Il presidio
Lo scandalo delle due Veneri in via Fillungo
Per #luccainsegne la storia della vetrina della profumeria Mennucci e delle polemiche per le donne svestite
LUCCA. Daniele da Volterra, detto “Il Braghettone” era il pittore che venne incaricato nel Cinquecento di coprire le “nudità” michelangiolesche nella Cappella Sistina. E forse qualcuno lo invocò anche nel 1922, quando a Lucca, in piena via Fillungo, fece scandalo la nuova vetrina della profumeria Venus di Pietro Mennucci, che mostrava in bassorilievo due donne senza veli.
La seconda tappa del nostro viaggio fra le vetrine storiche della città ci porta nel cuore pulsante delle città e del suo commercio. In quella via Fillungo dove, già all’inizio del Novecento, Pietro Mennucci aveva una rivendita di giornali e profumi a due passi dalla Loggia dei Mercanti. Nel 1905 la grande intuizione commerciale e imprenditoriale: rinnovò i locali fatiscenti per creare una profumeria di lusso, in un ambiente di grande suggestione creda dalla maestria di Spicciani. Un salottino campeggiava in mezzo alla sala, incastonato fra il bancone e gli armadi lungo le pareti.
L’aspetto esterno, che possiamo ammirare anche oggi, risale come detto al 1922. Quando venne realizzata la grande “mostra” in marmo bianco. C’è unìattribuzione allo scultore Alfredo Angeloni, anche se su questo non vi è concordia. Sulla qualità del lavoro, invece, non ci sono né ci possono essere dubbi di sorta. Un manufatto che si inserisce nella migliore tradizione del liberty. Le due figure femminili - una di fronte, una di schiena - con i capelli sciolti e le decorazioni in bronzo subito al di sopra, sono perfetta sublimazione di questo periodo che tanto ha realizzato nel centro di Lucca ma anche al di là del Monte di Quiesa, in Versilia.
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Eppure ci fu chi non apprezzò affatto questo lavoro, e in particolare questi due bassorilievi. Come ricordato infatti dalla professoressa Carla Sodini, a tanti quelle che forse erano allegorie di Veneri parvero troppo audaci. Nel giugno di quell’anno sulle pagine de “Il Mondo Lucchese” comparve un articolo che lodava l’iniziativa di Mennucci e il negozio «magnifico, sfolgorante di luce, improntato a criteri di eleganza e di modernità non comuni». Ma il pezzo proseguiva poi così: «Si è voluto è vero rilevare, forse giustamente, che quella mostra di niveo marmo, anche per lo stile, non è troppo intonato all’ambiente lucchese». Salvo riconoscere che «le ulteriori sagomature in ottone che vi sono state apposte hanno notevolmente modificata questa impressione».
Pietro Mennucci non si fece toccare dalle critiche e andò avanti per la sua strada, con la sua attività. Anzi, secondo l’anonimo articolista del 1922, le sue idee avrebbero dovuto essere di ispirazione per altri commercianti. Molti di loro, invece, pe rnon attirare l’attenzione del fisco, preferivano «a disdoro dell’estetica della città» tenere i denari in banca, «anziché trasformare i loro negozi, sia pure sbagliando l’intonazione e lo stile».
La famiglia chiuse la profumeria e cedette il fondo nel 1986, dopo oltre ottant’anni di attività.
Da allora e per lungo tempo il negozio ha ospitato una rivendita di scarpe. Oggi, dopo un periodo di chiusura, all’interno è tornata a esserci una profumeria, che ha intonato tutto l’ambiente a una nota azzurra, che certo ha modificato l’aspetto originario. Con il tempo è persa anche parte degli arredi, a cominciare dal salottino. È rimasta invece fortunatamente intatta la vetrina e l’ingresso. Caratterizzata non solamente dalla struttura in marmo, ma anche dai due ingressi in legno e dalle ampie vetrate di esposizione.
(2-continua)
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