Il presidio
Caos pronto soccorso, malati inviati a Pescia
Afflussi elevati per l’influenza, i codici gialli e verdi vengono dirottati all’ospedale Cosma e Damiano
LUCCA. Prima che scoppiasse la bomba “stipendi sbagliati”, la riunione di ieri al Campo di Marte tra sindacati e azienda era stata fissata per fare chiarezza sulle sorti del pronto soccorso e sui suoi numerosi problemi. E guarda caso i disagi non sono mancati neppure ieri: la struttura di emergenza del San Luca ha registrato un forte afflusso di cittadini, in parte dovuto all’arrivo dell’influenza che sta mietendo vittime. Attorno alle 19,30 c’erano 37 pazienti in visita e altri 30 in attesa. Numeri elevati che hanno allungato le attese e indotto il personale a dirottare i codici gialli e verdi (quelli meno gravi, per intenderci), all’omologa struttura dell’ospedale di Pescia.
Si tratta dell’ennesima conferma che il pronto soccorso, così com’è strutturato e con la carenza di personale che lo affligge (mancano tre medici e il primario), non funziona. La questione è sul tavolo da mesi, ma nonostante le “paginate” e le continue lamentele degli utenti, non si riesce a trovare una soluzione. Il piano di riorganizzazione presentato a inizio novembre dal direttore sanitario Mauro Maccari non ha convinto i sindacati. Tant’è che i rappresentati dei medici hanno disertato l’incontro di ieri in segno di protesta. Erano presenti, invece, i rappresentanti dei lavoratori del comparto che però non ne hanno ricavato notizie positive. Il confronto è durato appena 5 minuti: l’azienda ha confermato di voler andare avanti sul progetto proposto (smontare l’Emergenza urgenza, mantenendo solo 4 letti di sub-intensiva nell’Obi; creare di una discharge room per le dimissioni, ecc). Una proposta che ora è ufficiale, dato che ci sono le firme dei responsabili dell’azienda.
Le controproposte presentata dai sindacati, con una lettera inviata ai vertici dell’Asl lo scorso 6 dicembre, non sono state oggetto di alcuna considerazione. “Prendere o lasciare”: questo, in pratica, il messaggio lanciato dall’azienda ai sindacati, che ora si riuniranno per decidere se piegarsi o proclamare lo stato di agitazione. Certo è che a fare le spese di questa situazione sono i cittadini, che come si è visto anche ieri usufruiscono di un servizio inadeguato. In tutto questo caos una domanda sorge spontanea: possibile che la politica locale non debba far sentire la sua voce su una vicenda che interessa così da vicino i cittadini e la loro salute? (g.p.)
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