Il Tirreno

Lucca

Inchiesta sulla morte del giovane atleta 

di Luca Tronchetti
Inchiesta sulla morte del giovane atleta 

La procura apre un fascicolo e nomina un anatomopatologo di Padova che entro domani eseguirà l’esame sul corpo

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LUCCA. La procura della Repubblica apre un’inchiesta sul decesso improvviso di Linas Rumsas, 21 anni, ciclista di talento di origini lituane e figlio di Raimondas ex professionista dal 1996 al 2004. Il magistrato di turno Salvatore Giannino informato della tragedia nel tardo pomeriggio di martedì ha aperto un fascicolo a modello 44 (notizie di reato relative ad ignoti), ha incaricato la squadra Mobile diretta dal commissario Silvia Cascino di effettuare acquisizioni di documentazione al pronto soccorso dell’ospedale Campo di Marte e ieri pomeriggio ha nominato un anatomopatologo di Padova con esperienza nel mondo dello sport per eseguire l’autopsia sul cadavere del giovane corridore in tempi ragionevolmente brevi (entro la giornata di domani).
L’indagine. Il magistrato vuol capire le cause del decesso di un atleta di 21 anni che, proprio in funzione della sua attività sportiva, si sottoponeva a controlli medici periodici e non solo, come accade per chi fa sport per hobby, ad una visita annuale di idoneità. E i riflettori sono puntati anche sugli operatori sanitari che nel pomeriggio del primo maggio avevano visitato Linas Rumsas dopo il malore che lo aveva colpito nella sua abitazione in via dell’Ave Maria a Lunata. Il giovane aveva perso per un attimo i sensi accusando sintomi di soffocamento. Ma al pronto soccorso quel malessere era praticamente sparito e tuttavia al ciclista era stato fatti alcuni accertamenti previsti dal protocollo al momento dell’accesso al triage della struttura sanitaria: oltre alla visita medica, l’esame del sangue, elettrocardiogramma ed altre analisi previste in relazione alla sintomatologia accusata dal paziente. In serata il corridore della Altopack Eppela era stato dimesso: 12-15 ore prima della tragedia, del nuovo fatale malore avvenuto nella cucina della casa dei suoi genitori a Lunata. La procura vuol chiarire se possa sussistere un nesso di causalità tra il decesso e il primo ricovero. In sostanza se un accertamento diagnostico più approfondito avrebbe potuto salvare il giovane ciclista campione nazionale under 23 della Lituania. Soltanto un esame necroscopico ad hoc può fugare certi dubbi e stabilire se la causa della morte improvvisa è dipesa da un aneurisma o da altri fattori. Al momento il magistrato ha disposto l’acquisizione della cartella clinica di Rumsas e dal pronto soccorso sono stati consegnati ai poliziotti i certificati rilasciati dai medici al giovane atleta al momento della dismissione avvenuta la sera del primo maggio. Nessuna persona tra familiari, conoscenti e dirigenti della società con cui gareggiava Linas sentiti in veste di testimoni, nessuna perquisizione o accesso all’abitazione della vittima alla ricerca di documentazione sull’attività agonistica e i controlli sanitari dell’atleta. Almeno per il momento. Almeno sino a quando il riscontro diagnostico con tanto di esame tossicologico di routine.
I funerali. L’impressione è che gli inquirenti siano intenzionati a fare piena luce sulla morte della promessa del ciclismo di casa nostra. Il corpo di Linas resterà all’obitorio a disposizione dell’autorità giudiziaria e non verrà restituito alla famiglia prima di sabato. Soltanto allora verrà stabilita la data dei funerali dello sfortunato corridore che sognava di emulare il padre campione. Quel Raimondas Rumsas, oggi quarantacinquenne, che da professionista vinse un giro di Lombardia e si piazzò terzo al Tour del France del 2002. Uno dei primi lituani a vincere nel ciclismo moderno, ma che macchiò la sua carriera per l’uso dell’Epo con sospensione dal Giro d’Italia e squalifica dalle corse per un anno. Il punto più basso: l’arresto a Lunata nel giugno 2005 per importazione di medicinali proibiti a seguito di un mandato internazionale.

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