Il presidio
Finge l’estorsione, condannato
Chiede soldi a un immigrato inventando un figlio malato e poi lo denuncia
PORCARI. Una vicenda emersa grazie alla scrupolosa indagine dei carabinieri del reparto investigativo diretti dal maggiore Paolo Floris e che ha visto un ex commerciante accusare un extracomunitario di estosione e finire invece condannato con rito abbreviato per calunnia aggravata e cessione di arma da fuoro. Nei guai è finito Rossano Maionchi, 41 anni, residente a Porcari che il giudice dell’udienza preliminare Riccardo Nerucci ha condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione concedendo i benefici di legge. L’inchiesta, diretta dal sostituto procuratore Piero Capizzoto, inizia verso la metà del 2015 quando Rossano Maionchi va in una caserma dei carabinieri a denunciare un singolare episodio di estorsione. Sostiene di aver ricevuto da un marocchino un prestito di 50 euro per un debito conseguito e che, a quel punto, sarebbe stato vittima di episodi estorsivi: costretto a consegnare nel tempo una cifra di circa ventimila euro. Procura e carabinieri non ci vedono chiaro e iniziano le indagini con l’ausilio anche di mezzi tecnologici. Emerge che l’ex commerciante di un’azienda di infissi si era rivolto all’immigrato chiedendogli 2500 euro per poter curare il figlio ammalato. Il prestito gli era stato concesso e l’ex commerciante l’aveva pure finito di restituire ed estinto quando decide di denuncie l’immigrato per estorsione. Per questo motivo Maionchi finisce per essere indagato per calunnia aggravata: incolpa l’extracomunitario di un reato che sa bene che il marocchino non ha commesso. Lo fa, stando ai carabinieri, per trovare la giustificazione di una serie di ammanchi di denaro sottratto ai genitori, in particolare al padre. In sostanza gli usurai lo avrebbero costretto a prendere i soldi in casa. Una giustificazione che non ha retto sin dal momento in cui i militari hanno iniziato le indagini. Ma c’è dell’altro. Nel corso del tempo avrebbe sottratto altro denaro ai genitori con la complicità di un napoletano, con precedenti per truffa, e la collaborazione di un lucchese. Le loro posizioni verranno vagliate in separata sede. La riprova, per l’accusa, è il furto (non punibile in quanto fatto ai danni di consanguinei) di una pistola Beretta calibro 7,65 in custodia al padre dell’imputato. Rossano Maionchi l’avrebbe sottratta per poi cederla a terze persone in cambio di denaro. E in passato avrebbe cercato di raggirare anche la nonna sostenendo che i soldi che teneva nel cassetto erano fuori corso e andavano cambiati.
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