Il Tirreno

Lucca

In cinquecento all’istituto Fermi in attesa della sospirata nomina

di Nadia Davini
In cinquecento all’istituto Fermi in attesa della sospirata nomina

Da giorni i precari si riuniscono nella scuola lucchese per partecipare all’assegnazione delle cattedre Mercuri (Cgil): «La responsabilità è dell’ufficio provinciale che ha pubblicato tardi le graduatorie»

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LUCCA. Nomine, nomine e ancora nomine. Settimana molto serrata per i tanti docenti inseriti nella graduatoria ad esaurimento e in quelle di istituto, in attesa di sapere se otterranno o meno l'incarico annuale in una delle scuole del territorio. Stessa sorte per i dirigenti scolastici, che da lunedì si ritrovano tutti i giorni all'istituto superiore Fermi di Lucca o al nautico Artiglio di Viareggio per assegnare i posti rimasti scoperti: cinquecento in tutto.

Una situazione a tratti inverosimile, se si pensa che solitamente la fase delle nomine dovrebbe esaurirsi entro il primo mese di avvio del nuovo anno scolastico, ma che, al contrario, quest'anno arriverà a conclusione per la fine del primo quadrimestre. Capita così che in circa cinquecento persone facciano mezzanotte nella palestra del Fermi, sperando che il posto venga loro riconfermato e che questo sia un Natale contraddistinto da un minimo di sicurezza lavorativa. C'è chi si organizza con la cena e chi con l'allattamento dei bambini; chi non lascia la sedia fino all'ultima certezza e chi fissa i tabelloni (uno con i nominativi degli insegnanti e l'altro con l'elenco delle scuole) in cerca del proprio nome.

Martedì è toccato alle cattedre umanistico-letterarie, ieri a quelle scientifiche e oggi sarà la volta del sostegno. «Sono inserita nella graduatoria di terza fascia - spiega una ragazza - Ho fatto supplenza da settembre a oggi in un istituto del territorio, in attesa che all'insegnante avente diritto venisse conferito l'incarico. Di solito non si arriva così lunghi con i tempi, proprio per non danneggiare la continuità didattica: a me non è stato riconfermato il posto, quindi significa che a gennaio i ragazzi dovranno cominciare un nuovo percorso con un altro docente, cioè dopo quattro mesi dall'inizio dell'anno. Sono 500 i posti da riassegnare, ma per queste giornate sono state convocate tutte le persone inserite nelle graduatorie: una marea. Dal pomeriggio fino a sera inoltrata in attesa di capire se il proprio nome sia stato assegnato a una qualche scuola oppure no: non credo sia giusto arrivare a questo punto, non credo sia normale trovarsi al 22 di dicembre senza sapere cosa succederà».

Tra palese apprensione e un pizzico di rabbia, c'è anche chi prova a fare un'analisi complessiva della situazione. «Purtroppo ci troviamo tutti coinvolti - racconta una professoressa - in un meccanismo perverso per cui chi ha fatto ricorso è stato inserito in graduatoria con una sorta di precedenza rispetto a chi si è mosso tardi con le ordinanze, forte dei propri punteggi di partenza. E questo alla fine apre la strada a un sentimento molto triste, eppure tanto presente: una sorta di guerra tra poveri che non ci porta da nessuna parte».

I dirigenti scolastici e i sindacati si sono attivati per chiudere la fase delle nomine entro oggi, cioè venerdì 23 dicembre. Questo, come spiegano dal sindacato, per fare in modo che gli assegnatari del posto non perdano giorni di lavoro sullo stipendio. «Il problema - conclude Antonio Mercuri della Flc -Cgil - è dato dall'ufficio scolastico provinciale, che ha deciso di pubblicare la graduatoria definitiva (quella da cui vengano elaborate anche le graduatorie singole di ogni scuola) solo pochi giorni fa. Ecco perché era impossibile procedere prima con le nomine. I dirigenti stanno facendo miracoli per arrivare a conclusione entro oggi; stessa cosa per le segreterie scolastiche, che stanno incrociando i nominativi delle diverse graduatorie per permettere agli insegnanti di scegliere con cognizione di causa e in modo trasparente. Resta comunque aperto il problema delle nomine già assegnate a settembre da parte dell'ufficio scolastico provinciale: secondo noi andrebbero revocate, proprio per ripartire su basi di uguaglianza e legalità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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