Il Tirreno

Lucca

Il buccellato “segreto” nella fabbrica Taddeucci

Luca Cinotti
Il buccellato “segreto” nella fabbrica Taddeucci

Il negozio di piazza San Michele è il simbolo del dolce lucchese. Aperto dal 1881, i suoi prodotti sono finiti in giornali e guide americane

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Chi viene a Lucca e non mangia il buccellato è come non ci fosse mai stato», dice il motto. Che però ha anche un’altra versione, più vernacolare: “un’andà a dì che a Lucca ci sei stato se il buccellato al Taddeucci un’hai mangiato”. Un’identificazione completa fra il prodotto e il produttore, fra la ciambella con uva passa e anice e il negozio affacciato su piazza San Michele. Che - ci tiene a precisare sulla carta con la quale impacchetta i suo prodotti - “non ha succursali”. Come a dire: il buccellato - quello vero - se lo vuoi mangiare lo devi mangiare qui.

Non esiste ricetta riconosciuta e certificata del buccellato. Ma che la tradizione (forse l’ingrediente più importante, alla fine) vuole che sia quella del Taddeucci a fare da pietra di paragone. Ricetta segreta, si badi bene. Esattamente come avviene per la Coca Cola: punti di contatto fra il prodotto più globale che si possa immaginare e quello che più di ogni altro incarna la vita intima di una città.

La ricetta del buccellato “alla Taddeucci” si fa risalire a Iacopo. Che nel 1881 aprì il “negozio di famiglia” su piazza San Michele. Oggi, all’interno, ci sono ancora i mobili originari che fanno bella mostra di sé a lucchesi e turisti. L’insegna, invece, ha ceduto alle lusinghe della modernità, con le luci al neon rosse e verdi che oggi fanno un effetto deliziosamente demodé. Ma soprattutto, a colpire, sono le due ciambelle metà bianche e metà rosse che a prima vista potrebbero sembrare dei salvagente. In realtà, anche queste hanno un valore storico, visto che risalgono a pirma della Seconda guerra mondiale. E la loro storicità è stata riconosciuta anche dal Comune, che in un primo momento aveva chiesto la loro rimozione.

La fama del Taddeucci e del suo buccellato è da tempo arrivata anche oltre oceano. La critica gastronomica Mimi Sheraton, ne ha prima parlato sul New York Times, il giornale per il quale ha scritto per anni e poi l’ha inserito nella sua guida “I mille cibi da mangiare prima di morire”, Definendo il buccellato «una ciambella soffice e leggera al sapore di anice, che “soddisfa ma lascia leggeri”. Una gioia per il palato senza dire no alla linea». Una migliore pubblicità davvero non si potrebbe desiderare.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera