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Sepolta dopo un mese per mettere in atto tutte le sue volontà
La signora di Torre non voleva essere tumulata di martedì né di venerdì e voleva riposare sopra il feretro del marito
LUCCA. Ha avuto la sua giusta sepoltura la salma della signora Armanda Mazzei, morta a 76 anni il 25 ottobre 2016 all’ospedale San Luca di Lucca e rimasta senza essere tumulata per più di un mese. Il funerale si era svolto due giorni dopo il decesso, il 27 ottobre: le esequie erano state celebrate da don Rodolfo Rossi: anche lui conosceva bene, in vita, la signora Armanda.
Una storia che aveva destato scalpore perché nella frazione di Torre Alta, dove la signora viveva da molti anni, dove tutti si conoscono e tutti conoscevano anche la defunta, che abitava in località Querce. E tutti si domandavano le ragioni di quella sepoltura tardiva: nelle vie e nei luoghi di aggregazione della bellissima frazione collinare non si parlava di altro, si facevano le ipotesi più disparate e in molti si dicevano indignati.
Adesso, a sepoltura avvenuta, sono i parenti della signora Armanda a parlare e spiegare, attraverso il loro legale Tiziana Bertani, i motivi che hanno ritardato il momento della tumulazione: altro non hanno fatto che rispettare per filo e per segno le volontà della defunta, dovendo allo stesso tempo rispettare anche le normative di legge per le procedure necessarie e per questo i tempi si sono allungati.
Alla signora Armanda, che era originaria della Garfagnana e si era trasferita a Torre Alta quando aveva sposato un giovane del luogo, Nilo Giorgi, premevano due cose in modo assoluto: in primo luogo di non essere sepolta né di martedì né di venerdì; in secondo di riposare per l’eternità insieme al marito Nilo, scomparso alcuni anni prima, nella stessa tomba; ma lei voleva che la sua salma fosse collocata sopra quella del consorte. E questo ha comportato che prima la bara con la salma del marito dovesse essere estratta dal loculo nel quale era stata posizionata quando era passato a miglior vita e che successivamente entrambe le bare dovessero essere tumulate in un’altra tomba, secondo le disposizioni lasciate dalla donna.
«Le sorelle e i nipoti della defunta - riporta infatti l’avvocato Bertani - tengono a dire che il ritardo nella tumulazione della parente è stato dovuto alla necessità di rispettarne le ultime volontà. Infatti la signora aveva chiesto da una parte di non essere sepolta né di martedì né di venerdì, dall’altra di essere sepolta in una tomba con il marito, che però avrebbe dovuto essere posizionato nella parte inferiore della stessa. Per rispettare tali volontà i miei assistiti - continua il legale - hanno interessato la Gesam (società comunale competente per i servizi cimiteriali, ndr), cercando di prendere appuntamento con il medico legale, che deve essere presente al momento della estumulazione e della nuova sepoltura del marito, cui è seguita quella della moglie, in un giorno diverso dal martedì e dal venerdì. Pertanto, i ritardi nono sono stati dovuti né al disinteresse dei familiari, né a balzane idee degli stessi, ma unicamente dalla volontà di rispettare i desideri espressi dalla parente», prosegue la spiegazione.
Una spiegazione chiara e limpida, quella dei familiari della signora Armanda, i quali, sempre attraverso il loro avvocato si dichiarano «molto amareggiati dell’accaduto», riferendosi appunto alle ipotesi e alle chiacchiere che circolavano a Torre Alta nei giorni in cui la salma della signora Armanda attendeva, nella cappellina del cimitero, di essere tumulata.
Amareggiati anche perché, continua la comunicazione del legale, «ben volentieri avrebbero dato chiarimenti, seppure non dovuti, ai paesani che avessero loro chiesto spiegazioni del ritardo nella tumulazione, anche considerato il fatto che si tratta di piccole comunità nelle quali tutti si conoscono».
Per tutte queste ragioni i familiari della defunta ritengono che «ci è parso uno strumento del tutto sproporzionato l’articolo comparso sulla vicenda. Ci auguriamo così di averla chiarita».
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