Il presidio
Gravissimo nell’auto che esce di strada e vola nel giardino
Il tremendo impatto attutito da una siepe d’alloro alta 2 metri Soccorso dal padrone di casa: «Nell’urto inclinato un leccio»
MASSA MACINAIA. Quella siepe di alloro alta due metri probabilmente gli ha salvato la vita. E come è accaduto a lui, anche ad almeno 4 automobilisti che nel giro di pochi anni - affrontando quel tratto di strada sulla provinciale di via Sottomonte a Massa Macinaia - sono finiti fuori dalla carreggiata al termine di quel rettilineo in leggera pendenza privo di segnalazioni luminose o di dissuasori capaci di invitare gli automobilisti a guidare con prudenza. Adesso Matteo Arre, 21 anni, residente in via Leccio a Porcari, disoccupato, padre di un bimbo di un mese, è ricoverato in prognosi riservata nel reparto rianimazione dell’ospedale Cisanello di Pisa. Nella notte tra sabato e domenica era alla guida della Ypsilon 10, di proprietà della sua compagna, volata sopra la siepe del giardino della villetta ristrutturata di un apicoltore e che è andata a schiantarsi prima contro un leccio all’interno del piccolo parco con diverse piante ornamentali (olivi, abeti e fioriere) per poi terminare la sua corsa piantandosi sotto un pino. A dare l’allarme è stato il padrone di casa che ha avvertito immediatamente un’ambulanza del 118 (sul posto è andata la Croce Verde di Guamo) e una pattuglia dei carabinieri di Capannori. Nel giro di dieci minuti soccorritori e militari erano sul posto e il giovane automobilista, privo di conoscenza, è stato intubato e trasferito prima al pronto soccorso del San Luca e di lì a poco al nosocomio di Cisanello in coma farmacologico.
Quel rumore nella notte. È mezzanotte e 45 quando a poche decine di metri dalla gelateria «Pappagrappa» si verifica lo schianto. La Ypsilon affronta quel rettifilo lungo oltre un chilometro e mezzo con poca illuminazione che termina con una semicurva chiusa. Il ghiaccio presente sul manto d’asfalto contribuisce a far perdere aderenza al mezzo che esce di strada e come un missile piomba sulla siepe, apre un varco, finisce nel giardino di un’abitazione e va a sbattere contro un albero, che si inclina con un ramo che si spezza in due, ad un’altezza di due metri e mezzo. «Ero in pigiama e stavo aspettando che l’asciugatrice finisse il programma per togliere i vestiti dal cestello - racconta Andrea Niccolai, l’apicoltore proprietario della casa colonica che costeggia la via di Sottomonte a Massa Macinaia -. Ad un tratto ho sentito nitidamente un rumore purtroppo a me familiare. Un frastuono di foglie provenire dal giardino. Lo stesso identico rumore percepito il 4 dicembre 2013 e un anno dopo quando due automobilisti, dopo aver perduto il controllo delle loro macchine, buttarono giù parte degli arbusti di recinzione e finirono dentro la mia proprietà. Così, mi sono vestito e sono uscito fuori. Lì per lì non si vedeva nulla. Poi in lontananza ho notato una flebile luce. Avvicinandomi ho scoperto che si trattava della plafoniera interna all’abitacolo di una macchina».
Il ragazzo privo di conoscenza. È ancora sotto choc e chiede al cronista notizie sulle condizioni di quel ragazzo, l’apicoltore che lo ha soccorso contribuendo a salvargli la vita: «Se non me ne fossi accorto probabilmente avremmo trovato la vettura con il giovane all’interno domenica mattina e poteva essere tardi. Quando sono arrivato vicino alla vettura ho aperto lo sportello e ho visto il ragazzo chino sul volante con l’airbag che era esploso. Era svenuto, ma respirava. Gli ho detto di star tranquillo e ho chiamato subito i soccorsi. Sono stati momenti terribili, minuti interminabili. Ma volontari e carabinieri sono stati velocissimi e molto gentili e professionali. Sono anch’io genitore e il mio pensiero è andato subito ai parenti di quel ragazzo. Vede, io ho avuto danni alla siepe per migliaia di euro in varie circostanze nel corso del tempo. Ma non ho mai pensato di costruire un muretto di cemento a protezione della proprietà. Perché se una macchina fosse finita contro una barriera rinforzata il conducente non ce l’avrebbe fatta e io non me lo sarei perdonato».
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