Il Tirreno

Lucca

Si cerca l’accordo in extremis Ancora 24 ore

di Gianni Parrini
Si cerca l’accordo in extremis Ancora 24 ore

Sul tavolo una nuova ipotesi: due liste separate Tambellini apre al dialogo, i renziani no

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LUCCA. Il gelo che attanaglia le strade ha invaso anche i palazzi della politica. Nelle steppe del centrosinistra soffia il vento e urla la bufera: il termometro dei rapporti tra le due fazioni del Pd, tambelliniani e renziani, segna lo zero. Dopo la giornata di ieri, con l’annuncio del mancato accordo sulla candidatura unica del sindaco uscente Alessandro Tambellini, la diplomazia si è messa al lavoro sotto traccia per cercare di riaccendere una fiammella capace di scacciare il grande freddo di questi giorni.

I tempi supplementari di questa partita di nervi scadranno stasera o al massimo domani mattina. Dopodiché ci sarà il fischio finale dell’arbitro-commissario Stefano Bruzzesi. A quel punto il consigliere regionale Stefano Baccelli, l’uomo indicato dai renziani, dovrà sciogliere i nodi e comunicare la sua eventuale discesa in campo per le primarie.

Sul tavolo, intanto, c’è una nuova proposta di accordo. L’ipotesi di una “riserva indiana” per i tambelliniani nella lista Pd (4 posti su 32 offrivano i renziani, 10 ne chiedevano il sindaco e i suoi fedelissimi) è sorpassata. Il nuovo scenario prevede due liste: una con il simbolo del Pd, formata unicamente da renziani (magari con un capolista carismatico); una senza simbolo, ma con un nome che rimandi al Pd (ad esempio “Democratici per Tambellini”). Dentro ci sarebbero tutti i fedelissimi del sindaco. Sarebbe un modo per superare la questione dei veti incrociati, posti – peraltro in misura diversa – da entrambe le parti su alcuni nomi. Ancora 24 ore e sapremo.

Il primo a iniziare il disgelo è stato il sindaco di Lucca, che ieri mattina ha pubblicato sul suo profilo Facebook un post che da molti è stato visto come un’apertura al dialogo. «Percepisco una forte preoccupazione nell'elettorato di centrosinistra e in particolare del Pd per quello che sta avvenendo. È una preoccupazione che condivido pienamente poiché avverto la responsabilità di difendere quella visione nuova di città per la quale siamo stati eletti, alternativa al centrodestra e ai 5 Stelle, che stiamo portando avanti. Continuo ad essere disponibile a lavorare per l'unità del partito democratico - oggi la vera questione - e per questo non sarò io a strappare il filo del dialogo. C'è tuttavia – prosegue il sindaco – un limite che giudico invalicabile. Proprio perché difendo l'unità del partito non avallerò mai l'estromissione dal partito stesso della metà di coloro che ne fanno parte. La questione è semplice: si tratta di difendere il diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti». Un messaggio di pace che ufficialmente i renziani non hanno raccolto.

Sembra una gara tra “bimbetti” che giocano a chi si avvicina di più al fuoco. Per non cedere di fronte al rivale, le due fazioni si stanno bruciando entrambe. Ma soprattutto rischiano di mandare in fumo la riconquista di palazzo Orsetti: un centrosinistra unito avrebbe maggiori chance di bissare il successo di cinque anni fa. Ma se si divide, gli scenari cambiano (tant’è che il centrodestra aspetta di capire come finirà, prima di svelare le carte). Eppure non si riesce a trovare una mediazione: i renziani, convinti di avere una forte maggioranza tra gli iscritti al partito e tra gli elettori lucchesi, non accettano di essere esclusi dai ruoli che contano (consiglio, giunta, società partecipate) e vogliono avere un peso maggioritario per indirizzare le decisioni di un’eventuale Tambellini bis.

Il sindaco, dal canto suo, non vuole farsi mettere le briglie e – cosa ancor più importante – non accetta di lasciare a casa persone che hanno condiviso con lui questi cinque anni di amministrazione. Da ambo le parti si muovono obiezioni a simili ragionamenti. «Possono scegliere la stragrande maggioranza dei nomi da mettere in lista – dicono i tambelliniani – se sono così forti facciano convergere i voti su chi vogliono loro e otterranno l’obiettivo». Dall’altro lato, però, i renziani controbattono: «Se Tambellini si sente così forte partecipi alle primarie (magari con Baccelli) così come stabilito dal regolamento del partito». Linee di pensiero al momento inconciliabili. Vedremo se l’ipotesi delle due liste sarà sufficiente a ristabilire un piano comunicativo. E soprattutto a far spuntare un raggio di sole in questo gelido inverno.

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