Lucchese, strada in salita per i soci locali
Serve un aiuto dall’imprenditoria e dalle istituzioni altrimenti la messa in liquidazione del glorioso club sarà inevitabile
LUCCA. L’accelerazione della procura della Repubblica è il segnale più evidente della resa di Andrea Bacci e della Coam srl ormai sull’orlo del baratro. Mancano quindici giorni alla ricapitalizzazione e la clessidra scandisce inesorabilmente che il tempo sta per scadere e le risposte dell’imprenditore amico dell’ex premier Matteo Renzi che detiene l’87% delle quote dell’As Lucchese Libertas 1905 non potranno arrivare. Sarebbe un errore macroscopico pensare che il peso di un club professionistico possa ricadere completamente sui soci locali (Lucchese Partecipazione, Lucca United, Città Digitali, Moreno Micheloni) che con il loro 13% tengono viva la fiammella della speranza di evitare il terzo fallimento nel giro di 9 anni (sarebbe un caso unico in Italia e forse nel mondo). Senza il loro intervento la Lucchese sarebbe già oggi in liquidazione con tutti i giocatori svincolati e la squadra ulteriormente penalizzata visto che il 16 dicembre hanno pagato oltre 290mila euro tra stipendi e contributi. Ma chiedere a persone che hanno gettato il cuore oltre l’ostacolo, rischiando di compromettere pure le loro attività, di rilevare il 100% delle quote è ingeneroso e impraticabile. Se l’imprenditoria cittadina vuole mantenere una squadra nei professionisti deve gettare un’ancora di salvezza ai soci locali. Magari attraverso le istituzioni (ci sarà un nuovo incontro la prossima settimana con i sindaci della Piana) in grado di trovare le risorse necessarie per superare lo scoglio dei circa 500mila euro che servono per ripianare le perdite d’esercizio 2015-16. Le date sono ormai note a tutti: 27-28 gennaio ricapitalizzazione (l’87% resterà inoptato), 28 febbraio acquisizione delle quote da parte di nuovi soci capaci di ripianare il debito di cui sopra. Se l’impresa - ad oggi disperata - riuscirà, arrivare in fondo al campionato non sarà un problema. Il ds Obbedio sta riducendo al massimo i costi con la rosa che rimarrà a 18 più i giovani locali Bragadin e Fratini. Verranno presi solo giocatori al minimo contrattuale in cerca di riscatto e che abitano vicino Lucca oppure con valorizzazione e minutaggio.
Gli scenari. Se entro il 28 febbraio non ci sarà nessuno disposto a rilevare le quote di Bacci e Coam la strada è una sola: la messa in liquidazione del club. Libri in tribunale, autofallimento e nomina da parte dei giudici del fallimentare di un curatore che provi entro giugno una cessione di ramo d’azienda per far ripartire la Lucchese dalla Lega Pro. Se invece le istituzioni riusciranno a convincere una dozzina di piccoli imprenditori locali di buona volontà in grado ogni anno di tirar fuori 15-20mila euro per conservare la Lega Pro, allora sarà importante non ricadere negli errori di questo ultimo decennio: squadra del territorio con giocatori e tecnico che dormono a casa (stile Atletico Bilbao), affiliazione con un club di A e B, valorizzazione degli under per il minutaggio, investimenti su strutture e istruttori per creare nel giro di 5-6 anni un buon settore giovanile da cui attingere linfa vitale. Da queste parti di avventurieri e speculatori ne abbiamo visti pure troppi.
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