Il Tirreno

Lucca

Una casa prefabbricata per i terremotati grazie ai volontari

di Rossella Lucchesi

Realizzata con i fondi di Fratres e “Il Calderone” sarà consegnata domani alla chiesa di Massa Pisana

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Si sono dati tanto da fare. Hanno organizzato pranzi, cene, gite e lotterie per racimolare un bel gruzzolo. E alla fine hanno raggiunto l'obiettivo che oggi ci rappresentano con orgoglio: l'acquisto di una struttura prefabbricata destinata ad attività ricreative e culturali da collocarsi nella frazione di Pieve Torina, nel maceratese, duramente colpita dal terremoto dello scorso agosto.

I Donatori di sangue Fratres Massa Pisana-San Michele in Escheto e l'associazione "Il Calderone" di Sesto di Moriano lavorano da mesi al progetto che culminerà domani con la consegna delle chiavi, direttamente nelle mani del sindaco del Comune terremotato Alessandro Gentilucci.

L'appuntamento è per le 12.30 nei locali adiacenti la chiesa di Massa Pisana dove, per l'occasione ci sarà un pranzo per oltre 150 persone a base di zuppa e baccalà con ceci. Parteciperanno le autorità militari e civili, il sindaco Alessandro Tambellini, don Silvio e don Giovanni, rispettivamente parroci di Massa Pisana e Sesto di Moriano e il vescovo Italo Castellani che impartirà la benedizione alla struttura, in bella vista per l'occasione sul piazzale della chiesa.

Un modulo prefabbricato di 35 mq. realizzato per circa 15mila euro dalla ditta F.lli Randazzo di Lunata, composto da pannelli isolanti, ideali per sopportare temperature fino a venti gradi sotto lo zero e non disperdere il caldo, con il tetto in lamiera e il pavimento in legno laminato.

«Volevamo fare qualcosa di concreto che non fossero le solite raccolte di denaro, di cui spesso non si conosce la destinazione - afferma il presidente del gruppo Fratres Giovanni Paoli - per questo ci siamo concentrati su un bene duraturo nel tempo che noi stessi consegneremo agli abitanti di Pieve Torina il prossimo 8 aprile».

Il modulo abitativo partirà da Lucca due giorni prima, a bordo di due furgoni privati e di un mezzo della Croce Verde e, una volta sul posto, verrà rimontato e consegnato alla cittadina resa inagibile dal sisma, costituita da 1.501 abitanti, 1492 dei quali hanno perso la casa e vivono in abitazioni provvisorie.

Per il sodalizio lucchese questa non è la prima impresa in circostanze calamitose. Prima c'è stato il terremoto in Umbria, quello in Abruzzo e in Emilia e prima ancora quello di Gemona, poi la frana di Sarno e l'alluvione di Vinchiana. E nel frattempo si è anche finanziata la costruzione di un pozzo per acqua potabile in Burkina Faso.

Adesso, forte del supporto dell'associazione "Il Calderone" capitanata da Salvatore Gambino, il gruppo ha le spalle più grandi e può guardare a nuovi progetti.

«Ci saremo sempre e, come abbiamo fatto finora, continueremo a portare il nostro aiuto a chi ne avrà bisogno ma - precisa - sempre in forma concreta, perché chi è vittima di circostanze catastrofiche ha più bisogno di qualcosa che lo leghi alla comunità, anziché di denaro. L'ho provato sulla mia pelle nel 1980 quando vivevo a Potenza e ci fu il terremoto dell'Irpinia, le cui immagini sconvolgenti sono ancora davanti ai miei occhi e oggi si sovrappongono a quelle delle zone terremotate del centro Italia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Il caso

Lucca, botte e insulti razzisti al professore scambiato per il compagno della ex

di Pietro Barghigiani