Il Tirreno

Lucca

Dopo il terremoto la comunità di Marlia ritrova la sua Pieve

di Rossella Lucchesi
Dopo il terremoto la comunità di Marlia ritrova la sua Pieve

Dopo quasi quattro anni di lavori e oltre un milione di spesa completata la prima parte delle opere di recupero

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CAPANNORI. Erano le 15,48 del 25 gennaio 2013 quando una scossa di terremoto di magnitudo 4.8 danneggiò gravemente la chiesa parrocchiale di Marlia, intitolata a Santa Maria Assunta e San Giovanni Evangelista. Sono trascorsi quasi quattro anni e, finalmente, domenica 11 dicembre la comunità marliese potrà riappropriarsi della pieve risalente all'epoca medievale. I festeggiamenti inizieranno alle 10,30 sul piazzale della chiesa con l'esibizione della Banda Catalani. Dopo il saluto delle autorità e del vescovo Castellani ci saranno la presentazione dei lavori fatti, la Santa Messa e un buffet per tutti.

In realtà le celebrazioni sono state riattivate dal 13 aprile 2014, dopo il primo lotto di lavori, ma solo nello spazio circoscritto al corridoio centrale, visto che l'edificio era sorretto da impalcature nella quasi totalità del perimetro. È don Agostino Banducci, che dal febbraio 2015 è subentrato a don Fulvio Calloni alla guida della comunità, a illustrare il percorso dei lavori, progettati dagli Studi tecnici di ingegneria Amedeo Romanini e Diego Romanini, e dallo Studio associato di architettura Arki 2.

Un percorso lungo e articolato, iniziato con la dichiarazione di inagibilità della chiesa il giorno successivo al sisma, quando fu deciso di trasferire le celebrazioni liturgiche nella vicina chiesetta di Santa Caterina. «La comunità parrocchiale insieme al mio predecessore si attivarono immediatamente – spiega don Banducci – era troppo importante in possesso di quello che per secoli era stato il punto di riferimento dei fedeli». Nacque così il gruppo di coordinamento "Rientriamo in chiesa", che in questi anni tanto si è speso a supporto dei lavori di restauro e di risanamento conservativo, curati dall'ingegner Tiziano Suffredini, affidati all'impresa edile Francesconi e costati 1.162.000 euro più Iva.

«Per fortuna siamo riusciti a reperire i fondi necessari per il primo step – prosegue don Banducci – ma ne servirebbero altrettanti per terminare definitivamente i lavori e di questi tempi non è così facile riuscire a reperirli, ma intanto siamo felici del traguardo raggiunto, grazie al sostegno di tante realtà locali. Come la fondazione Cassa di Risparmio che ha contribuito con un finanziamento annuale di 150mila euro per gli anni 2015-16-17, la Conferenza Episcopale si è impegnata per 300mila euro e poco meno è arrivato da aziende e privati cittadini».

Opere strutturali che hanno comportato il rifacimento del tetto, la sabbiatura e il consolidamento delle volte e la conseguente ricopertura con travi e travicelli lamellari, quindi la messa in sicurezza della cupola e della navata centrale. Sono state inoltre eseguite una serie di prove di carico e analisi non distruttive e si è provveduto al restauro dei dipinti sulla volta della navata centrale e sulle pareti circostanti. Il primo passo è dunque compiuto e adesso la comunità potrà finalmente assistere alle celebrazioni in un ambiente sicuro. In attesa di veder rimuovere gli ultimi ponteggi. Cosa che, risorse permettendo, potrebbe avvenire tra circa un anno.

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