Il Tirreno

Lucca

Dopo la batosta delle urne il Pd si divide sul sindaco

di Barbara Antoni
Dopo la batosta delle urne il Pd si divide sul sindaco

I sostenitori di Tambellini: «È lui l’unico in grado di tenere unito il partito» Baccelli: «Accetti le primarie, non si deve avere paura della democrazia»

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LUCCA. Disorientamento, come quando - dopo uno scossone forte - c’è bisogno di fermarsi a riflettere prima di ripartire per una corsa importante. La sconfittà del sì al quesito referendario sulla riforma costituzionale ha determinato un’iniziale impasse di questo tipo nel Pd lucchese, dove il 4 dicembre era una scadenza attesa oltre che per l’esito del referendum anche per dare il via - l’indomani - alle grandi manovre in vista delle amministrative 2017. Adesso, la vittoria del no rimetterà in gioco persone e candidature? sarà l’anticamera di una resa dei conti all’interno del partito? farà scatenare rancori sopiti nei confronti degli esponenti Pd che hanno propeso per il no? Alessandro Tambellini si candiderà con o senza Pd? e Stefano Baccelli scenderà alfine in campo?

Il clima è di calma apparente, ma i fuochi sotto la cenere ci sono eccome. Ciascuna “fazione” è a suo dire è serena e tranquilla, ma relativamente alla propria posizione.

Ai renziani ad esempio non è piaciuta davvero la “soluzione” Tambellini di votare sì seguendo l’input della maggioranza Pd e di “tollerare” che la sua giunta fosse divisa, con gli assessori Antonio Sichi ed Enrico Cecchetti si sono palesemente schierati per il no e come loro una parte dei capigruppo di maggioranza (Francesco Battistini del Pd, Claudio Cantini di Lucca civica).

Nell’entourage di Tambellini invece, il giorno dopo il referendum è stato vissuto come il momento della ripartenza, con l’idea che il centrosinistra debba stare unito intorno al sindaco in carica il quale si è dimostrato, a livello locale - è questa la tesi -, l’unico che ha saputo tenere insieme tutte le diverse anime del suo partito e della sua maggioranza. E pur continuando a confermare che l’attuale sindaco di sicuro si candiderà ma di certo non parteciperà a primarie del Pd, ci si aspetta che comunque il partito non possa che indicare lui come candidato alle amministrative 2017. Se le primarie comunque si facessero, senza Tambellini e invece fra gli unici due possibili candidati in ballo in questo momento (il presidente del consiglio comunale Matteo Garzella che le chiede in pratica tutti i giorni e Stefano Baccelli se decidesse di candidarsi) quale interesse avrebbe lo scontato vincitore fra i due (Baccelli) a scontrarsi a viso aperto alle elezioni con Tambellini?

Interpellato su una sua possibile uscita allo scoperto quale candidato sindaco del Pd, Baccelli prende tempo. «C’è da vedere come si evolve la situazione del Pd nazionale - spiega -. È ipotizzabile che le decisioni che si prenderanno influiranno anche a livello regionale e provinciale, compreso il capoluogo Lucca. Bisogna capire il quadro - aggiunge Baccelli -. Non posso oggi negare la batosta e la sconfitta. Abbiamo perso. Anche se il dato su Lucca è più allineato rispetto al dato nazionale. Se prendiamo il risultato delle europee, a Lucca avevamo il 51%. È vero che nel risultato referendario nel 48,7% conquistato dal sì ci sono anche piccole parti di centrodestra, ma è vero anche che una parte del Pd è andata con il no: ad ogni modo la lettura locale del Pd a Lucca non è negativa, la componente renziana ha sempre potenzialità importanti. Non cambia molto in sostanza fra prima e dopo il referendum».

Per Baccelli i motivi di disappunto sono altri, vedi le «posizioni di liste civiche come quella guidata da Claudio Cantini o dell’assessore Enrico Cecchetti che hanno votato no e che pretendono la ricandidatura di Tambellini senza se e senza ma. L’unità non si impone ma si costruisce col dialogo. Secondo lo statuto del Pd i suoi sindaci uscenti dovranno decidere entro il 16 dicembre se accettare le regole del gioco e fare le primarie. E in questi quasi cinque anni il Pd è l’unica forza che ha sempre sostenuto Tambellini nonostante poco comprensibili sue rotture con Idv e Sel. Non vedo perché quindi si debba avere paura della democrazia». Se ci fossero le primarie Baccelli si candiderebbe? «Questo adesso non lo posso dire», conclude.

L’ulteriore “scenario” è quello disegnato da Patrizio Andreuccetti, segretario territoriale del Pd. È forte, non lo nasconde Andreuccetti, l’amarezza per la sconfitta del sì, in una consultazione referendaria divenuta di fatto «un’elezione politica mascherata, in cui Renzi e la sua area politica da soli hanno raggiunto il 40% dei voti. Credo che a questo punto l’area riformista del Pd debba rimboccarsi le maniche e riprendersi i propri progetti. A Lucca - sottolinea scendendo sul piano locale - dobbiamo proseguire tenendo conto dei vari fattori all’interno del Pd. Dovremo fare una discussione interna: convocherò un’assemblea del direttivo la prossima settimana».

Quanto alla designazione del candidato e delle primarie, Andreuccetti dichiara che «non cambia nulla. Il Pd deve fare le sue valutazioni e decidere dove andare. Dobbiamo in primo luogo - sottolinea - risolvere la questione del Pd comunale (che manca di un segretario dalla fine di ottobre, quando si è dimesso dalla carica Francesco Bambini, ndr) in tempi stretti e poi prevedere il percorso successivo. Stiamo già lavorando per risolvere la situazione». Sulla questione più stretta di sindaco e primare Andreuccetti ritiene che ogni ipotesi al momento sia «prematura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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