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Lucca

«No al trasferimento a causa del tumore» La rabbia di Roberta

«No al trasferimento a causa del tumore» La rabbia di Roberta

Operatrice socio-sanitaria a Careggi, fa la pendolare da anni con la sua casa a Villa Basilica. E adesso farà causa all’Asl

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UCCA. «Mi hanno distrutto». Non usa giri di parole Roberta Sebastiani, 44 anni, di professione operatrice socio sanitaria al pronto soccorso dell’ospedale di Careggi. Roberta sperava di ottenere il trasferimento all’ospedale di Pistoia, per avvicinarsi a casa sua (abita a Villa Basilica), ma l’Asl Toscana centro le ha detto di no. E pazienza se la donna, malata di tumore e con una operazione recente alle spalle, dovrà continuare a farsi 150 chilometri ogni giorno per andare e tornare dal lavoro. Anzi, è proprio per quel tumore che il trasferimento, desiderato e quasi raggiunto, è improvvisamente sfumato. «Mi hanno distrutto» ripete Roberta Sebastiani, che comunque non si arrende e prepara le carte per una causa di lavoro contro l’Asl Toscana centro.

«Da cinque anni – racconta Roberta – lavoro a Careggi e per me è un grande disagio, vista la distanza da casa. Per questo ho sempre cercato di avvicinarmi. Così, quando nell’ottobre 2015 è stato emesso un bando per mobilità sull’Asl di Pistoia, ho subito partecipato. Mi sarei potuta avvicinare di molto a casa».

Il bando è per otto posti, Roberta si piazza settima. Careggi rilascia il nulla osta e quindi tutto sembra vada a posto. Ma il destino ha in serbo un ostacolo terribile per Roberta: un tumore. Ad aprile 2016 lo scopre, a maggio la operano, poco dopo inizia un ciclo di chemioterapia che si è concluso solo nei giorni scorsi. I primi risultati sono buoni, Roberta torna a sperare, anche nel trasferimento. A settembre sostiene la visita prevista all’unità di Medicina preventiva dell’Asl Toscana Centro e il medico le dà speranza. «Sono risultata – dice lei – comunque idonea anche se temporaneamente e parzialmente con limitazioni. Era chiaro che questo dipendeva dalla mia malattia, ma mi dissero che non ci sarebbero stati problemi, sarebbe bastato destinarmi a mansioni più leggere, almeno all’inizio».

Invece la mazzata arriva il 29 settembre, con una mail dove l’Asl Toscana centro le rifiuta il trasferimento perché le sue limitazioni risultano incompatibili con l’attività lavorativa prevista. A Roberta crolla il mondo addosso. Non solo niente più trasferimento, ma ora anche la prospettiva di continuare la vita di prima con in più il peso della malattia.

Prima la donna prova con i sindacati, poi bussa ad uno studio legale di Pistoia, dove si sta preparando una causa di lavoro. «È vero che sono ammalata – dice ora Roberta – ma il nulla osta me l’avevano dato, la mia idoneità era stata riconosciuta. Perché è cambiato tutto?». L’Asl spiega la sua scelta chiamando in causa proprio le condizioni di salute di Roberta. «Nel giudizio di idoneità - spiegano dagli uffici – formulato a seguito di visite ed esami, prevale sempre la salvaguardia e la tutela della salute del lavoratore. Per quanto riguarda la richiesta di trasferimento della operatrice socio sanitaria la sorveglianza sanitaria preventiva ha evidenziato che il contesto lavorativo di destinazione specifica rilevava un rischio per la sua salute e sicurezza. Pertanto non è stato possibile attuare l'inserimento in tale ambito lavorativo specifico in quanto incompatibile».

Fabio Calamati

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