Il presidio
Grande freddo in casa Pd: più lontano l’ok a Tambellini
Non piace al sindaco uscente il tenativo dei renziani di metterlo “sotto tutela”. Entro martedì sarà pronto il regolamento per le eventuali primarie
LUCCA. Il barometro nel Pd lucchese vira verso il maltempo. Si allontanta - almeno per il momento - lo scioglimento della “questione delle questioni”, la ricandidatura del sindaco uscente Alessandro Tambellini senza passare per il vaglio delle primarie, come richiesto proprio dall’attuale inquilino di palazzo Orsetti. Il vertice di martedì sera a Firenze è stato - come dice uno dei partecipanti - «molto franco, ci siamo confrontati e si sono dette le cose chiaramente». Cioè, anche se non sono “volate le seggiole”, il confronto è stato molto acceso. E di sicuro ha (ri)allonato le posizioni, facendo sfumare quell’accordo che solo pochi giorni fa sembrava a portata di mano. Al punto che c’è chi parla di un 60% di probabilità di una ricandidatura di Tambellini e di un 40% per le primarie.
Al tavolo fiorentino erano presenti fra gli altri, oltre al sindaco, il presidente della Regione Enrico Rossi, l’assessore regionale Marco Remaschi, il consigliere regionale Stefano Baccelli, il senatore Andrea Marcucci e Stefano Bruzzesi, il commissario mandato dal partito regionale dopo le dimissione del segretario comunale Francesco Bambini.
Il nocciolo della questione sta tutta nelle condizioni che sono state sottoposte a Tambellini per ottenere la ricandidatura sotto la bandiera del partito democratico. Quello che, con slogan giornalistico, può essere definito “metodo Rossi”, per richiamare l’accordo che portò alla rielezione del Governatore: niente primarie (anche se nel caso di Rossi fuorono chieste dai civatiani, che però non riuscirono a raccogliere le firme) e “cordone di sicurezza” renziano intorno al sindaco. A cominciare - si fa per dire, visto che è uno dei punti principali - dalla composizione della lista del Pd che gli elettori si troveranno nell’urna. Ma non solo: altre “rassicurazioni” potrebbero essere chieste su aspetti specifici, come la composizione della giunta e la guida delle società partecipate dall’amministrazione comunale.
Una successione di richieste che Tambellini e i tambelliniani definiscono, molto semplicemente «inaccettabile». Così la riunione di martedì sera che i più ottimisti vedevano come quella che avrebbe sancito l’accordo, in realtà si è rivelata come interlocutoria. E come portatrice di altre tensioni. Nel mezzo di questa partita, c’è il commissario Bruzzesi, che ora ha il compito di redigere il regolamento delle primarie che, spiega, «visto il commissariamento ha necessità di essere adeguato». Questo passo dovrebbe essere completato entro il prossimo martedì. Giorni preziosi, quelli a cavallo della Befana e della domenica, per cercare di ricomporre le posizioni in campo. Così non dovesse essere, infatti, da martedì con il regolamento pronto potrebbe partire la raccolta firme per le primarie, con la più che probabile discesa in campo di Stefano Baccelli (che, comunque, ancora non ha sciolto ogni riserva): la data limite, in questo caso, è il 15 gennaio.
Il filo sul quale cammina il Pd, comunque, è sottilissimo. Bruzzesi sta cercando di trasformare un’oggettiva criticità (il fatto che ormai da almeno un paio di anni i renziani siano critici in maniera più o meno aperta con il sindaco) in un punto di forza, scatenando quella “competizione” che dovrebbe portare a inserire nelle liste coloro che - da entrambe le parti - possono portare il maggior numero di consensi.Una partita rischiosa per tutti. Per il sindaco, in prima battuta, che in caso di mancato accordo andrebbe da solo, spaccando il Pd. Ma anche per i vertici regionali del partito, che vedrebbero a rischio sconfitta l’ennismo capoluogo, dopo Grosseto, Arezzo e Livorno. un clima dove crescono anche i sospetti. Come quelli di chi, dalla parte del sindaco, ritiene che sia tutto un gioco a rialzo per arrivare a una rottura, che potrebbe facilitare una “saldatura” fra i renziani del Pd e i moderati del centrodestra.
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