Il presidio
Di Vito: «Manca un piano per l’iperafflusso»
Il medico della Uil boccia la riorganizzazione dell’azienda e propone di creare percorsi accelerati
LUCCA.
I problemi endemici del pronto soccorso del San Luca sono ormai noti: si va dalla carenza di personale (mancano tre medici e un primario), alla mancanza di posti letto. L’azienda sanitaria ha riconosciuto alcune di queste carenze proponendo una piano di riorganizzazione che sindacati e lavoratori hanno mal digerito. Il restyling partirà nei prossimi giorni (intorno a metà gennaio) ma in molti dubitano che possa risolvere i disagi a cui sono sottoposti i cittadini e migliorare le condizioni di lavoro del personale, che fino a oggi ha stretto i denti. Tra gli scettici c’è il dottor Alessandro di Vito, rappresentate della Uil: «Le criticità del pronto soccorso sono legate a pazienti che hanno bisogno di un periodo di osservazione – spiega il dottor Di Vito – In parte riuscivamo a ovviare con la medicina d’urgenza che invece verrà rivista nel piano di riordino presentato dall’azienda. Pertanto credo che la riorganizzazione non risolverà i problemi ma tra un po’ lo scopriremo».
L’altra questione sottolineata da Di Vito riguarda l’assenza di un piano di iperafflusso che tornerebbe utile per far fronte a periodi come questo in cui l’influenza provoca un aumento degli accessi al pronto soccorso: «Lo abbiamo chiesto più volte ma l’azienda non ci ha mai ascoltato – dice il medico – Il piano permetterebbe di avere del personale “a chiamata” da utilizzare in casi di necessità e inoltre dovrebbe prevedere dei percorsi accelerati con le unità operative e con gli ambulatori. Facciamo un esempio: se un paziente deve fare una visita cardiologica o neurologica urgente, ovvero entro 72 ore, e la prenotazione al Cup non permette di rispettare questi tempi a causa delle liste d’attesa, se ne fa carico direttamente l’ambulatorio. Così il cittadino non passa dal pronto soccorso. Il day hospital dell’area medica è aperto fino alle 19: potrebbe essere usato anche per questo genere di casi. Inoltre nei periodi di influenza dovremmo prevede un maggior numero di letti per il post acuto. Posti che potrebbero essere ricavati al Campo di Marte. Ce ne erano stati promessi 48 ma in realtà ne sono stati aperti solo 14. Gli accessi impropri? Prima di dare la colpa ai cittadini dobbiamo guardare in faccia la realtà e ammettere che non siamo ben organizzati. Mi auguro – conclude – che la dottoressa Maielli, nuova responsabile del presidio, pensi a un nuovo modello organizzativo». (g.p.)
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