Il Tirreno

Lucca

Manifestazione di Snai davanti la sede dell’Inps

di Nicola Nucci

I rappresentanti sindacali hanno incontrato la direzione dell’istituto di previdenza I contributi sono stati versati, ma l gli ammortizzatori sono ugualmente a rischio

3 MINUTI DI LETTURA





PORCARI. «Tre milioni e mezzo di euro di contributi versati e poi?»: questa la domanda, per ora senza risposta, lanciata dai lavoratori della Snai che ieri mattina si sono ritrovati di fronte all'ingresso della sede Inps di piazza Martiri a Lucca. Un modo per protestare contro i dubbi sollevati dall'istituto sulla classificazione dell'azienda dopo la fusione con Cogemat.

La questione è tecnica, ma le conseguenze sarebbero pesanti. Perché se non dovesse essere riconosciuta la categoria industriale, come accade da 15 anni, i lavoratori non avrebbero diritto agli ammortizzatori sociali, in particolare i contratti di solidarietà. Una situazione paradossale, così la definiscono i sindacati, che rischia di lasciare i 62 esuberi dichiarati per la sede di Porcari senza paracadute proprio nella fase più delicata della trattativa dei sindacati con i vertici dell'azienda. E che rischia seriamente di aprire una vertenza anche con l'Inps, che ha disposto verifiche sull'effettiva validità dei contributi versati dall'azienda nel settore industria. «Sarebbe un vero e proprio furto», gridano i lavoratori, davanti all’Inps con cartelli e striscioni. Con loro anche una delegazione della Rsu e della Fiom Cgil . Al fianco dei dipendenti della Snai anche i lavoratori di altre aziende, come Kme e Perini, la segretaria della Fillea Provinciale Alessia Gambassi e il presidente dell’Anmic Salvatore Piliero. Intorno alle 10 è arrivato anche il sindaco di Porcari Alberto Baccini, che insieme ai rappresentanti della Fiom Cgil, il segretario regionale Massimo Braccini e il segretario provinciale Mauro Rossi, e della Rsu, sono stati ricevuti dalla direzione dell'Inps per cercare di dipanare la matassa relativa all'inquadramento dei lavoratori, nonché al versamento dei contributi assistenziali, che secondo l'istituto di previdenza, non sarebbero dovuti andare al settore industria, ma bensì a quello del commercio. Una partita, quella della classificazione, sulla quale si gioca il futuro di oltre 60 famiglie.

«Anche la relazione della Snai ha ribadito l'attività industriale dell'azienda e dei lavoratori, come è sempre stato – spiega Massimo Braccini – speriamo che quest’incontro possa portare a superare la rigidità dell'Inps sulla questione, poiché dal responso dell'istituto dipende il futuro dei lavoratori. Se l'Inps non riconoscerà il diritto di usufruire degli ammortizzatori sociali per i quali i lavoratori hanno versato, e continuano a farlo, i contributi siamo pronti a dare battaglia fino alla corte di giustizia europea».

«Quando 15 anni fa in Snai venne fatto il passaggio all'industria – è il commento di Mauro Rossi - ciò avvenne dopo uno studio attento delle caratteristiche e delle attività aziendali (l'allora consulente della Snai era Tiziano Treu, poi ministro e in seguito presidente Inps). Da allora niente è cambiato e non si capisce quindi perché oggi dovrebbe essere messo in discussione il riconoscimento degli ammortizzatori sociali».

Per il sindaco Baccini, che venerdì a Roma ha incontrato i vertici dell'azienda, l'Inps deve andare al di là degli aspetti tecnici e burocratici, i lavoratori hanno pagato i contributi e non riconoscere loro i diritti e le tutele acquisite sarebbe un'ingiustizia.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web