sempre.
In questa storia, però, non c’è un anziano bottegaio che aspetta la pensione per chiudere, con nessun giovane con la voglia di sostituirlo. La bottega di Katuscia Del Fava (senza la “I” dopo la “T”, anche se tutti i clienti la chiamano Katiuscia), infatti, è rappresentata da un sorriso sempre stampato nel volto di una donna di 48 anni. Di quelle che ha sempre pagato l’affitto, in 18 anni, da quando ha iniziato a lavorare in quel fondo.
«Mesi fa il proprietario del locale ha aumentato l’affitto, costringendomi a licenziare una dipendente lo scorso ottobre - spiega Katuscia -. Ora non posso più sostenere queste spese e mio malgrado sono costretta a chiudere». Ci spiega la situazione mentre, siamo poco prima di mezzogiorno, i clienti si alternano uno dopo l’altro. «Questa attività riveste una funzione sociale imporrante e insostituibile - spiega uno dei clienti, Alessandro Meschi -. So che il proprietario del fondo ha richiesto un aumento dell’affitto che Katuscia non può permettersi. Vorrei far capire a questo signore quanta vita sia collegata ad un negozio di alimentari di paese».
Idee ripetute nella stessa identica maniera anche da tanti altri clienti, come Roberto Dei. «Ora Katuscia chiude, ed è un bel guaio - spiega -. Specialmente per le persone anziane per le quali era diventata anche un’amica, una “nipote” con cui parlare dei propri guai e dei propri acciacchi, come non si fa nemmeno più con quelli di famiglia. E poi, alla chiusura a mezzogiorno, ora che aveva dovuto rinunciare alla commessa, Katuscia trovava il modo di portare la spesa a chi aveva qualche difficoltà ad uscire. E non lo faceva per lucro, ma per amicizia e per servizio».
Un servizio che aveva resistito anche ad una rapina a mano armata. Due anni fa, infatti, la donna fu vittima di questo brutto episodio, con un uomo incappucciato che le aveva mostrato la pistola. D’inverno, nel pomeriggio, si chiudeva dentro per aprire solo ai clienti. Ma aveva resistito anche alla paura. Fino a pochi mesi fa.
«Sono trent’anni che lavoro tra Antraccoli, Tempagnano e Picciorana, diciotto in questa attività e molti clienti li conosco proprio da quando ho iniziato poco più che maggiorenne a stare al pubblico - spiega ancora Katuscia -. Con me perdono, credo, più di una bottegaia. Un’amica, per alcuni una sorella, una cugina. E io perdo loro. Per me è un dolore, perché per molti di loro è un modo per socializzare, per non sentirsi, in alcuni casi, soli».
Di mezzo c’è anche una vicenda giudiziaria, già conclusa, ma che ormai non sembra dare margini per un ripensamento. «La mia famiglia e i figli saranno gli unici più contenti - conclude Katuscia -. Avrò un po’ più di tempo per stare con loro».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
In questa storia, però, non c’è un anziano bottegaio che aspetta la pensione per chiudere, con nessun giovane con la voglia di sostituirlo. La bottega di Katuscia Del Fava (senza la “I” dopo la “T”, anche se tutti i clienti la chiamano Katiuscia), infatti, è rappresentata da un sorriso sempre stampato nel volto di una donna di 48 anni. Di quelle che ha sempre pagato l’affitto, in 18 anni, da quando ha iniziato a lavorare in quel fondo.
«Mesi fa il proprietario del locale ha aumentato l’affitto, costringendomi a licenziare una dipendente lo scorso ottobre - spiega Katuscia -. Ora non posso più sostenere queste spese e mio malgrado sono costretta a chiudere». Ci spiega la situazione mentre, siamo poco prima di mezzogiorno, i clienti si alternano uno dopo l’altro. «Questa attività riveste una funzione sociale imporrante e insostituibile - spiega uno dei clienti, Alessandro Meschi -. So che il proprietario del fondo ha richiesto un aumento dell’affitto che Katuscia non può permettersi. Vorrei far capire a questo signore quanta vita sia collegata ad un negozio di alimentari di paese».
Idee ripetute nella stessa identica maniera anche da tanti altri clienti, come Roberto Dei. «Ora Katuscia chiude, ed è un bel guaio - spiega -. Specialmente per le persone anziane per le quali era diventata anche un’amica, una “nipote” con cui parlare dei propri guai e dei propri acciacchi, come non si fa nemmeno più con quelli di famiglia. E poi, alla chiusura a mezzogiorno, ora che aveva dovuto rinunciare alla commessa, Katuscia trovava il modo di portare la spesa a chi aveva qualche difficoltà ad uscire. E non lo faceva per lucro, ma per amicizia e per servizio».
Un servizio che aveva resistito anche ad una rapina a mano armata. Due anni fa, infatti, la donna fu vittima di questo brutto episodio, con un uomo incappucciato che le aveva mostrato la pistola. D’inverno, nel pomeriggio, si chiudeva dentro per aprire solo ai clienti. Ma aveva resistito anche alla paura. Fino a pochi mesi fa.
«Sono trent’anni che lavoro tra Antraccoli, Tempagnano e Picciorana, diciotto in questa attività e molti clienti li conosco proprio da quando ho iniziato poco più che maggiorenne a stare al pubblico - spiega ancora Katuscia -. Con me perdono, credo, più di una bottegaia. Un’amica, per alcuni una sorella, una cugina. E io perdo loro. Per me è un dolore, perché per molti di loro è un modo per socializzare, per non sentirsi, in alcuni casi, soli».
Di mezzo c’è anche una vicenda giudiziaria, già conclusa, ma che ormai non sembra dare margini per un ripensamento. «La mia famiglia e i figli saranno gli unici più contenti - conclude Katuscia -. Avrò un po’ più di tempo per stare con loro».
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