Il presidio
Arriva Joshua, il bambino nato nel campo profughi, e il razzismo dilaga sul web
Come sporcare (per usare un eufemismo) una bella notizia: l'arrivo alle Tagliate di un bambino nato da una coppia originaria del Ghana
LUCCA. Come sporcare (per usare un eufemismo) una bella notizia. La bella notizia è l’arrivo di Joshua, tre chili e 250 grammi di peso e un’ottima salute: è il primogenito di una coppia del Ghana nato al campo di accoglienza profughi delle Tagliate. La storia dei genitori è come quella di tanti altri profughi: fuggiti dal loro paese per la guerra sono arrivati dopo un viaggio che ha li ha portati dalla Libia alle coste siciliane per poi essere destinati al campo di accoglienza della Cri di Lucca. Fatto più unico che raro è che i due genitori non sono stati mai stati separati e hanno potuto aspettare insieme l'arrivo del piccolino. Dopo sei mesi di permanenza al campo alloggiati nelle tende, l'ultimo mese per la mamma è stato disposto il trasferimento nel container infermieristico del campo dove il freddo e l'umidità pungono di meno.
Un neonato, la cosa più dolce che si possa immaginare. Ma non per tutti. Certo non per i classici fomentatori d’odio dei social che, letta la notizia sul web, si sono lasciati andare a commenti che non hanno nulla di umano. A denunciare la situazione Michele Sarti Magi, dell’Unione Giovani Liberi. Una denuncia che trova una triste conferma andando a leggere quegli stessi commenti, nemmeno preceduti dall’ipocrita espressione “io non sono razzista, ma”. Insulti e offese, molti irripetibili, nei confronti di chi non ha ancora cominciato a scoprire il mondo attorno a lui. E la risposta a chi prova a invitare questi “hater” a usare un linguaggio meno aggressivo si replica rivendicando la libertà di opinione (con casi paradossali di chi maledice quella democrazia che gli garantisce quella stessa libertà). Ma basta il sorriso di Joshua a dare il giusto valore a quelle parole, cioè zero.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
