Il Tirreno

Lucca

Snai, sindacato contro Inps «L’azienda non si declassa»

di Nicola Nucci
Snai, sindacato contro Inps «L’azienda non si declassa»

Secondo l’istituto di previdenza non è un’industria ma una società di scommesse Per i lavoratori significa perdere diritti. Braccini (Fiom): andremo per vie legali

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PORCARI. Una corsa ad ostacoli per i lavoratori della Snai. Una vertenza sempre più complicata e con il rischio che l'azienda "perda" la qualifica di industriale finora riconosciuta ed applicata alla società delle scommesse. Un danno incredibile con la conseguenza per i 64 lavoratori dichiarati in esubero alla sede di Porcari di non poter accedere agli ammortizzatori sociali, quindi a contratti di solidarietà e cassa integrazione. Un caso che sta facendo montare la preoccupazione tra i lavoratori e i sindacati pronti a mobilitarsi dopo il parere della direzione generale dell'Inps di Roma con la quale potrebbe anche aprirsi un contenzioso.

La priorità, in questa fase delicata, è l'inquadramento dei lavoratori. La questione, denunciata dai sindacati, è che l'Inps considera i lavoratori della Snai appartenenti al comparto del terziario e non dell'industria. Per i sindacati, anche dopo la fusione Snai-Cogemat, nulla è cambiato. Un nodo che stanno cercando di sciogliere sia i vertici dell'azienda che le parti sociali. Massimo Braccini, segretario regionale della Fiom Cgil, lancia l'allarme dopo l'ennesima bufera, annunciando prossime iniziative sindacali per riconoscere i diritti dei lavoratori. «La presa di posizione della direzione generale Inps di Roma che ritiene l'azienda non industriale è priva di fondamento - attacca Braccini -. La Snai rientra a pieno titolo in un'azienda di comunicazioni, così come riconosciuto dall’Inps di Lucca da oltre un decennio e quindi assoggettata ai versamenti contributivi e inquadramento previdenziale dell'industria».

Secondo i sindacati le attività Snai a seguito della fusione delle società del gruppo «non sono cambiate assolutamente e continuano a svolgere quelle inquadrate nell'industria. Invece, ora che la società è entrata in una fase di crisi, secondo l'Inps non dovrebbero esserci più gli ammortizzatori sociali dopo che sono sempre stati versati e continuano a versare tutti i contributi». Tutto questo, dice Braccini, «sembra di un poema dell'assurdo, una roba inconcepibile. I lavoratori hanno il pieno diritto a vedersi riconoscere gli ammortizzatori sociali quali cassa integrazione e contratti di solidarietà, unica condizione per gestire l' attuale fase di crisi, evitare licenziamenti e far impegnare l'azienda a ricercare soluzione alternative alla riduzione del personale, per definire un piano industriale che includa in prospettiva tutti i lavoratori e non lasci a spasso nessuno» dice il segretario della Fiom. Da una parte la Fiom vuole «capire cosa relazionerà l'Inps di Lucca alla sede centrale visto che non è cambiato nulla e fino ad oggi si è permesso l'inquadramento industriale». In gioco ci sono le garanzie per i lavoratori. «Il problema è estendere gli ammortizzatori sociali alla parte dei lavoratori del gruppo che non li hanno, non toglierli a quelli che spettano loro» chiarisce Braccini. Un vicenda che rischia strascichi giudiziari. «Questa situazione se non risolta rischia di farci trovare di fronte a contenziosi anche legali, non permetteremo che vengano licenziati un centinaio di lavoratori nel gruppo Snai a causa di interpretazioni e di classificazioni peraltro fino ad oggi riconosciute». Non si esclude una nuova fase di lotta sindacale. «Nei prossimi giorni valuteremo la possibilità di proclamare specifiche iniziative sindacali al fine di far riconoscere ai lavoratori ciò che spetta loro».

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