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La brutta figura di un partito a brandelli
La trattativa su posti in lista e in giunta può scontentare gli elettori del Pd
LUCA CINOTTI. Comunque vada, finirà male. Almeno per l’immagine del Pd lucchese, dopo settimane di estenuante tira-e-molla su “Tambellini sì, Tambellini no, Tambellini forse”. Le lacerazioni fra il sindaco (e i suoi sostenitori) e i renziani consegnano alla città l’immagine di un fronte spaccato, dove i personalismi prendono il sopravvento sulla proposta politica. Ma c’è di più. Nonostante il tentativo di smorzare da parte del commissario Stefano Bruzzesi, la discussione sui posti in giunta, nelle partecipate e soprattutto nella lista per il consiglio comunale, c’è stata. E si è nutrita di fette in cui dividere la torta (tot ai renziani, tot ai tambelliniani) e di liste di nomi sgraditi, che sulla scheda non avrebbero dovuto trovar posto.
Gli iscritti del Pd, i simpatizzanti del centrosinistra e gli elettori tutti queste cose le capiscono. E non le apprezzano. Bastava dare un’occhiata, ieri sera, alle loro pagine Facebook, dove si parlava di “suicidio Pd”. E si stigmatizzava un mercanteggiamento che è stato fatto (o almeno così è apparso, ma in politica l’apparenza è l’approssimazione migliore della sostanza) solo per garantirsi un controllo militare del consiglio comunale.
La possibilità di un accordo in extremis non è ancora esclusa. Ma somiglierebbe a una toppa cucita (male) su un vestito strappato di netto. Se Tambellini diventasse, contro ogni previsione, il candidato unico del centrosinistra, la sua posizione sarebbe comunque indebolita. Un po’ per come è andato il negoziato. Ma anche perché una parte del partito, e anche degli elettori, potrebbe sostenere molto tiepidamente la sua candidatura, o addirittura boicottarla. Perché gli “ultrà” ci sono nel campo dei sostenitori del sindaco, ma non mancano nemmeno in chi vorrebbe portare a palazzo Orsetti Stefano Baccelli.
In questa cornice l’incubo peggiore del centrosinistra è destinato a diventare ogni giorno che passa più concreto: la ripetizione del copione recitato nel 1998 con la contrapposizione fra Giulio Lazzarini e Antonio Rossetti. Anche in quel caso l’acrimonia fra i fronti opposti portò Pietro Fazzi a una vittoria in carrozza nel ballottaggio, quando a Rossetti mancarono proprio gran parte dei voti dei lazzariniani. Un incubo che non è tale solo a livello comunale, ma anche regionale e nazionale. Non a caso non sono mancate le pressioni per un accordo, in arrivo da Firenze (il governatore Rossi in primis) come dal Nazareno. Perdere Lucca, in una tornata che vede già Carrara fortemente in bilico, significherebbe per il centrosinistra e il Pd registrare un’ulteriore breccia nella “roccaforte Toscana”.
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