Il presidio
Il figlio: «Non potrò perdonarli»
Per Candido Canozzi suo padre poteva essere salvato se avessero dato l’allarme
LUCCA. «Il perdono? Come posso perdonare certa gente che ha ammazzato mio padre come non si fa neanche con gli animali? Avevano la possibilità di salvarlo. Bastava che, una volta usciti, telefonassero a un’ambulanza o alle forze dell’ordine per avvertire della presenza in quella casa di una persona che stava male». Candido Canozzi, per l’ennesima volta, è seduto accanto alla moglie e al suo legale, avvocato Silvia Cavani, nell’aula dove si tiene l’udienza camerale. E assiste anche alla condanna dell’ultimo degli autori del delitto che gli ha portato via per sempre il padre. Non ha mai reagito con rabbia, non è mai andato fuori le righe di una comprensibile amarezza. Ma dopo le parole pronunciate a mezza bocca e al termine dell’udienza da Florind Marini non trattiene l’indignazione: «Non avranno mai il mio perdono perché di fronte a una scelta senza ritorno come quella che frappone la vita alla morte non hanno avuto un briciolo di pietà per una persona indifesa. Avevano l’opportunità di desistere quando l’hanno visto o di dare l’allarme quando si sono accorti che stava male. Invece lo hanno lasciato lì nudo e legato con uno straccio in bocca. Lettere di scuse io non le ho mai ricevute. E quando l’imputato mi viene a dire che è tornato in Italia per essere processato mente sapendo di mentire. Come puoi credere a una persona del genere».
Niente risarcimento. Tra le pene accessorie - oltre all’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici - c’è anche una provvisionale di 100mila euro a favore della parte civile: «A parte che niente potrà restituirmi mio padre, ma vorrei ricordare che quel risarcimento è solo sulla carta. Già per la condanna agli altri due componenti della gang nella lettura del dispositivo erano stati assegnati a noi familiari centomila euro. Ma quel denaro non lo vedremo mai. Si tratta di nulla facenti privi di reddito e di beni mobili e immobili. Io posso ringraziare soltanto la mia famiglia, il mio legale, il pubblico ministero, i carabinieri che hanno lavorato giorno e notte per dare un volto e un nome agli autori del delitto. Spero soltanto che la sentenza nei confronti di quei tre malviventi venga applicata e si traduca con gli anni di detenzione inflitti al termine dei quali verranno espulsi dal territorio italiano. Non vorrei rivederli fuori da quest’aula perchè non so come potrei reagire».(l.t.)
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