Il presidio
Tambellini, dietrofront sul patto per la lista
Bruzzesi non commenta e assicura: oggi si sciolgono i nodi
LUCCA. Ufficialmente la giornata del silenzio e della riflessione, quella di martedì 10 gennaio. Nella realtà, una delle giornate sottotraccia di sicuro più agitate di questa inusuale vigilia che si è consumata nel Pd lucchese.
Ad ogni modo, la conferma arriva da Stefano Bruzzesi, commissario designato per Lucca dal Pd regionale, i nodi oggi (mercoledì 11) si scioglieranno e si saprà (finalmente) se il candidato del Pd alle amministrative di primavera 2017 sarà, senza passare dalle primarie, il sindaco uscente Alessandro Tambellini o se invece le primarie ci saranno e in questo caso il maggiore favorito in corsa sarà Stefano Baccelli, consigliere regionale Pd, già due volte presidente della Provincia.
Succederà con tutte le probabilità nel pomeriggio, dopo che Bruzzesi avrà “sentito” sia Tambellini che Baccelli : sono le uniche dichiarazioni che il commissario rilascia.
L’impressione è che il quadro di quasi certezza sull’investitura di Tambellini come era uscito la sera di lunedì 9 gennaio dall’incontro nella sede del Pd regionale (presenti oltre ai tre citati, il governatore Enrico Rossi, i parlamentari Andrea Marcucci e Raffaella Mariani, il capo di gabinetto di Tambellini Luca Galli, l’assessore regionale Marco Remaschi) si sia sfumato. Soprattutto alla luce di un ripensamento maturato da Tambellini e dal suo stretto entourage nel corso della riunione che si è tenuta in mattinata di martedì in merito alle condizioni poste dal Pd regionale sulla composizione della lista Pd che verrebbe costruita a sostegno di Tambellini.
Lista che, come già riportato sulle nostre cronache di ieri, veniva prevista con larghissima maggioranza della corrente renziana, per lasciare a Tambellini un risicato margine di scelta di candidati “suoi”. Con un chiaro obiettivo da parte dei renziani: il controllo del consiglio comunale.
La notte evidentemente ha portato un diverso consiglio a Tambellini e ai suoi fedelissimi.
Ieri mattina, dopo una consultazione durata alcune ore, hanno giudicato inaccettabile che il sindaco, per ripresentarsi con l’etichetta del Pd, dovesse fare tabula rasa di tutti i suoi collaboratori di fiducia, dare loro il benservito e andare a cercare una manciata di nuovi nomi da proporre, non conosciuti sulla scena politica e quindi con maggiore difficoltà a catalizzare consensi.
La controproposta inoltrata ieri al commissario Bruzzesi ribadisce, per quanto risulta, ribadisce la maggiore rappresentatività numerica della componente renziana nella lista Pd ma contiene anche la richiesta chiara da parte di Tambellini, più che di esprimere qualche candidato in più, di potersi portare dietro pochi ma fidati collaboratori che lo hanno affiancato in questa legislatura e di inserirli nella lista. La proposta in sostanza che al di là dei numeri la propria rappresentatività si giochi sul campo, con la raccolta di voti.
La controproposta può essere letta come l’inizio di un passo indietro da parte di Tambellini? Ogni supposizione viene al momento smentita, anche se non è un mistero che anche in questi giorni intensi, nell’approssimarsi della scadenza di decisioni importanti, il sindaco abbia avuto il suo daffare a stare in equilibrio tra chi, dei suoi, lo incitava a stringere sull’accordo per la candidatura e chi invece a smarcarsi e correre in proprio con le liste civiche al seguito.
Questa situazione sospesa, conflittuale, viene comunque percepita come molto negativa in alcuni ambienti del Pd lucchese.
«Una situazione da cui il partito uscirà comunque con le ossa rotte», dicono alcuni. Una situazione che potrebbe indurre anche qualcuno degli attuali consiglieri a farsi da parte prima ancora della scelta dei nomi per la lista dei candidati al nuovo consiglio.
Per altri la congiuntura che si è venuta a creare nel partito a livello locale fa vedere a sempre maggiore distanza il 22 per cento dei consensi incassato dal Pd nel 2012 con Tambellini che rappresentava il nuovo rispetto all’allora sindaco uscente di centrodestra Mauro Favilla.
Il timore, oggi, è che le tensioni forti interne al Pd, il tira e molla sulla designazione del candidato, così come - più a monte - l’impossibilità del partito a Lucca di ritrovare una guida dopo le dimissioni da segretario dell’unione comunale di Francesco Bambini, abbiano tutte insieme contribuito a peggiorare l’immagine pubblica del Pd, a far calare il suo appeal e quindi il suo serbatoio di elettori.
Non ultima, la sensazione che la “questione Lucca” sia tenuta sotto stretta osservazione oggi dal Pd regionale anche per motivi strettamente legati al prestigio del partito molto oltre la sfera locale.
Dopo avere perso Arezzo nel 2015 e Grosseto nel 2016, Lucca, storica roccaforte moderata con una forte componente di centrodestra, espugnata nel 2012,, è per il Pd oltremodo importante.
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