Il presidio
La lettera dell’operaio «Parole di sofferenza e pentimento»
LUCCA. «Sofferenza e pentimento». Sono questi i sentimenti prevalenti nella lettera che Massimo Donatini ha voluto consegnare al giudice prima della lettura della sentenza. Questo almeno raccontano i...
LUCCA. «Sofferenza e pentimento». Sono questi i sentimenti prevalenti nella lettera che Massimo Donatini ha voluto consegnare al giudice prima della lettura della sentenza. Questo almeno raccontano i suoi avvocati Fabrizio Ungaretti e Ornella Da Tofori. Una pagina di riflessioni che il 43enne caldaista ha chiesto che fosse messa agli atti ma senza che venisse resa pubblica. Una esternazione di quello che ha vissuto nei mesi trascorsi in carcere dal quel 7 aprile, giorno in cui esplose 13 colpi di pistola contro il suo caporeparto Francesco Sodini, 53 anni.
Non ci sono fatti relativi all’evento o scuse pubbliche rivolte alla vittima e ai suoi familiari. Più che altro è il racconto di un percorso interiore, una confessione intima in cui emergono soprattutto il dolore, la sofferenza e il pentimento. Sentimenti che trasparivano anche dal volto di Donatini, condotto in aula dalle guardie penitenziarie. È apparso provato e non ha voluto rilasciare dichiarazioni spontanee. A un certo punto, durante l’udienza, ha chiesto agli avvocati di essere condotto fuori come se non sopportasse quell’atmosfera di attesa sospesa. Poi si è ripreso ed è rimasto in aula. Alla lettura della sentenza è rimasto impassibile. Torna nella sua cella del carcere di San Giorgio, ma non è escluso che in futuro possa essere trasferito. Donatini, infatti, ha sempre espresso la volontà di lavorare e rendersi utile. Ma al carcere San Giorgio non si tengono attività di questo tipo per i detenuti, come invece accade in altre prigioni, ad esempio quella di Massa.
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