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Varia vuole chiudere la cava che serve a Terna

Varia vuole chiudere la cava che serve a Terna

L’imprenditore ha presentato un progetto di ripristino per il sito di Balbano «Se viene approvato sarà un grosso ostacolo per il nuovo elettrodotto»

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LUCCA. Un colpo di scena che potrebbe avere ripercussioni importanti sul (contestato) progetto di Terna per un nuovo elettrodotto nell’Oltreserchio. Il giorno prima di Befana la società “Cave Balbano srl”, che possiede per l’appunto il sito estrattivo di cava Batano dove Terna vorrebbe costruire la maxistazione di trasformazione, ha presentato in Comune un progetto di ripristino dell’area.

Stefano Varia, il notissimo imprenditore edile al quale fa riferimento la società è tranchant: «Se il nostro progetto viene approvato, si tratta di un ostacolo alle idee di Terna». La società che gestisce la rete di trasmissione dell’energia elettrica, infatti, ha progettato di realizzare a cava Batano lo snodo del nuovo sistema: una stazione di trasformazione da 52.000 metri quadri, per abbassare la tensione della corrente in arrivo dalla La Spezia-Acciaiolo e convogliarla su elettrodotti a servizio del territorio. Fin dall’inizio Varia si è detto contrario a questo progetto, che prevederebbe l’esproprio dei suoi terreni. Come ha poi sintetizzato in una delle osservazioni presentate nel corso della valutazione di impatto ambientale (procedura ancora aperta davanti al Ministero dell’ambiente), la sua società avrebbe infatti un danno economico da un’opzione come questa.

«Ma se abbiamo l’ok da Comune e Regione a bonificare l’area mediante terrazzamenti - ragiona l’imprenditore - allora quel terreno non potrà più servire a Terna, che ha bisogno di un’area pianeggiante».

Formalmente cava Batano è un sito ancora attivo. Ma Varia spiega di «non avere alcuna intenzione di procedere all’estrazione di pietra. Ma per concludere anche formalmente l’attività estrattiva bisogna fare, secondo la normativa regionale, il ripristino ambientale, che intendiamo realizzare con il riempimento di terra dai nostri impianti». Terra e non rifiuti, fa presente Varia. Che risponde anche ai dubbi sollevati da più parti (e arrivati anche in consiglio regionale attraverso l’opera del Cinque Stelle Gabriele Bianchi) sul materiale che sarebbe stoccato sotto il livello del terreno: «Quando siamo subentrati e abbiamo acquistato il terreno, c’erano dei problemi perche esisteva un ordine di bonifica. Per questo ho deciso di entrare come proprietari dell’area solo dopo che ho avuto la certificazione, con una relazione dell’Arpat, che la bonifica stessa era stata portata a termine a regola d’arte. Chi dice cose diverse si assume la responsabilità delle proprie dichiarazioni». Una volta terminata l’opera di bonifica, Varia potrà chiedere alla Regione di classificare il sito come cava dismessa. E questo aprirà il ragionamento sul futuro del sito, che dovrà passare dalle previsioni degli strumenti urbanistici del Comune. Molti anni fa venne fatto anche un concorso di idee sul futuro di cava Batano. Ma - spiega Varia - «quel progetto per abitazioni ecosostenibili è naufragato perché non è previsto nel Pit regionale né nel regolamento urbanistico. E poi, comunque, ora certo non vorrei investire nell’edilizia».

Allora quale può essere il destino della cava? «Quello previsto dal regolamento urbanistico per le aree dismesse - spiega ancora Varia -: recupero delle volumetrie, che sono circa un migliaio di metri cubi, per attività turistico ricettiva. La nostra idea è di realizzare qualcosa legato al climbing, all’escursionismo e alla mountain bike. Ovviamente, se Comune e Regione daranno l’ok al progetto». Cosa succederebbe invece al nuovo elettrodotto disegnato da Terna. Se effettivamente la cava venisse tolta dalla disponibilità della società (che potrebbe comunque decidere di avviare un’azione legale), in realtà un’alternativa già ci sarebbe, all’interno delle opzioni presentate un anno fa: realizzare una stazione più piccola.,

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