Il presidio
Coop Morelli salva ma stipendi ridotti
Confermato il buco milionario. Cda dimissionario dal 31
LUCCA. La Coop Morelli fa tabula rasa dei vertici e prova a rimettersi in piedi. Ma a caro prezzo per i dipendenti: l’assemblea dei soci riunitasi ieri al’hotel Guinigi per quello che poteva anche essere l’ultimo giorno della cooperativa ultracinquantennale (fondata nel 1962) con sede a Guamo ha confermato la decurtazione del dieci per cento sul salario per tutti i mille lavoratori. Un provvedimento - temporaneo, è stato sottolineato - per poter più velocemente incamminarsi sulla via del rientro da un debito importante: un buco che potrebbe anche sfiorare cinque milioni.
Una soluzione pesante in termini economici: sul piatto c’era la sopravvivenza della cooperativa, un gigante che opera nei servizi (pulizie, facchinaggio, portierato, gestione biblioteche, bonifiche ambientali) e dà lavoro a mille persone (300 soci lavoratori e circa 700 dipendenti) fra Toscana, Marche, Abruzzo, Lazio e Sardegna ma che si radica soprattutto nella nostra regione, con trecento addetti solo in Lucchesia e altri duecento fra le province di Firenze, Siena, Pisa e un’appendice ligure a La Spezia.
Alla riunione “risolutiva” di ieri si è giunti dopo l’ennesimo voltafaccia del cda a questo punto dimissionario. Il cui ultimo atto, pochi giorni fa, era stato sconfessare l’accordo raggiunto sul rientro del debito con i sindacati a novembre 2016, quando - dopo mesi di lotte di lavoratori e sindacati - il cda tornò indietro sulla decurtazione dello stipendio per recuperare liquidità e si accontentò di un pacchetto di giorni di ferie ceduto dai dipendenti. Accordo valido appunto fino a pochi giorni fa, quando il cda, senza avviare alcun confronto, ha recuperato il suo provvedimento originario e lo ha votato, suscitando l’indignazione totale.
I rappresentanti sindacali hanno chiesto di vedere i bilanci per capire l’entità esatta e l’origine del buco, ma senza successo. E così la situazione si è surriscaldata al punto di richiedere l’immediata assemblea dei soci. Le opzioni erano alla fine due: o il cda si dimetteva o per la cooperativa sarebbe stata la fine.
«Non abbiamo ancora letto le carte - spiega la Rsa Aldo Monferrato - ma da quanto abbiamo potuto apprendere i problemi finanziari sono dovuti alla perdita di un appalto da 80.000 euro mensili del tribunale di Firenze e da un appalto per la pulizia dei treni sulla linea Firenze-Pisa che ha portato, da quando è stato avviato, a una perdita di 100.000 euro al mese. L’assemblea dei soci che si è svolta all’hotel Guinigi ha votato per azzerare il cda, che ha firmato le sue dimissioni a partire dal 31 gennaio. Orientativamente l’11 febbraio faremo una nuova assemblea per votare il nuovo consiglio di amministrazione. Il nuovo cda dovrà lavorare molto per chiarire tutta quanta la situazione e rilanciare la cooperativa. Non si scherza: i soldi della cooperativa sono quelli dei soci».
Il cda dimissionario. In un documento all’attenzione del presidente del collegio sindacale datato 28 gennaio 2017 hanno rassegnato le proprie dimissioni con decorrenza dal 31 gennaio Paolo Ammazini (presidente) e i consiglieri Antonio Cantini, Michela Coturri, Lorenzo Francalanci, Stefano Lavorini e Paolo Piercecchi.
Il provvedimento. Il progetto di ripianamento perdite votato dall’assemblea dei soci (presenti in 180) per il prossimo quinquennio ( fino al 2022) si basa sulla decurtazione del 10% sul lordo delle quattordici mensilità annue e sulla rinuncia a quattro giorni di ex festività ogni anno. Inoltre saranno rimodulate le trattenute mensile per quota sociale, che saliranno, nelle tre fasce, a dieci, venti e quaranta euro.
«Soluzione temporanea». Monferrato tiene a sottolineare che il provvedimento per il rientro del debito è stato adottato in via temporanea. «Al momento - spiega - abbiano dovuto approvare il piano di riduzione del 10% lordo sullo stipendio. Ma lo stesso piano sarà rivisitato con l’insediamento del nuovo cda. Questo che abbiamo licenziato lo consideriamo solo un provvedimento per traghettare la cooperativa verso la salvezza, per andare avanti. Ci confronteremo con i sindacati nazionali, vedremo come potranno appoggiarci. Del resto, se non avessimo operato così, l’alternativa per la cooperativa era di andare in liquidazione. In passato ci sono stati momenti critici, mai però come stavolta. Abbiamo deciso di fare una nuova cooperativa».
Sindacati mobilitati. Un anno di battaglie, fra scioperi, assemblee, braccio di ferro con i vertici della cooperativa per poi tornare al punto di partenza. Sulla situazione della Morelli, anche per i sindacati, c’è molto da lavorare, da migliorare. L’esponente della Uil Massimiliano Bindocci sottolinea: «Gruppo dirigente che si dimette in toto e con contestuale piano di lacrime e sangue: adesso dobbiamo lavorare perché questa non diventi l’ultima pagina della storia della coop Morelli e perché non paghino sempre e solo i soci lavoratori i numerosi errori di gestione che sono stati compiuti in questi anni».
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