Il presidio
«La politica ci indichi un sito per realizzare il termovalorizzatore»
L’ad della Lucart a tutto campo sull’inchiesta della procura e sulle difficoltà del cartario nello smaltimento dei rifiuti
LUCCA. Difende con forza gli oltre sessant'anni di attività della Lucart, le 150 mila tonnellate di carta da macero trattate ogni anno e l'impegno sulla sostenibilità d'impresa e sul recupero degli scarti di lavorazione. Massimo Pasquini, amministratore delegato della Cartiera Lucchese, ha atteso in silenzio un mese e mezzo dall'inizio dell'inchiesta della procura di Firenze sullo smaltimento dei rifiuti. Oggi, dopo un'attenta valutazione, decide che è giunto il momento di far sentire la voce della grande multinazionale fondata nel 1953. E lo fa attraverso un'intervista rilasciata in esclusiva a Il Tirreno dove torna a chiedere con forza alla politica di scegliere un sito idoneo per consentire alle cartiere di realizzare ciò che esiste ed è consolidato da decenni nelle grandi democrazie europee: un termovalorizzatore consortile.
Dottor Pasquini, la procura di Firenze sostiene che dalle prime analisi sarebbe stata confermata la presenza di idrocarburi ben oltre i limiti di legge sia nel pulper che negli scarti industriali delle cartiere.
«Innanzitutto vorrei fare chiarezza su quanto ci viene contestato dall'autorità giudiziaria. Alla Lucart, come anche alle Industrie Cartarie Pieretti, la procura mette in dubbio la presenza di inquinanti nel pulper. Non siamo mai stati coinvolti con il caso dei fanghi riversati in terreni di aziende agricole. Mi prendo la responsabilità di affermare che pulper e fanghi che escono dalle nostre cartiere non sono pericolosi e tantomeno tossici o cancerogeni. Ce lo confermano i nostri tecnici dopo le prime analisi sui campioni prelevati dalla pg. E pure le analisi precedenti in linea con le norme italiane ed europee, i controlli dell'Arpat Toscana che hanno sempre riscontrato la non pericolosità del pulper di cartiera così come le Arpat delle altre regioni. Il parere dei nostri tecnici e dei nostri legali mi consente di fare queste affermazioni. Siamo certi che da questa storia Lucart uscirà pulita al 100% nonostante il danno all'immagine arrecato. Se poi la procura fiorentina ha una diversa interpretazione dei parametri di legge legati alla presenza di idrocarburi e di carbonio organico disciolto (il Doc eluato) ce ne faremo una ragione e saremo pronti a far valere i nostri diritti in tribunale nel corso di un processo».
Capitolo intermediari: buone parte delle sei persone finite ai domiciliari perché ritenute responsabile di traffici illeciti e irregolare smaltimento rifiuti una decina di anni orsono erano incappati nello stesso reato. C'era proprio bisogno di affidare il servizio a quei personaggi decisamente chiacchierati per i loro trascorsi? Quali provvedimenti avete preso nei confronti del responsabile dello stabilimento incaricato nella gestione dei rifiuti?
«Vorrei sgombrare il campo da equivoci. Tra i nostri intermediari non ci sono soltanto la 3F Ecologia e la DC Green. Ce ne sono altri che non sono stati sfiorati dalle inchieste. Per l'aggiudicazione dell'appalto le procedure interne prevedono la congruità delle autorizzazioni del trattamento dei rifiuti. Come Lucart ci accertiamo soltanto che il materiale di scarto vada a confluire in siti autorizzati. La domanda la rivolgo a lei: a distanza di anni se quelle persone hanno ottenuto le autorizzazioni di legge per il servizio di smaltimento, la colpa è dell'azienda che ha affidato il servizio? Non dovrebbe esserci l’ente pubblico che controlla la validità dei permessi e che, prima di concedere autorizzazione, verifica l'idoneità dei soggetti richiedenti? La Lucart, ma anche altre società dello stesso settore, vengono sottoposte a verifiche e check up continui. Ripeto: per noi 3F Ecologia e DC Green avevano le autorizzazioni in regola e non avevano difficoltà a smaltire il materiale di risulta attraverso accordi con le discariche. Per quanto riguarda Paolo Luigi Romanini è un nostro collaboratore fidato da oltre trent'anni e gode della nostra massima fiducia. Proprio in considerazione dell'indagine della magistratura in corso abbiamo ritenuto opportuno delegarlo ad altre attività in ambito aziendale».
Resta comunque aperto il problema dell'incenerimento e delle discariche in loco
«In Francia e in Germania umido e Doc vengono bruciati a basso costo in termovalorizzatori consortili o piede di fabbrica. Inceneritori realizzati con tecnologia ultramoderna che elimina o riduce al minimo i rischi per l'ambiente. In Italia purtroppo siamo indietro anni luce. E di questa arretratezza ne risente inevitabilmente tutto il comparto. Senza far polemica, a fronte di certe mancate decisione, non c’è da stupirsi se poi alcuni imprenditori decidono di lasciare l’Italia e trasferirsi altrove. La politica deve darci risposte che da decenni tende a rinviare. Alla Regione il distretto cartario ha chiesto di individuare un sito idoneo per realizzare una discarica pubblica e costruire un inceneritore pubblico. Le cartiere si farebbero carico di tutti costi mettendo a disposizione tecnologia all'avanguardia. Ad oggi purtroppo non abbiamo ancora avuto risposta».
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