Il presidio
Nel Pd accordo più vicino
I renziani ribadiscono le richieste, Tambellini non chiude e riunisce i suoi
LUCCA. L’accordo, nel centrosinistra, è vicino sul nome di Alessandro Tambellini. O, quanto meno, appare più vicino di quanto fosse qualche giorno fa dopo il burrascoso incontro del 3 gennaio. Ieri il summit nella sede regionale del Pd si è ripetuto: oltre al sindaco e al suo capo di gabinetto Luca Galli, erano presenti il governatore Enrico Rossi, il segretario regionale del Pd Dario Parrini, il senatore Andrea Marcucci, la deputata Raffaella Mariani, l’assessore regionale Marco Remaschi, il consigliere regionale Stefano Baccelli e il commissario Pd Stefano Bruzzesi. Alla fine, dopo cena, c’è stata una consegna del silenzio completa: cellulari che squillavano a vuoto, risposte telegrafiche ai messaggi.
Con un’eccezione. Quella del commissario Stefano Bruzzesi, unico delegato a parlare da parte di entrambe le “fazioni”. Il suo umore vira al roseo: «Oggi sono ottimista, sento che c’è ottimismo». Non a caso la stessa parola viene ripetuta nell’arco di pochi secondi. «Il clima - prosegue il commissario inviato da Firenze dopo le dimissioni di Francesco Bambini da segretario comunale - è stato franco, e molto migliore dell’altra volta. Comunque, entro martedì sera, al massimo mercoledì dobbiamo chiudere. E voglio chiudere».
Fin qui l’ufficialità. Poi c’è il resto. Il resoconto di un incontro che certo non ha avuto i toni aspri e gli eccessi di quello di sei giorni prima. Ma che ancora non ha sciolto del tutto le riserve. E così l’ottimismo, da esponenti di entrambe le parti, viene rimesso in discussione, così come l’accordo che porterebbe Tambellini a correre per il secondo mandato senza primarie e Stefano Baccelli rimanere a Firenze come consigliere regionale. I renziani sono rimasti fermi sulle proprie richieste sulla composizione della giunta e su quella della lista da portare davanti agli elettori. Anzi, c’è chi sostiene - ma su questo non ci sono conferme - che le avrebbero ancora appesantite. E che proprio le candidature al consiglio siano il “punto dolens”. Perché i renziani fanno questo ragionamento: il sindaco può contare su almeno una lista civica che gli porterà una cospicua dote di “supporter” a Palazzo Santini. E, dunque, l’altra componente chiede di far la voce grossa nella lista Pd, così da controllare l’assemblea e condizionare l’attività amministrativa del primo cittadino.
Detto questo, da Tambellini non è arrivato un “no”. Forse anche perché nel partito si sono messe in azione diverse “colombe”, alla ricerca della smussatura degli angoli più taglienti. Non è un caso che all’incontro di ieri sera fosse presente anche Raffaella Mariani: esponente della sinistra, ma attenta a cercare un accordo che eviti una rottura che sarebbe lacerante per tutto il centrosinistra. Tambellini ha preso tempo. Ma non per un tatticismo. Ha infatti in programma una riunione dei suoi, a partire da chi l’ha affiancato nei cinque anni di governo della città, per capire come rispondere a quella che davvero è l’ultima offerta per una candidatura condivisa. E un’altra riunione dovrebbe tenersi fra i renziani. Le condizioni sono dure, per un sindaco che ha sempre sostenuto di non volersi sentire «sotto tutela». E fra le due parti c’è una fortissima “diffidenza politica”, con la quale si è scontrato per primo il segretario Bruzzesi. Ma l’accordo si può ancora fare. Perché la terra incognita che si aprirebbe con le primarie (alle quali Tambellini ha ripetuto di non voler partecipare) e quindi con uno scontro fratricida al primo turno delle elezioni, sono in pochi a volerla davvero esplorare. E probabilmente uno dei meno convinti è colui che si troverebbe a capo di questa spedizione, Stefano Baccelli. Nei confronti del quale anche il governatore Rossi ha avuto parole di elogio per la sua attività in Regione. Ciò non toglie che, se chiamato dagli eventi, Baccelli molto probabilmente si metterebbe in gioco. Ma in una situazione difficile, di scontro continuo con molti esponenti del suo partito e con un candidato come Tambellini in grado di drenare voti a sinistra. Forse, dunque, alla fine più che la ragione farà decidere la paura. Intesa come la paura di perdere Lucca.
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