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L’ex Centrolatte va all’asta per otto milioni
di Luca Cinotti
Dopo il crac della società edile pistoiese vengono messi in vendita 102 appartamenti
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LUCCA. Si tratta di una delle più grandi aste giudiziarie che hanno interessate Lucca: oltre cento appartamenti da vendere in un’unica soluzione con un prezzo base di 8.200.000 euro e un’offerta minima superuoire ai sei milioni. Potrebbe essere la svolta per il cantiere infinto dell’ex Centrolatte a due passi dalla via Romana, lungo la nuova strada che verrà intitolata al professor Gino Arrighi. Una vicenda lunghissima, estenuante. Soprattutto per le tante famiglie che hanno versato sostanziosi anticipi senza poter mai entrare in possesso della propria abitazione.
Sono passati oltre dieci anni da quando (correva il febbraio 2007) l’allora commissario prefettizio Francesco Lococciolo firmò la convenzione per abbattere i capannoni dell’ex Centrolatte e realizzarvi tre grandi blocchi per oltre 120 appartamenti complessivi, oltre a una nuova strada e un parcheggio. Controparte dell’accordo la società fiorentina “Romana costruzioni” alla quale poco dopo subentra per i due blocchi più grandi la pistoiese “Lucca Investimenti”. I lavori proseguono di buona lena dal 2008 fino al 2011. Quando la crisi comincia a farsi sentire: la prima società a fallire è la Coset, alla quale la “Lucca Investimenti” aveva dato l’appalto della costruzione. Anche la Coset aveva base a Pistoia e con la “Lucca Investimenti” aveva in comune pure il patron, l’imprenditore Umberto Fiori. Da quel momento un problema dietro l’altro, con le banche che chiudono i rubinetti dopo aver concesso un mutuo iniziale da nove milioni di euro. L’esito, allora, è scontato: il tentativo di concordato preventivo viene stoppato proprio dagli istituti di credito e, nel marzo 2014, per la “Lucca Investimenti” arriva la sentenza di fallimento.
Vicenda simile anche per la “Romana Costruzioni”, che con il suo lotto da 21 appartamenti rimane coinvolta nella bancarotta della controllante, la “Pontello costruzioni”. In questo caso, tuttavia, le quote della società vengono vendute all’asta e comprate da imprenditori lucchesi che, nel giro di qualche anno, riescono a concludere i lavori e a mettere sul mercato gli appartamenti, che in parte sono già stati venduti e abitati.
Per i due lotti più grandi, invece, continua la storia di degrado e abbandono in attesa che vengano completate le procedure fallimentari. Con alcuni spettatori interessati: le tante famiglie – a leggere i documenti societari sono ben 84 – che avevano già versato sostanziosi acconti per le proprie abitazioni, a cantieri aperti. A un certo punto, infatti, la società davanti al rifiuto delle banche di concedere nuove linee di credito avevano chiesto un aiuto finanziario a quelli che sarebbero diventati i nuovi proprietari: complessivamente nelle casse di “Lucca Investimenti” erano arrivati in questa maniera quattro milioni, non sufficienti però a evitare il fallimento.
Proprio queste famiglie (o almeno quelle che non hanno escusso le fidejussioni) ora possono vedere uno spiraglio in fondo alla loro vicenda. A patto che il 6 luglio, giorno fissata per l’asta nello studio della curatrice fallimentare Federica Bruschi, si presentino uno o più compratori. Che dovranno essere pronti a sborsare un’offerta minima di 6.150.000 euro e con aumenti, in caso di competizione fra più acquirenti, di almeno 200.000 euro a rilancio. Successivamente chi si porterà a casa i due grandi complessi dovrà completare i lavori per i 102 appartamenti, le 103 cantine e i 76 posti auto coperti. Secondo la perizia del geometra Leonardo Dadà, rimangono ancora da completare il 30% delle opere per il primo blocco e il 25% per il secondo. Situazione che è stata peggiorata dall’abbandono e dalla mancanza di manutenzione: ad esempio, il mancato funzionamento delle pompe di drenaggio ha fatto allagare il piano interrato. Per di più, servirà anche un nuovo passaggio con il Comune: il piano attuativo del 2007 e le denunce di inizio attività sono ormai scadute.
Sono passati oltre dieci anni da quando (correva il febbraio 2007) l’allora commissario prefettizio Francesco Lococciolo firmò la convenzione per abbattere i capannoni dell’ex Centrolatte e realizzarvi tre grandi blocchi per oltre 120 appartamenti complessivi, oltre a una nuova strada e un parcheggio. Controparte dell’accordo la società fiorentina “Romana costruzioni” alla quale poco dopo subentra per i due blocchi più grandi la pistoiese “Lucca Investimenti”. I lavori proseguono di buona lena dal 2008 fino al 2011. Quando la crisi comincia a farsi sentire: la prima società a fallire è la Coset, alla quale la “Lucca Investimenti” aveva dato l’appalto della costruzione. Anche la Coset aveva base a Pistoia e con la “Lucca Investimenti” aveva in comune pure il patron, l’imprenditore Umberto Fiori. Da quel momento un problema dietro l’altro, con le banche che chiudono i rubinetti dopo aver concesso un mutuo iniziale da nove milioni di euro. L’esito, allora, è scontato: il tentativo di concordato preventivo viene stoppato proprio dagli istituti di credito e, nel marzo 2014, per la “Lucca Investimenti” arriva la sentenza di fallimento.
Vicenda simile anche per la “Romana Costruzioni”, che con il suo lotto da 21 appartamenti rimane coinvolta nella bancarotta della controllante, la “Pontello costruzioni”. In questo caso, tuttavia, le quote della società vengono vendute all’asta e comprate da imprenditori lucchesi che, nel giro di qualche anno, riescono a concludere i lavori e a mettere sul mercato gli appartamenti, che in parte sono già stati venduti e abitati.
Per i due lotti più grandi, invece, continua la storia di degrado e abbandono in attesa che vengano completate le procedure fallimentari. Con alcuni spettatori interessati: le tante famiglie – a leggere i documenti societari sono ben 84 – che avevano già versato sostanziosi acconti per le proprie abitazioni, a cantieri aperti. A un certo punto, infatti, la società davanti al rifiuto delle banche di concedere nuove linee di credito avevano chiesto un aiuto finanziario a quelli che sarebbero diventati i nuovi proprietari: complessivamente nelle casse di “Lucca Investimenti” erano arrivati in questa maniera quattro milioni, non sufficienti però a evitare il fallimento.
Proprio queste famiglie (o almeno quelle che non hanno escusso le fidejussioni) ora possono vedere uno spiraglio in fondo alla loro vicenda. A patto che il 6 luglio, giorno fissata per l’asta nello studio della curatrice fallimentare Federica Bruschi, si presentino uno o più compratori. Che dovranno essere pronti a sborsare un’offerta minima di 6.150.000 euro e con aumenti, in caso di competizione fra più acquirenti, di almeno 200.000 euro a rilancio. Successivamente chi si porterà a casa i due grandi complessi dovrà completare i lavori per i 102 appartamenti, le 103 cantine e i 76 posti auto coperti. Secondo la perizia del geometra Leonardo Dadà, rimangono ancora da completare il 30% delle opere per il primo blocco e il 25% per il secondo. Situazione che è stata peggiorata dall’abbandono e dalla mancanza di manutenzione: ad esempio, il mancato funzionamento delle pompe di drenaggio ha fatto allagare il piano interrato. Per di più, servirà anche un nuovo passaggio con il Comune: il piano attuativo del 2007 e le denunce di inizio attività sono ormai scadute.
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