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Riportato in vita in mezzo alla via
Anziano accusa un malore, una giovane volontaria a passeggio lo salva con il massaggio cardiaco
LUCCA. Tutti possiamo far battere un cuore. Ma in pochi sanno farlo pulsare di nuovo, ridando vita a una speranza che sembra perduta. Linda può farlo, sa farlo. E non solo e non tanto perché ha l’attestato da soccorritrice e l’abilitazione all’uso del defibrillatore. Può farlo perché nel cuore del prossimo riconosce il suo, grande, aperto, ben oltre l’ostacolo. Ieri mattina a Livorno Linda Iermanò, 25 anni, ha salvato la vita a un anziano di 74 anni, Pierluigi Manetti, nato a Lucca e residente nella città labronica.
Sono le 10,30. L’anziano sta camminando in via del Cardinale. La ragazza invece è con sua suocera a fare un giro in centro. A un tratto il 76enne si sente male. Alcuni passanti lo vedono toccarsi il petto, poi accasciarsi e scivolare a terra, svenuto sulla cancellata di un cantiere. Un grave malore cardiaco. Una donna lo vede ed esclama spaventata: «È morto». Ma Linda non si arrende e indossa, metaforicamente, la divisa da volontaria della Svs, che veste ormai da 7 anni.
«Mi sono chinata su di lui: non si muoveva, ma rantolava - racconta la 25enne - e così ho capito che ce la poteva fare. Ho iniziato subito il massaggio cardiaco e l’ho portato avanti per 15-20 minuti, ininterrottamente. Nel frattempo ho chiesto al vigile di dare l’allarme al 118 e di raccomandarsi, con la squadra di soccorso, di portare anche un defibrillatore».
Linda non si perde d’animo e continua massaggiare fino all’arrivo dell’ambulanza della Svs. È pronto anche il defibrillatore, ma non serve. Ecco il miracolo: il battito riprende. E la gioia esplode negli occhi della giovane volontaria, che non riesce a contenere un pianto liberatorio. Manetti viene portato in ospedale, dove riprende conoscenza. «Mi hanno raccontato che quando ha aperto gli occhi era spaesato e che avrebbe esclamato: “Dove sono?”».
Linda lavora come operatrice sociosanitaria mentre studia per diventare assistente sociale. In più, fa la volontaria alla Svs dal 2009, all’epoca aveva 18 anni. «È stata una sfida con me stessa - dice con l’entusiasmo nella voce - ho sempre pensato che se qualcuno si fosse sentito male davanti a me, avrei voluto fare qualcosa di utile, senza andare nel panico. Il primo morto è stato traumatico, ho pianto tanto. Poi sono diventata più forte e oggi mi sento una persona diversa. Aiutare gli altri non ha prezzo».
Lara Loreti
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