Il presidio
Latitanza lucchese per Michele Zagaria
Dal processo “Jambo” emerge che il boss della camorra trovò rifugio ad Altopascio prima dell’arresto
ALTOPASCIO. Ha retto anche in Cassazione l'impianto accusatorio della Dda di Napoli contro i fiancheggiatori e i compari del boss dei casalesi Michele Zagaria, ed è stata pure confermata la presenza del “mammasantissima” ad Altopascio per alcuni anni della sua lunga latitanza, tra il 2008 e il 2010, prima del suo arresto nel dicembre del 2011.
I pentiti di camorra hanno raccontato ai giudici, nel processo denominato "Jambo", di numerosi viaggi del braccio destro di Zagaria, Gaetano Balivo, in lucchesia per visitare il suo padrino e riportarne gli ordini agli uomini del clan. Ben 16 pagine dell'ordinanza parlano di Lucca e Altopascio. La suprema corte di Cassazione, respingendo il ricorso di Balivo contro l'ordinanza di custodia cautelare a suo carico, ha di fatto confermato anche la "bontà" dei racconti del pentito di camorra Massimo Napoletano. Come scritto nella sentenza che riporta quanto evidenziato dal Gip «Il pentito ha soggiornato nel 2009 e vissuto in lucchesia, nei dintorni di Altopascio». Le informazioni fornite da Napoletano vengono correlate al rapporto tra Gaetano Balivo, Oreste Basco e Pasquale Pagano, altri picciotti del boss Zagaria. Il pentito ha raccontato di aver frequentavo spesso un locale in Toscana, sia come pianista che a titolo privato: «Mentre suonavo intravidi l'arrivo del mio amico (...) che era accompagnato dalla moglie, i suoi due bambini e altre due persone. Una persona che ho poi scoperto essere Michele Zagaria, che all'epoca aveva intorno ai 50 anni o forse qualcosa di meno. Ricordo un tic particolare della persona , e cioè che in modo costante, molto frequentemente si portava la mano sopra la fronte e con il pollice e mignolo accompagnava i capelli all'indietro, come se avesse avuto i capelli sulla fronte che gli davano fastidio mentre invece non aveva alcun ciuffo che gli ingombrava occhi e fronte».
A Napolitano Zagaria fu presentato – con un altro nome – da un conoscente, dicendo che si chiamava «Raffaele senza dirmi il cognome e che si trattava di un suo parente di Casal di Principe».
Raffaele venne presentato come un imprenditore edile «che era venuto dalle parti di Lucca per verificare la possibilità di fare qualche investimento e qualche lavoro». Michele Zagaria, alias Raffaele, sembrava persona decisamente più istruita, aveva sì un accento campano ma molto più attenuato di quello del conoscente (di cui non viene rivelato il nome) e «aveva un eloquio fluente, parlava quasi come un politico, come poi ho avuto modo di vedere anche in seguito. Capii che Zagaria era ospite a casa di (omissis) e quella sera appresi che non abitava più nel suo piccolo appartamento ma aveva acquistato una bella villa tra Altopascio e Pisa».
Le indagini proseguono per rintracciare tutti gli "amici" del boss dei casalesi in lucchesia durante la sua latitanza durata circa 16 anni.
Vincenzo Brunelli
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