Il Tirreno

Lucca

Dipendente di un bar molestata e insultata

di Luca Tronchetti e Vincenzo Brunelli

Sessantenne la palpa davanti agli avventori del locale

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LUCCA. Palpata in un bar davanti agli occhi degli avventori e offesa ripetutamente e a voce alta con epiteti di natura razzista. Un grave episodio avvenuto sabato pomeriggio verso le 19 al bar-pasticceria Marameo in piazza San Francesco con il protagonista - un pensionato con precedenti penali e in stato di ebbrezza - che è finito in manette per violenza sessuale e adesso è tornato in libertà, in attesa del processo, con il divieto imposto dal tribunale di avvicinarsi ai luoghi in cui lavora o vive la vittima dell’atto di libidine.

Nei guai è finito David Pacini originario di Firenze e residente in Lucchesia.

Il suo legale ha chiesto e ottenuto i termini a difesa e il 13 febbraio verrà processato di fronte al collegio giudicante.

A subire l’aggressione una madre poco più che trentenne che lavora da tempo nel bar-pasticceria. La commessa non si aspettava il gesto di quel pensionato che aveva già visto altre volte nel locale. Una persona molesta e un po’ appiccicosa, ma che sino a quel momento non aveva mai manifestato atteggiamenti morbosi nei confronti delle addette al bar o delle clienti.

Il racconto della vittima. Guarda avanti la giovane donna vittima della violenza sessuale perpetrata all’interno del locale dove lavora. Non si è rivolta a un legale, non si costituirà parte lesa, non è andata in ospedale per farsi medicare o per avere un consulto con gli addetti al codice rosa. Deve lavorare, mantenere suo figlio. Vuol dimenticare quell’esperienza umiliante e affida ai carabinieri e alla magistratura il compito di condannare a punire l’anziano molestatore visibilmente su di giri. «Stavo servendo al tavolo una famiglia, composta dal babbo, dalla mamma e dai due figli e mi sono chinata un attimo per accarezzare il loro cane e fare i complimenti per la bellezza della bestiola - racconta la donna -. All’improvviso ho sentito una mano infilarsi sotto i pantaloni fino negli slip».

La giovane si alza di scatto e si rivolge, a bassa voce per non creare confusione nel locale, all’avventore libidinoso: «Non ti permettere mai più di rifarlo».

Ma a quelle parole sussurrate a mezza bocca, ma con fermezza e con uno sguardo che vale più di una condanna, il cliente in preda ad un raptus inveisce contro di lei a voce alta, con parole pesanti che feriscono la giovane donna. «Al di là delle volgarità e delle offese, mi hanno fatto male le frasi rivolte a me come donna di un’altra nazione e quindi, a suo giudizio, un essere inferiore senza il diritto di ribellarsi a un torto subito» prosegue la giovane dipendente del locale.

Arrivano i carabinieri. Alla scena assistono i componenti del nucleo familiare con i loro due bambini, alcuni avventori entrati ad acquistare le sigarette, ma anche la titolare del locale che con il cellulare avverte la centrale operativa di Cortile degli Svizzeri.

In pochi minuti una pattuglia del radiomobile dei carabinieri è sul posto ed entra nel bar dove, nel frattempo, gli altri avventori sono usciti per paura che quell’individuo, tutt’altro che rassicurante anche perché in preda agli effetti dell’alcol, potesse nuocere. Quando i militari entrano al bar di piazza San Francesco il pensionato è ancora seduto al suo posto. Alla vista degli uomini dell’Arma smette di sbraitare. Borbotta qualcosa e poi si decide a seguire i carabinieri che lo conducono in caserma. Lì avvertono il magistrato di turno, il sostituto procuratore Aldo Ingangi, che dispone l’arresto con l’accusa di violenza sessuale (articolo 609bis del codice penale nell’ipotesi più lieve che prevede una diminuzione di pena, dai 5 ai 10 anni, non eccedente i due terzi). David Pacini finisce ai domiciliari per il weekend.

La difesa dell’indagato. Ieri mattina di fronte al collegio giudicante (presidente Stefano Billet, a latere Alessandro Dal Torrione e Lucrezia Fantechi) David Pacini nega ogni addebito. Sostiene di non aver infilato le sue mani nei pantaloni e tantomeno nelle mutandine della dipendente del bar chinatasi per accarezzare un cagnolino. Avrebbe invece sfiorato la parte bassa della schiena della donna.

Stando ai carabinieri il sessantenne, tra il 2014 e il 2016, avrebbe molestato altre tre donne che lo hanno denunciato. Segno che la persona, secondo i militari, usa abitualmente importunare con atteggiamenti violenti giovani donne. Al termine dell’udienza di convalida il collegio ha disposto per Pacini la misura del divieto di avvicinamento ai luoghi dove lavora la vittima fissando il processo il 13 febbraio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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