Il presidio
Omicidio Canozzi, condannato anche l’ultimo assassino
Lucca: sedici anni in abbreviato a Florind Marini, l’albanese estradato dopo la fuga dall’Italia chiede scusa ai familiari della vittima
LUCCA. Sedici anni di reclusione con l’accusa di omicidio aggravato con dolo eventuale ridotta di un terzo della pena per la scelta del rito abbreviato e otto mesi e 400 euro di multa per il furto avvenuto alcuni giorni prima nell’abitazione di un pensionato ammalato che viveva nelle vicinanze di Castagnole di Minucciano. Con la condanna a Florind Marini, 27 anni, l’ultimo degli albanesi ritenuti responsabili dell’omicidio dell’ex poliziotto Ugo Canozzi, 82 anni, trovato morto, legato mani e piedi, sotto le coperte della sua camera da letto a Castagnola di Minucciano, cala il sipario su una dolorosa vicenda che sconvolse la Lucchesia il 15 gennaio del 2013. Autore del delitto una banda di balordi albanesi incastrata dai carabinieri del reparto investigativo che, come accade in questi casi, con un mix d’intuito e buona sorte riuscirono attraverso le celle telefoniche ad incastrare quei «fantasmi» che dopo aver ucciso il pensionato fuggirono con alcuni monili e poche centinaia di euro.
Le scuse ai familiari. Quasi tre ore ad ascoltare a testa bassa la requisitoria del pubblico ministero Enrico Corucci e l’arringa del suo legale Gabriele Terranova di Prato. Poi, quando il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci si alza in piedi per ritirarsi in camera di consiglio per deliberare, Florind Marini chiede di parlare e attraverso l’interprete che gli siede accanto cerca il perdono per l’orrendo crimine: «Mi scuso per il reato commesso con il figlio e i familiari della vittima. Sono venuto in Italia per essere processato e punito per la mia azione». In realtà l’omicida nel nostro Paese non è tornato spontaneamente. Non c’è stato nessun pentimento, nessun tormento interiore che lo abbia spinto a riprendere un aereo e a tornare per costituirsi alle autorità. A farlo rientrare una rogatoria internazionale, con richiesta di estradizione legata all’avviso di conclusione delle indagini per il delitto del poliziotto in pensione, notificatagli nell’istituto di pena albanese dove era rinchiuso per problemi legati agli stupefacenti. Una bugia, l’ultima, che l’imputato poteva risparmiarsi e che ha avuto l’effetto opposto a quello sperato.
La ricostruzione dell’imputato.
Il gup Nerucci ha ritenuto credibile la ricostruzione dei fatti dell’imputato che si è sfilato dalla responsabilità di aver imbavagliato e premuto il cuscino sulla faccia del pensionato provocandone per asfissia il decesso. L’omicida si è limitato a confermare la sua presenza nell’abitazione quella tragica notte e l’aiuto fornito al cugino nel trovare le cinture per legare mani e piedi dell’anziano. Si spiega così la sensibile differenza di pena inflitta rispetto a quella di Lorenc Marini ritenuto il diretto responsabile della tragedia. Florind Marini aveva confessato il crimine nel settembre scorso dopo l’interrogatorio a cui l’aveva sottoposto il sostituto procuratore Enrico Corucci. Ammetteva di essere entrato, assieme al cugino Lorenc Marini, 28 anni, già condannato in primo grado e in Appello a 28 anni di reclusione per l’omicidio, nell’abitazione del pensionato. Lui era da poco in Italia e non conosceva nemmeno la lingua. Convinto da Lorenc e dall’altro albanese Besnik Metushi, 26 anni, il palo della banda - rimasto fuori in macchina all’interno di un parcheggio e condannato in primo grado e in Appello a 11 anni di reclusione per la partecipazione al furto trasformatosi in rapina - aveva partecipato al raid notturno certo che all’interno non ci fosse l’ex poliziotto perché la sua Panda non era parcheggiata sotto casa.
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