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Lucca

I familiari della vittima: pena troppo lieve

I familiari della vittima: pena troppo lieve

Moglie, figli e parenti rompono il silenzio per manifestare il loro malcontento: «Francesco era una bella persona»

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LUCCA. Da quel tragico 7 aprile del 2015 sono rimasti chiusi nel loro dolore e nel silenzio. Un silenzio che i familiari di Francesco Sodini, caporeparto ucciso a colpi di pistola, hanno deciso di rompere dopo aver ascoltato la lettura della condanna a 13 anni e 4 mesi nei confronti di Massimo Donatini. Una pena ritenuta troppo lieve per un delitto tanto efferato, che li ha privati di un padre, di un marito e di un fratello stimato e conosciuto da molti. «La famiglia Sodini – si legge nella nota diffusa nel pomeriggio dall’avvocato Francesco Lastrucci – in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza emessa dal gup, non può non manifestare la propria delusione per la irrogazione di una pena che appare manifestamente bassa alla luce della "oggettiva indiscutibile sproporzionata gravità del fatto che è stato commesso dal Donatini con freddezza, spietatamente, dopo una accurata e lucida preparazione" (il virgolettato è riportato nell’ordinanza del gip)».

Alla fine di un processo che per loro è stato un calvario, moglie, figli e familiari di Sodini intendono rompere il religioso silenzio mantenuto sino ad oggi: «Il processo penale è un processo sull'umanità, su fatti dell'uomo che coinvolgono il protagonista negativo - che è l'imputato - ed altri soggetti, in primis la persona offesa – si legge nella nota – In un processo per omicidio l'umanità è gravemente ferita perché uno dei soggetti, in questo caso la persona offesa Francesco Sodini, non esiste più in natura, è una umanità distrutta, eliminata dal comportamento dell'imputato Donatini. Alla famiglia di Francesco Sodini non rimane che ricordare la figura del proprio caro lasciando agli altri il giudizio critico sulla proporzionalità tra la gravità del fatto e la pena richiesta ed irrogata».

«Per comunicare e trasmettere il valore della perdita – prosegue l’avvocato Francesco Lastrucci – è doveroso sottolineare, anche a smentire antipatiche insinuazioni ascoltate questa mattina, quanto emerso nel corso delle indagini preliminari allo scopo di evidenziare la considerazione e la stima di cui godeva Francesco Sodini all'interno del luogo di lavoro».

Seguono le dichiarazioni di alcuni colleghi e amici ascoltati dagli inquirenti durante l’inchiesta. Dichiarazioni che sono finite nel fascicolo della procura. «Sodini era una persona per bene che ascoltava i problemi di tutti ed aiutava tutti i suoi colleghi e subalterni rispettando sempre il suo ruolo», raccontava Riccardo Cortopassi. «Era un ragazzo d'oro, un ottimo lavoratore», aggiungeva Piergiorgio Pasquini. «Era una persona alla mano con cui si poteva scherzare e parlare di tutto. Era letteralmente un "pezzo di pane" e non si approfittava del suo ruolo». «Era una pasta d'uomo. Si comportava bene con gli operai», spiegava Gabriele Carmassi. Poi il racconto di Fabio Mazzotti, sindacalista Cgil, che cita un episodio che coinvolse anche Donatini. «Sodini non era una persona che imponeva la sua figura con autorità. Poteva essere considerato uno dei capireparto disponibili a risolvere con il dialogo le problematiche di lavoro che si venivano a creare. In occasione di un riordino interno non ha inteso imporre la sua volontà creando una situazione di scontro ma si è avvalso della disponibilità dei volontari tra cui c'era proprio Massimo Donatini».

«Francesco Sodini – conclude l’avvocato Lastrucci – era, prima di tutto, figlio, fratello, marito, padre, amico: un uomo che negli affetti ha sempre saputo dare il meglio della sua umanità, una umanità affettuosa, generosa, rigorosa, autorevole, dolce, onesta e diligente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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