Il Tirreno

Lucca

Ossido di azoto, valori sotto i limiti di legge

Ma i dati rilevati dalla centralina di Porcari dell’Arpat non significano che l’aria non sia inquinata

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PORCARI. Primi dati rilevati dalla centralina Arpat di Porcari, quelli relativi all'ossido di azoto. Un gas pungente ed irritante per l'apparato respiratorio e gli occhi e può causare bronchiti ed edemi polmonari. La stazione di monitoraggio di via Roma, riattivata il 29 novembre, misura proprio questo tipo di inquinante che si forma nei processi di combustione per ossidazione del monossido. E dopo poco più di un mese siamo andati a dare un'occhiata. Il risultato? I valori presenti sul sito di Arpat sarebbero al di sotto dei limiti di legge, ovvero sotto i 200 microgrammi giornalieri. Il grafico sul sito di Arpat mostra una tendenza costante, in una forbice tra 50 e 94 (la punta massima) in 41 giorni di monitoraggio. Il condizionale però è d'obbligo. Perché il fatto che ora rientrino nel livello di guardia non significa che l'aria non sia inquinata e soprattutto per una valutazione attendibile bisognerà attendere la media annuale basata sul numero di superamenti registrati dalla stazione di monitoraggio, il cui valore massimo è di 40 microgrammi. Come dire che se i valori attuali, ben oltre il doppio del limite annuo, dovessero mantenersi per tutto l'anno solare allora la tendenza sarebbe preoccupante. Difficile fare previsioni, anche una delle cause principali delle emissioni degli ossidi di azoto è rappresentato dal traffico, soprattutto pesante. Una situazione destinata a cambiare, almeno in parte dalla primavera quando i termisoni nelle case saranno spenti, contribuendo a migliorare la qualità dell'aria. Ma il valore degli ossidi di azoto (le No2) non è meno nocivo delle Pm10 e contribuisce alla formazione dello smog e trasformandosi in acido nitrico al fenomeno delle "piogge acide". «Un mese di monitoraggio non è poco, ma non è neppure un arco di tempo significativo per una valutazione precisa - spiega Gaetano Licitra, responsabile del dipartimento Arpat - certamente il traffico e le emissioni delle industrie sono tra le fonti principali del biossido di azoto, ma non le uniche. Questi dati sarebbero allarmanti se perdurassero per tutto l'anno e devono comunque essere "letti" nel loro contesto ambientale e insieme ai dati delle altre centralina della Piana lucchese». Mentre i valori dell'azoto sono al momento bassi si registrano picchi elevati delle polveri sottili concentrati come sempre nei periodi invernali e che farebbe pensare ad un'incidenza notevole del riscaldamento domestico. «I periodi critici sono da gennaio ad aprile e da novembre a gennaio, è chiaro quindi che sul fenomeno degli sforamenti incidono il riscaldamento e i fattori metereologici». (ni.nu.)

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