Di Simo, storia infinita: fuori la Cogea
di Luca Tronchetti
Adesso le cugine Giulia Barsanti e Erula Dell’Agnello dovranno trovare una società che gestisca il locale di via Fillungo
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LUCCA. Una storia infinita con uno storico locale meta di scrittori, poeti e personaggi del mondo della cultura chiuso ormai dall’agosto del 2012 e che cinque anni dopo resta con la saracinesca abbassata. La storia del Caffé Di Simo di via Fillungo, luogo frequentato dal maestro Giacomo Puccini e dal poeta Giovanni Pascoli, si arricchisce di un nuovo capitolo. L’ultimo di una saga che lascia sgomenti perché quel locale è un patrimonio cittadino e vederlo ermeticamente sigillato mentre si passeggia nel salotto buono della città è un tuffo al cuore. Proprio ieri la Cogea di Orvieto, la società che detiene in affitto i locali dello storico caffè, ha risolto, attraverso una transazione, il rapporto di lavoro con le proprietarie dell’immobile: le cugine Giulia Barsanti ed Erula «Fortuna» Dell’Agnello. Cosa cambia? Semplice. Da oggi le titolari del De Simo hanno la possibilità di disporre come meglio credono della struttura. Possono gestirla direttamente o trovare una nuova società gerente o addirittura cedere l’immobile a terzi che voglio investire in un edificio storico e di pregio. Ma soprattutto devono effettuare una serie di lavori di ristrutturazione e di adeguamento della struttura. Un anno fa - era il 13 giugno - dopo la conclusione di un contenzioso con la società affittuaria dell’immobile, l’Ilva srl, le proprietarie rientrate in possesso del bene s’impegnarono a farsi carico dei lavori nell’interesse della città. «Ciò per consentire una rapida ripresa dell’attività e non perché ci sia stato imposto dalla sentenza del giudice» dissero in una nota pubblicata dal nostro quotidiano Barsanti e Dell’Agnello. Vero, dai documenti riscontrati anche dal giudice, il Di Simo era ritornato nella disponibilità delle titolari in uno stato d’incuria e fatiscenza. Ad ottobre si era parlato della possibilità di riaprire il locale addirittura in occasione dei Comics, magari presentando all’interno mostre o conferenze dedicate agli autori dei fumetti più famosi. Poi l’appuntamento era slittato tra Natale e Capodanno . La Cogea aveva predisposto delle verifiche tecniche per il nuovo avviamento del locale con valutazioni sul funzionamento delle apparecchiature: frigoriferi, macchine del caffé, impianti elettrici, sistemi di aereazione e di riscaldamento rimasti inattivi dall’agosto 2012. Ma quando era all’orizzonte un cambio di rotta ecco che, dopo un periodo di silenzio, ieri è arrivata la clamorosa notizia: la Cogea dice addio alla gestione del Caffè Di Simo ed esce definitivamente di scena.
Il contenzioso precedente. E dire che la Cogea srl di Orvieto, che deteneva in affitto i locali, si era protagonista di una vittoria su tutti i fronti. Le proprietarie dell’immobile avevano intentato un’azione di sfratto per morosità, rigettato dal giudice civile in quanto l’immobile era inutilizzabile, nei confronti della Cogea per il mancato pagamento dei canoni di locazione. Un’azione civile sullo sfondo di un’altra causa intrapresa dalla Cogea srl nei confronti della società lucchese «Illustrazione Valore» a cui era stato affidato un ramo aziendale. La «Ilva» non aveva pagato alcuni canoni d’affitto alla Cogea ritenendo di poter scalare le spese già sostenute negli interventi di manutenzione straordinaria sull’immobile dalla rate di affitto. Il giudice civile aveva condannato l’«Ilva» a reintegrare le mensilità non versate sostenendo che le condizioni della parte di edificio occupata non erano riconducibili a uno stato di inagibilità.
Il contenzioso precedente. E dire che la Cogea srl di Orvieto, che deteneva in affitto i locali, si era protagonista di una vittoria su tutti i fronti. Le proprietarie dell’immobile avevano intentato un’azione di sfratto per morosità, rigettato dal giudice civile in quanto l’immobile era inutilizzabile, nei confronti della Cogea per il mancato pagamento dei canoni di locazione. Un’azione civile sullo sfondo di un’altra causa intrapresa dalla Cogea srl nei confronti della società lucchese «Illustrazione Valore» a cui era stato affidato un ramo aziendale. La «Ilva» non aveva pagato alcuni canoni d’affitto alla Cogea ritenendo di poter scalare le spese già sostenute negli interventi di manutenzione straordinaria sull’immobile dalla rate di affitto. Il giudice civile aveva condannato l’«Ilva» a reintegrare le mensilità non versate sostenendo che le condizioni della parte di edificio occupata non erano riconducibili a uno stato di inagibilità.
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