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Medici di base, solo il 50% fa i vaccini
Lucca: la percentuale è molto più alta tra i pediatri. Pesa il diverso incentivo: 6 euro anziché 15
LUCCA. Vaccinazioni anti-meningite: solo il 50% dei medici di base della Lucchesia aderisce alla campagna di prevenzione. I pediatri, invece, dicono sì in blocco (o quasi). I motivi di una partecipazione così diversa? Organizzativi ma anche (e forse soprattutto) economici: per ogni iniezione i medici di famiglia prendono 6,16 euro. Meno della metà del compenso che spetta ai colleghi che si occupano dei bambini: il loro premio oscilla tra i 15 e i 20 euro.
Cerchiamo di fare ordine e chiariamo subito un aspetto: non c’è nessuna emergenza meningite. Ma come sempre accade quando si verificano dei casi sul territorio, scoppia la psicosi e i “ritardatari” del vaccino si riversano in massa negli ambulatori creando il caos. È successo anche stavolta. Fino a dicembre non si registravano code o ingorghi. Ci si vaccinava senza fretta. Poi c’è stata la tragedia del piccolo Gabriele, il bimbo di appena 22 mesi, residente a Porcari, colpito da una forma fulminante e letale di meningite C. Non appena si è diffusa la notizia è scoppiata la psicosi e i non-vaccinati si sono presentati al Campo di Marte e al Centro sanitario di Capannori. Gente in coda dalle 6,30 del mattino, lunghe ore di attesa e personale esacerbato da veri e propri tour de force per non mandare a casa i presenti. L’azienda territoriale di Lucca, diversamente da quanto viene fatto altrove, ha scelto il “libero accesso”: vale a dire che non c’è bisogno di alcuna prenotazione. Nelle altre Asl, invece, bisogna prendere appuntamento e aspettare di diverse settimane. Una scelta, quella lucchese, che può considerarsi azzeccata anche se le cose potrebbero andare meglio (molto meglio). Basterebbe una maggiore partecipazione alla campagna anti-meningite da parte dei medici di base. Anche loro, infatti, possono praticare le vaccinazioni, ma solo metà dei circa 190 medici presenti in Lucchesia ha deciso di combattere questa battaglia. La questione non è nuova: lo scorso anno il presidente dell’ordine dei medici di Firenze Antonio Panti minacciò provvedimenti disciplinari verso i dottori che non si prestavano alla nobile causa. «In effetti una mano sarebbe importante soprattutto per vaccinare gli over 45 – spiega il dottor Albero Tomasi, responsabile del dipartimento della prevenzione per l’Asl – Questi ultimi non rientrano nelle categorie a rischio ma quando c’è un caso mediatico si riversano in massa negli ambulatori e creano ingorghi che disincentivano i giovani, i soggetti che realmente dovrebbero vaccinarsi».
I motivi di questa scarsa adesione li spiega il dottor Umberto Quiriconi, presidente dell’ordine dei medici di Lucca: «Parto con un appello ai colleghi per invitarli a partecipare attivamente alla campagna – spiega– Detto questo, gestire le vaccinazioni per noi è complicato. Non tutti hanno un ambulatorio con un frigo in cui conservare le dosi o un infermiere per l’anamnesi del paziente. E per gli over 45 c’è la questione del ticket: complicazione non da poco. Molti medici sono oberati da oltre 1.000 assistiti e non possono prendersi anche questo impegno».
Parlare di soldi non è elegante, soprattutto quando di mezzo ci sono questioni di salute, ma è innegabile che in questa scarsa partecipazione un peso l’abbia l’incentivo economico. Lo si capisce guardando la percentuale di adesione dei pediatri alla campagna anti-meningite: oltre l’80%. Questi ultimi sono premiati con una cifra che è più del doppio di quella riservata ai medici. «Può darsi che tale aspetto incida – commenta Quiriconi – Qualunque vaccino a noi viene pagato con le vecchie “10.000 lire”, ovvero 6,16 euro. I pediatri, invece, sono meglio remunerati».
Per la precisione questi ultimi ricevono 15 euro per ogni “atto vaccinale” compreso il quadrivalente contro i ceppi A, B, C, Y della meningite. Inoltre, in base a un accordo stipulato lo scorso anno con la Regione, prendono 20,66 euro per l’anti-influenzale e per il vaccino contro la meningite B, diventato obbligatorio per i nati dopo il 1° gennaio 2014. In più hanno degli incentivi legati al raggiungimento degli obiettivi: 1000 euro per copertura vaccinale tra i propri assistiti maggiore del 95% per terza dose di esavalente; altri 1000 euro per il morbillo; e 1000 euro ancora per copertura vaccinale maggiore dell’ 80% per papilloma virus.
Visto che la Regione è assai preoccupata dai casi di meningite, forse sarebbe il caso di rivedere i premi per i medici, in modo da invogliare la loro partecipazione. Domani ci sarà un incontro a Pisa con i responsabili delle Aft: chissà che l’argomento non possa essere affrontato.
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