Il Tirreno

Lucca

A11, l’autostrada “colabrodo” invasa dai cinghiali

di Gianni Parrini
Gli operai al lavoro nel tratto di A11 da cui sono entrati i cinghiali
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Gli operai al lavoro nel tratto di A11 da cui sono entrati i cinghiali

Lucca: numerose le falle sui 180 chilometri di recinzione. Operai al lavoro dopo l’incidente di domenica sera

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LUCCA. Quasi 180 chilometri di autostrada, recintati – come direbbe Dante – “in una parte più e meno altrove”. Il blitz di una ventina di cinghiali sull’A11 ha riportato al centro del dibattito la questione dell’impermeabilità del tracciato autostradale e posto alcuni preoccupanti interrogativi: da dove sono entrati gli animali? La “falla” è stata tappata o può capitare ancora? Domande a cui abbiamo provato a dare risposta interpellando Autostrade per l’Italia e polizia stradale. Ma soprattutto facendo un sopralluogo sulle presunte “zone di accesso” utilizzate dai cinghiali, scoprendo buchi nella recinzione, abbattimenti e pezzi di rete mancanti.

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Partiamo dal fatto. Domenica sera, intorno alle 22, una ventina di cinghiali (questo è il numero indicato dagli automobilisti che se li sono trovati davanti) hanno fatto irruzione in autostrada, all’altezza del casello di Lucca est, in direzione Firenze. La prima macchina che se li è trovati davanti è stata la Kia di Vincenzo Scriminaci, che stava tornando nella sua casa di Quarrata assieme alla moglie e alla figlia di pochi mesi. «Venivano contromano – racconta l’uomo – Dieci erano sulla corsia di sorpasso e gli altri sul resto della carreggiata. Ne ho travolti 8, che poi sono stati investiti nuovamente dalle auto che mi seguivano. Il resto del branco è riuscito scappare da una qualche via di fuga». Sul selciato restano le carcasse di nove ungulati (questo dice il referto della Polstrada, mentre Autostrade per l’Italia parla di 6 animali). Per fortuna l’incidente non ha conseguenze gravi: 5-6 le auto danneggiate, ma nessun ferito grave. Un miracolo o quasi. L’apparizione improvvisa di una piccola mandria di cinghiali poteva avere conseguenze ben peggiori.

VIDEO 1. Il caso in sintesi

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Subito è iniziata la caccia al “buco” da cui sono entrati gli animali. Le falle nella rete, come detto, non mancano: basta fare un salto in via di Ronco, la zona più vicina a quella in cui è avvenuto l’incidente. Vi sono terreni privati e capannoni abbandonati che affiancano l’autostrada e versano in totale degrado. In alcuni punti la rete è abbassata, in altri ci sono sterpaglie talmente alte che rendono agevole il suo superamento (la recinzione è alta solo un metro, come prevede il codice della strada). Senza considerare le fosse dei canali di scolo dell’A11, non protette dalle reti: i cinghiali vi si buttano e li attraversano senza problemi. Non è detto, però, che il branco dell’altra sera sia passato da qui.

Perché di falle in questa rete colabrodo ve ne sono anche altre. Nel pomeriggio un lettore attento e curioso ci segnala che gli operai di Autostrade per l’Italia sono al lavoro sui terreni che costeggiano l’A11 tra il passaggio a livello di Cerasomma e il ponte. Siamo lontani più di 5 chilometri dal luogo in cui è avvenuto l’incidente e per di più dall’altro lato della carreggiata. Difficile che il branco sia passato proprio da qui. Perché, dunque, gli operai sono impegnati in quest’area? Semplice, perché qui la rete che dovrebbe proteggere l’autostrada non c’è più. Almeno da qualche mese: precisamente da quando furono abbattute alcune acacie e con esse la recinzione. Ci sono circa 200 metri di terreno con libero accesso all’autostrada. E qui i cinghiali sono di casa.

VIDEO 2. La testimonianza

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Secondo Autostrade per l’Italia la zona di ingresso degli ungulati cinghiali è un’altra ancora. Si trova nei pressi del casello di Lucca ovest. «Dopo un sopralluogo – spiega una nota della società – è stato possibile rinvenire il punto in cui i cinghiali sono entrati nella proprietà Aspi e da questa sul tracciato autostradale. La provenienza è da un terreno confinante, proprietà di terzi. I due cinghiali adulti e di grossa taglia che guidavano il branco hanno completamente abbattuto l'impianto di recinzione, che era presente e in buone condizioni. Il branco una volta superata la rete ha proseguito fino ad arrivare allo svincolo di decelerazione della stazione di Lucca est, direzione Firenze, e da qui gli ungulati sono entrati in carreggiata».

Il problema, dunque, dovrebbe essere risolto ed episodi simili non dovrebbero ripetersi. Questo, almeno, sembra suggerire l’intervento degli operai. Ma Autostrade per l’Italia ci tiene a precisare che nonostante le continue attività di monitoraggio non è semplice controllare metro per metro i circa 180 chilometri dell’A11, tra Firenze e Pisa Nord (82 km per lato, più i raccordi). «Sono tutt'altro che infrequenti – spiega la nota – atti vandalici o abbattimenti più o meno localizzati. A volte sono dovuti alle lavorazioni con mezzi meccanici nei terreni vicini. A volte sono opera degli stessi cinghiali».

IL PRECEDENTE. Cinghiale si rifugia in edicola

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