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Braccio di ferro alla Snai e scattano gli scioperi

Braccio di ferro alla Snai e scattano gli scioperi

Ieri la decisione durante l’assemblea dei lavoratori e prime 4 ore di astensione Mercoledì prossimo in programma anche un corteo alla volta del municipio

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PORCARI. Quello che da giorni era nell'aria è stato annunciato ieri dai lavoratori Snai, con la proclamazione di un pacchetto di 24 ore di sciopero da attuarsi fino al 21 novembre, giorno in cui è il confronto nazionale fra azienda e sindacati sul piano di riorganizzazione (che prevede 95 esuberi, di cui 64 a Porcari), con tanto di manifestazione e corteo verso il Comune mercoledì prossimo.

E i dipendenti non hanno perso tempo, incrociando le braccia per le ultime 4 ore del turno già da ieri mattina per la difesa dei loro posti di lavoro e per chiedere le tutele previste dalla legge, come i contratti di solidarietà, che eviterebbero lo scenario più drastico dell licenziamento. Uno stato di agitazione contro la gestione della crisi aziendale da parte della nuova dirigenza che è la conseguenza di una trattativa tornata ad alta tensione e che ora rischia di saltare. Sembra di tornare al maggio scorso quando fu indetto uno sciopero con tanto di corteo di protesta, all’epoca per riaprire un tavolo di trattative e chiedere un piano industriale. Poi a luglio la doccia fredda con decine di esuberi annunciati dal colosso delle scommesse. Da allora è ripreso un braccio di ferro destinato ad andare avanti a oltranza, acuito dal trasferimento della sede legale da Porcari a Milano e dal demansionamento del personale, considerato l'anticamera del licenziamento.

La strada sembra segnata, ma i lavoratori non mollano. Decine ieri fuori dai cancelli in via Boccherini: «Snai non si illuda, non accetteremo di sottometterci alle sue volontà - si legge nel comunicato sindacale delle Rsu e Rsa dopo l'assemblea dei lavoratori – la situazione di crisi che stiamo vivendo può e deve essere risolta con il contributo di tutti, ma non accetteremo licenziamenti. Ci sono strumenti legislativi che possono essere usati per evitare gli esuberi e pretendiamo che vengano usati». I lavoratori puntano il dito contro «l'atteggiamento arrogante della direzione aziendale: quanto durante gli incontri viene smentito con i fatti il giorno dopo». Tra le accuse all'azienda quella di aver cercato di scavalcare il confronto e il rapporto con Rsu e sindacati, pensando di tenere rapporti diretti con i singoli lavoratori, oltre all’essere venuti meno alle rassicurazioni sulla centralità della sede di Porcari.

«Il prossimo passo – continua la nota sindacale – è quello di smontare pezzo per pezzo l'organizzazione del lavoro nella sede di Porcari, dopo avere garantito che non ci sarebbero state azioni unilaterali in attesa di provare a trovare una soluzione condivisa. Con una serie di disposizioni ha praticamente demansionato una quantità importate di dipendenti, preparandosi a trasformarli in esuberi veri e propri prima di intervenire all'interno di una procedura normativa che non è stata ancora aperta».

Una partita complicata è quella dei contratti di solidarietà, proposti dai sindacati come via per garantire un "paracadute" ai lavoratori a rischio. Ma la strada privilegiata dall'azienda, dopo le operazioni di fusione con Cogemat, sembra essere la cassa integrazione.

Nicola Nucci

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