Il Tirreno

Lucca

Operato a un tumore a 8 mesi, il padre 22 anni dopo: "Io, medico, non sapevo cosa fare"

di Luca Dini
Operato a un tumore a 8 mesi, il padre 22 anni dopo: "Io, medico, non sapevo cosa fare"

Nel 1994 un bambino subisce un intervento importante a Siena. Il papà scrive una commoevente lettera di ringraziamento

4 MINUTI DI LETTURA





CASTELNUOVO. È la storia di un tumore, di un tumore in un bambino di 8 mesi. Ma è una storia a lieto fine. È la storia di un padre che, a 22 anni di distanza, ha deciso di raccontare quei giorni infiniti. Un padre che ha vissuto quella storia dall’ancora più complicato ruolo di medico. Lui è Claudio Bacci, oggi 53enne affermato dottore di famiglia a Castelnuovo, il bambino che oggi bambino non è più è suo figlio Massimiliano, 22 anni per l’appunto.

Una storia che Claudio ha deciso di raccontare ad una trasmissione radiofonica di Radio Due, Pascal: «È stato terapeutico, anche i miei pazienti in primis vogliono essere ascoltati». Una storia che oggi vede Massimiliano lavorare nello studio ambulatorio dove esercita il padre, vede Massimiliano avere la patente, avere la fidanzata, avere una vita tutta sua: «Sta bene, ha acquisito indipendenza e davvero era difficile pensarlo venti anni fa – dice ancora il dottor Bacci – ringrazio il mondo intero per come è andata. Come l’ho vissuta da medico? In quei momenti ero al 98% padre e solo al 2% dottore. Capivo inconsciamente, ma ero ossessivo nei confronti dei medici. Nelle malattie bisogna trovare persone di cui fidarsi, anzi, a cui affidarsi. È il primo passo verso la guarigione». Ed eccolo il racconto che parte da quei giorni di dicembre del 1994. «Da pochi mesi sono medico di famiglia nel paese in cui vivo. È un momento felice c’è Massimiliano, mio figlio, ha sette mesi ed è bellissimo. Nel giro di poche settimane comincia però a diventare irrequieto, spaventato, dorme male, perde l’equilibrio, non riesce a stare seduto, ha scosse muscolari continue e i suoi occhi cominciano a danzare impazziti.

«Un medico non ha la giusta lucidità quando il paziente è parente stretto, figurati un bimbo di pochi mesi, per cui mi affido completamente al reparto di pediatria del mio paese - spiega il dottor Bacci -. La risonanza cerebrale e i primi accertamenti sono nella norma; si decide per un consulto coll’ex primario pediatra dell’ospedale provinciale ed è il primo personaggio carismatico che incontro in questo viaggio. Visita Massimiliano, va a consultare la Bibbia della pediatria e torna con la sua diagnosi: “Per me è una sindrome di Kinsbourne, non ne ho mai viste in vita mia, solo un caso sospetto che poi non fu confermato, ma i sintomi sono quelli”.

Consiglia il trasferimento alla neurologia Pediatrica di Siena, dove viene confermata la diagnosi: malattia rarissima, un unico caso all’anno in Italia, spesso associata alla presenza di un neuroblastoma (tumore) in addome o torace. Ho ancora presente il viaggio in ambulanza per andare a fare l’ecografia dell’addome nell’ospedale dall’altra parte della città, con passaggio da una piazza del Campo ancora vuota al mattino e ora ogni volta che visito Siena o che vedo la trasmissione del Palio in TV non posso non ricordarmi quel frame. L’esame confermava la presenza del tumore in addome. Quella mattina mi hanno pianto i polmoni. siamo trasferiti al Gaslini di Genova, centro di riferimento per l’Italia per la malattia. Incontriamo il secondo personaggio pieno di carisma, il chirurgo che visita Massi, vede i suoi esami e decide per intervenire, anche se difficilmente riuscirà a togliere tutto il tumore perché è in una posizione molto pericolosa per i grossi vasi che ha attorno. Il giorno dell’intervento mi chiedono se voglio andare in sala, ma non ci penso neanche lontanamente: incontro il chirurgo all’uscita dalla sala, mi invita a seguirlo in ascensore e mi dice che come previsto è riuscito a levare solo un pezzo del tumore, il che comunque ci consentirà di fare l’esame istologico e iniziare la chemioterapia più adatta, ma i vasi erano molto vicini e di più non ha potuto fare. Mi salutò però con una delle frasi più belle che ho sentito in vita mia: “Stai tranquillo, il tumore c’è, ma Massimiliano ci crescerà intorno”. Segue il trasferimento nella 4ª medicina del Gaslini, reparto stracolmo di umanità in tutti gli operatori: inizia la chemioterapia ed esegue anche una cura sperimentale per i sintomi neurologici. Il tumore ai controlli successivi si riduce: il mio mantra ad ogni controllo è “‘Tranquillo , ci crescerà attorno”, “Tranquillo , ci crescerà attorno”. Massimiliano cresce con i suoi ritmi, ma recupera pian piano gli spazi perduti, anche grazie al sostegno di validi insegnanti. E il tumore si riduce sempre più, ne rimane solo la cicatrice. Massimiliano oggi ha 22 anni, si è diplomato, lavora, ha la patente e la fidanzata; i suoi occhi non danzano più. A ricordo delle battaglie fuori ha molte cicatrici e dentro di sé il relitto ormai consunto della corazzata nemica intorno a cui è cresciuto».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web