Il presidio
Accusato di molestare la nipote Il gup ha deciso: sarà processato
Il reato sarebbe stato reiterato per mesi, finché la ragazzina ha raccontato tutto alla madre L’imputato è un 46enne. A suo carico i messaggi sui social e le dichiarazioni della vittima
LUCCA. È accusato di aver abusato della nipote di quindici anni, ora dovrà affrontare il processo per violenza sessuale aggravata. Il gup del tribunale cittadino, Giuseppe Pezzuti, accogliendo le richieste della procura, nei giorni scorsi, ha disposto il rinvio a giudizio per l'uomo che per alcuni mesi avrebbe abusato sessualmente di sua nipote.
L'imputato, un 46enne della Lucchesia di cui non facciamo il nome per tutelare l’identità della vittima, è stato rinviato a giudizio sulla base delle dichiarazioni della ragazzina in sede di incidente probatorio, e di altre risultante investigative svolte nei mesi scorsi dagli inquirenti. Alcuni messaggi inviati attraverso i social alla nipote e soprattutto le confessioni della stessa hanno convinto la magistratura inquirente a mandarlo a processo. Secondo l’accusa, circa due anni fa, per un periodo di tempo quantificato in alcuni mesi, l’imputato avrebbe in più occasioni palpeggiato e accarezzato le parti intime della ragazza costringendola a ricambiare tali effusioni di tipo sessuale.
La ragazza, poco più che quindicenne all'epoca dei fatti, dopo alcuni mesi, come spesso accade in casi del genere, aveva iniziato a cambiare atteggiamento a casa. Dopo non poche insistenze la madre riuscì a far parlare la figlia che scoppiando in lacrime tirò fuori quell'incubo personale. Lo zio la molestava da tempo e dopo aver raccontato tutto alla madre si sentì liberata dal peso che la opprimeva. Non è facile parlare di queste cose e le vittime hanno la tendenza a chiudersi dentro il loro mondo fatto di angosce. Dopo aver contattato uno psicologo per le prime cure del caso, la madre denunciò tutto alla polizia che dopo aver avviato le indagini trasmise l'informativa alla magistratura che avviò l'iter giudiziario.
Il gip dispose il divieto di avvicinamento alla ragazza, all’abitazione e a tutti i luoghi di frequentazione abituali. Ma l'incidente probatorio fece emergere tutta la gravità della vicenda.
L'ennesima brutta storia di violenza tra le mura domestiche. La zia della ragazza chiese la separazione e poi il divorzio da quell'uomo che non riconosceva più come quella persona amorevole che l'aveva fatta innamorare. L'intera famiglia si strinse intorno alla ragazza che ora frequenta le superiori e solo il tempo potrà farle superare questo trauma. A gennaio inizierà il processo all'imputato che si svolgerà a porte chiuse come accade sempre in questi casi. L'uomo rischia una condanna pesante e il carcere. Le accuse da cui di dovrà difendere lo zio sono disciplinate dall'articolo 609 del codice penale che nei comma ter e quater prevede l'aggravio della pena con eventuali condanne da 6 a 12 anni di reclusione. All'uomo non è stato concesso il beneficio del giudizio abbreviato e a fine gennaio dovrà affrontare il processo di primo grado di fronte al tribunale cittadino in composizione collegiale.
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