Il Tirreno

Lucca

Tre anni di processo per una fialetta

di Luca Tronchetti
Tre anni di processo per una fialetta

La vicenda di un 39enne accusato di furto di soluzione fisiologica e cotone per un valore di pochi centesimi: è stato assolto

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LUCCA. Tre anni e mezzo sotto processo per essersi impossessato di una fialetta di soluzione fisiologica e di un batuffolo di cotone per un valore di 10 centesimi o poco più e per aver dichiarato di essere un operatore del pronto soccorso anzichè il dipendente di una coop che lavorava in ospedale. Un’odissea giudiziaria con inutili costi notevoli per la collettività e un inutile intasamento per un settore in perenne difficoltà con quello della giustizia. Basti pensare alle spese per le notifiche, agli interrogatori e alle quattro udienze dibattimentali. E dire che sarebbe stato sufficiente il primo interrogatorio per stabilire la non punibilità del soggetto, un dipendente di una cooperativa che lavora per l’Asl e si occupa del trasporto dei malati, che non ha mai cambiato la sua versione dei fatti e che ieri mattina, alla fine dell’odissea giudiziaria, è stato assolto dal furto per la tenuità del fatto e prosciolto dall’accusa di falsa attestazione d’identità per non aver commesso il fatto.

La storia. 5 luglio 2013. Un dipendente della cooperativa Proges - società appaltatrice del servizio di trasporto dei malati all’interno del presidio ospedaliero ex Campo di Marte - entra all’interno dei locali del pronto soccorso. Trentanove anni, originario della Campania ma residente a Lucca da quando era bambino, è in possesso di una tessera badge dell’Asl per entrare senza problemi nei vari reparti. Ha una piccola ferita ad una mano e gli occorre del cotone e della soluzione fisiologica per fermare il sangue. All’interno del locale ci sono tre agenti della polizia penitenziaria che si trovano lì in servizio in attesa della visita di un detenuto. Il dipendente della cooperativa si presenta alle guardie mostrando il badge e sostenendo di essere un operatore del pronto soccorso. Senza specificare, anche per ragioni di tempo visto che andava di fretta, che in realtà era un lavoratore di una cooperativa che faceva servizi per conto dell’Asl. Apre così un cassetto con all’interno dei farmaci e preleva un flaconcino di soluzione fisiologica e del cotone. E sistema i prodotti del valore di qualche centesimo all’interno dello zaino.

L’equivoco. Mentre lui sta uscendo arriva un’infermiera che ha uno scambio di battute con il dipendente della cooperativa per il suo modo disinvolto di prendere quei prodotti. I tre agenti ascoltano la conversazione. E quando il lavoratore esce le chiedono se sia effettivamente un infermiere dell’Asl. Alla risposta negativa scatta la denuncia per false dichiarazioni a pubblico ufficiale sulla propria identità. A cui si aggiunge quella di furto aggravato. Inizia così un’odissea che dura sino a ieri mattina.

Interrogatorio in questura. La denuncia provoca subito un provvedimento nei confronti dell’operatore della cooperativa. Che alla fine accetta di dimettersi e troverà lavoro più avanti come dipendente di un’azienda sanitaria toscana. Intanto è costretto ad affidarsi ad un legale - l’avvocato Carlo Alessandro Vaira - per difendersi dalla doppia accusa. Il legale produce una memoria difensiva. Che non basta visto che, nell’agosto del 2015, il lavoratore viene interrogato in questura. La difesa, che resta identica sino all’assoluzione del giudice, è volta a spiegare un comportamento assolutamente normale. L’equivoco è subito spiegato: la persona non è un dipendente Asl, ma lavora in una cooperativa che svolge mansioni per l’azienda sanitaria. E il furto di quel batuffolo di cotone e della soluzione fisiologica può accumunarsi a quello di un operatore del settore amministrativo che, per prendere un appunto, s’impossessa di un foglio destinato ad essere impiegato per la stesura di un inventario. Oltretutto si tratta di oggetti di nessun valore e che il dipendente della cooperativa avrebbe dovuto acquistare uscendo dall’ospedale, andando in un market o in una farmacia per poi rientrare non potendo ottemperare al servizio predisposto dall’Asl. Una spiegazione che non convince il pm che cita a giudizio il lavoratore.

Quattro udienze. Il processo inizia a maggio 2016 e prosegue con altre tre udienze: una a ottobre e due a dicembre. L’Asl, logicamente vista la risibile entità del furto (se di furto si può parlare), non si costituisce parte civile. La difesa dell’imputato resta identica al primo giorno, insufficiente però per sfuggire al processo. «Meno male che adesso lavora all’Asl, almeno non ci sono più equivoci» dice il giudice durante l’interrogatorio in aula dell’imputato in una delle quattro udienze in cui sfilano i testimoni. Ieri mattina la logica sentenza. «Grazie, avvocato» le uniche parole pronunciate dall’imputato che adesso per medicarsi non usa più cotone o soluzione fisiologica.

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