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Pd, ore decisive Sul tavolo i nomi da inserire in lista
Nel mirino chi non ha sostenuto il “Sì” al referendum I Giovani democratici: Tambellini candidato unitario
LUCCA. Ore decisive per individuare il nome del candidato a sindaco del centrosinistra e, in particolare del Pd. Sono ore, quelle di questo sabato di incontri e telefonate che si susseguono, all’interno dei due campi del Pd (i “tambelliniani” e i “renziani”) e fra l’una e l’altra sponda, con la mediazione del commissario Stefano Bruzzesi. Sul piatto le richieste che sono state fatte al sindaco Alessandro Tambellini per ottenere l’appoggio unitario del partito. A partire da quelle sulla composizione delle liste (e dell’eventuale giunta), che dovrebbe non solo tener dei pesi delle varie anime del partito, ma anche di altri fattori: come l’impegno mostrato dai vari esponenti dell’amministrazione nella campagna a favore del “Sì” al referendum costituzionale del 2014 (poi vinto dal “No”). In sostanza, potrebbe essere “a rischio” chi non si è schierato apertamente per l’ok alla riforma Renzi-Boschi, per non parlare di chi si è detto apertamente contrario.
Ma ci sono anche altre questioni in ballo. Come assicurazioni su nomine e responsabilità che spettano alle amministrazioni comunali, a partire da quelle sulle partecipate. Caselle chiave, visto che - solo per fare un esempio - la prossima amministrazione sarà quella che dovrà sciogliere il nodo del futuro di Gesam.
Le pedine - e i giocatori - sono in movimento. Si parla, in questi ultimi giorni, di un rinnovato (casomai fosse mai scemato) interesse alla partita del consigliere regionale ed ex presidente della Provincia Stefano Baccelli. Pronto a mettere in moto la macchina dei suoi sostenitori per richiedere le primarie, nel caso dovesse venir meno l’accordo con Tambellini. La richiesta di consultazioni per individuare il candidato dovrà comunque seguire il regolamento che il commissario Bruzzesi sta redigendo e che dovrebbe essere pronto per martedì prossimo.
Alla finestra, ovviamente, il centrodestra. Che al momento sembra aver sopito le differenze interne e punterebbe su una candidatura “civica”, quella del giornalista Remo Santini. Che, però, ancora non ha sciolto le riserve. E, soprattutto, Forza Italia e alleati vogliono comunque capire quali (e quanti) candidati si troveranno di fronte: se un Tambellini unitario, oppure se il Pd andrà alla frantumazione, portando sulla scheda il sindaco e Baccelli - senza dimenticare il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella, che ormai da tempo ha annunciato di voler correre da solo e fuori dal Pd.
Intanto, a favore di una soluzione unitaria pro Tambellini si schierano i “Giovani democratici” di Lucca: «Crediamo che le primarie quando regolate, siano un'importante strumento di selezione della classe dirigente, esse però non possono e non devono essere utilizzate come strumento per regolare conti o per perseguire una personale affermazione politica, né possono rappresentare un surrogato del dibattito politico. Chiediamo quindi al partito prima ancora di discutere di eventuali primarie o candidature, un dibattito aperto nelle sedi preposte riguardo le politiche portate avanti da questa amministrazione negli ultimi quattro anni, in modo da evidenziare eventuali dubbi o critiche. Da parte nostra ci impegneremo per cercare una convergenza quanto più ampia delle varie anime all'interno del Pd in direzione di una candidatura unitaria, candidatura che vorremmo fosse ancora una volta quella di Alessandro Tambellini. Siamo convinti che non vi sia un candidato più qualificato per guidare la città di Lucca, di chi in quattro anni e mezzo di amministrazione è riuscito a risollevare la città da anni di irresponsabile malgoverno della destra, risanando il bilancio comunale, salvando il sistema delle partecipate e aprendo una nuova prospettiva sul piano della riqualificazione urbana. Si può fare sempre di più e meglio per questo chiediamo al Pd di investire per altri cinque anni nella visione che l'amministrazione Tambellini ha per il futuro di Lucca al fine di continuare a costruire su i progressi già ottenuti. Non possiamo presentarci davanti agli elettori tracciando una riga su quanto di buono è stato fatto, per ricominciare da capo ogni volta».
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