Il presidio
In libertà l’impiegata della prefettura accusata di concussione
Lucca: il giudice dopo quindici giorni revoca la misura restrittiva, ma per il momento la donna non potrà tornare in servizio
LUCCA. Quindici giorni agli arresti domiciliari con l’accusa di concussione. Da ieri mattina Graziella Sironi, 51 anni, di Antraccoli, è tornata in libertà. Il giudice delle indagini preliminari Giuseppe Pezzuti ha revocato la misura restrittiva della libertà personale. Resta però il divieto di tornare in servizio nell’ufficio rapporti con il pubblico della Prefettura che si trova nella sede distaccata di via Vittorio Veneto (ma il divieto è esteso anche agli altri uffici dell’amministrazione statale). Per il giudice quindi non ci sono più elementi ostativi: pericolo di fuga, inquinamento probatorio, reiterazione del reato. La vicenda che ha visto l’impiegata della Prefettura - che vent’anni fa ricopriva incarichi di un certo rilievo - finire ai domiciliari per una presunta mazzetta da 280 euro per gli inquirenti è «cristallizzata». La versione dell’accusa è chiara: la Sironi, ora difesa dall’avvocato Alberta Cagnacci, avrebbe chiesto denaro a una donna di Massarosa in cambio di un suo interessamento per una pratica. L'indagine sulla dipendente della Prefettura andava avanti da tempo e lunedì 17 ottobre, dopo le 19, la donna venne bloccata a Porta San Pietro dopo che era uscita dal bar La Stella Polare con una busta contenente il denaro per far «sparire» una pratica scomoda, in realtà inesistente, che vedeva la donna versiliese soggetta a un provvedimento amministrativo legato al possesso e all'uso di stupefacenti. Una mazzetta che in realtà, sempre stando ai militari, era da 500 euro e il denaro recuperato e sequestrato dagli investigatori era solo la prima tranche. Diversa la versione dell’indagata. Sostiene che la denunciante le aveva chiesto delucidazioni in merito all'iter da seguire per poter tornare in possesso della patente sospesa dopo che era stata trovata positiva all'alcoltest. Quella donna, trovandosi in difficoltà economiche, le aveva chiesto, ottenendolo, il prestito di una somma per pagare la visita medica necessaria e gli altri adempimenti. Qualche settimana dopo si sarebbe rifatta viva chiedendo un nuovo incontro e, stando all'imputata, nella busta c'era il denaro che le era stato restituito. L’indagine dei carabinieri comunque va avanti.
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