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L’industria tiene, ma con gran fatica
Cartario e metalmeccanica resistono. Soffre l’edilizia: dal 2008 si è perso un terzo delle aziende e il 40% degli operai
LUCCA. Vittoria del no al referendum e instabilità internazionale. Sono i temi principali che secondo gli industriali lucchesi fanno chiudere il 2016 con troppa incertezza. Nel bilancio di fine anno di Confindustria Toscana Nord, le questioni sul piatto rimangono invariate rispetto al recente passato con un’economia provinciale che fatica a decollare ma che nei momenti più complicati si difende bene grazie anche alla sua profonda diversificazione. «L’economia lucchese – dice la vicepresidente Cristina Galeotti – continua a crescere anche se con tassi più contenuti. La caratteristica è di essere più bravi nelle fasi recessive, mentre quando le cose vanno meglio tardiamo a metterci in moto». Il problema maggiore è legato all’incertezza a livello internazionale: «La nostra industria vive soprattutto di export e soffre in un momento in cui il sistema mondo cresce ma a tassi più bassi e pure la Cina non è più forte come in passato. Si aggiunge l’altalena del prezzo del petrolio mentre gli Stati Uniti sono in una fase di consolidamento degli ultimi anni. A livello nazionale la domanda è ferma da 16 anni e soffrono tutte le aziende che si rivolgono solo al mercato interno. In più la crisi ci ha lasciato in eredità una capacità produttiva non sfruttata fino in fondo, tutto questo in un quadro generale in cui rimangono i i problemi consolidati come il costo dell’energia e dello smaltimento dei rifiuti».
I postumi del referendum.La bocciatura della riforma costituzionale è vista come un’occasione persa di semplificare la struttura amministrativa dello Stato e parte della sua burocrazia. «Dobbiamo semplificare un sistema complicatissimo tutt’altro che competitivo, le aziende hanno bisogno di risposte chiare e di interpretazioni della legge che arrivino in tempi rapidi», dice Galeotti. «Recentemente sono stati presi provvedimenti positivi come il jobs act. Confindustria ha visto tante crisi di governo, e di certo non vanno a cambiare i nostri interlocutori a livello politico. Ora speriamo che la finanziaria confermi gli incentivi per l’edilizia e le ristrutturazioni. Purtroppo il referendum ha dimostrato quando è difficile cambiare».
Cartario. I numeri sono positivi perché, se il calo delle carte grafiche sembra inesorabile, il fatturato complessivo di settore è salito dello 0,4% nei primi nove mesi dell’anno. Sale soprattutto il tissue, mentre l’ondulato è in linea con il 2015, ottima annata. «I problemi sono sempre i soliti - dice Tiziano Pieretti, presidente della sezione carta e cartotecnica – e il primo è il costo dell’energia: c’è un enorme divario con i grossi produttori europei se è vero che noi paghiamo l’energia 140-150 euro a megawatt/ora contro i 48-50 della media europea».
Metalmeccanica. «La produzione industriale – dice il presidente di sezione Massimo Bellandi, di Fapim - dimostra un buon andamento fino a giugno e il segno contrario nell’ultimo trimestre a Lucca rispetto a una crescita a livello nazionale. Ma nell’ultimo trimestre la previsione, anche grazie alla domanda estera, è prevista in crescita sia per produzione sia per ordinativi».
Edilizia. Il presidente di Ance Toscana Nord, Stefano Varia, ricorda che dal 2008 l’edilizia ha visto un calo notevole di imprese e operai. Da allora tra Lucca, Pistoia e Prato ci sono 832 imprese in meno e 4042 operai in meno. Un dato sconfortante, legato al calo degli investimenti che, però nel 2016 si è stoppato fermando la morìa di imprese e di operai. I dati dicono che in quel periodo la nostra provincia ha perso il 30% delle aziende e del 40% degli operai. E gli studi dicono che chi è uscito dal mercato del lavoro sta lavorando al nero a discapito della sopravvivenza delle imprese che vogliono continuare a stare sul mercato. «Come settore stiamo lottando per la sopravvivenza di piccole e medie imprese, penalizzate dall’introduzione del sorteggio per gli inviti a partecipare alle gare sotto il milione di euro».
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